Le pietre, i marmi, le lapidi che pochi ormai degnano anche d’un distratto sguardo sono spesso le mute testimoni di uomini che onorarono con la loro vita e la loro opera la vita di una Communitas. A Collio proprio il municipio offre il suo petto a tre di queste targhe, che come medaglie s’appuntano sui suoi muri, ma che dovrebbero – in una Comunità sana – essere parte del patrimonio civile, esattamente come gli altari e le pale d’altare delle chiese illuminano e nobilitano la forza dei fedeli.
La prima è dedicata proprio a un prete, Giovanni Bruni, «…assiduo cultore delle scienze naturali fondatore di un osservatorio meteorologico», defunto il 4 marzo 1880. Bruni fu un amante della natura, un ecologista ante-litteram. Ma non predicava la vulgata ecologica bensì degnava di considerazione minerali e nuvole attraverso la lente della scienza, cribrando il tutto alla luce della coscienza derivategli dall’essere uomo di Chiesa e cultore del sapere naturalistico al tempo stesso. Fu alpinista, botanico, geologo, meteorologo e in quest’ultima specialità fu uno dei pionieri in Italia: una gloria per Collio, purtroppo dai più dimenticata. Una curiosità: il monte Corna Blacca, scabro sperone litico che si erge sopra Collio, fu chiamata Blacca proprio dal Bruni, in una sorta di ossimoro verbale.
La seconda lapide ci ricorda l’esistenza di un altro sacerdote (curioso su un municipio trovare due tonache degne di scolpiture nel marmo…): Antonio Bianchi, «…di lettere maestro efficacissimo», morto a 55 anni il 6 agosto 1828. Fu uomo di studi umanistici, e ricoprì tra l’altro il prestigioso incarico di segretario dell’Ateneo cittadino. La lapide, si legge, fu posta nel 1881 dal Municipio e da “alcuni amici”.
La terza ricorda Leonida Gerola (1913 – 1973), primo sindaco del secondo dopoguerra nonché medico condotto a Collio per oltre trent’anni, el dutur come si dice da queste parti. Essa fu murata il 22 settembre 1974.
Chi passa dal municipio avrà di certo faccende contingenti importanti da sbrigare, ma in fondo dare un’occhiata alla propria storia non può far male; l’operazione fa “perdere” poco tempo, ma fa guadagnare quel sale con cui la quotidianità acquista sapore e prospettiva.
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