...E’ ora così densa di quei fantasmi l’aria,
che nessuno sa più come evitarli.
Se un giorno mai di limpida ragione ci sorride,
la notte nella trama dei suoi sogni ci chiude.
Un uccello gracchia. Che gracchia? Sciagura.
Persi mattina e sera nelle reti della superstizione
segni, apparizioni, ammonimenti..
E, spauriti, si rimane soli.
La porta cigola e nessuno viene avanti.”
 
J. W. Goethe, Faust
 
 
 
Nella raccolta delle fonti orali una delle parti più ardue e difficoltose consiste appunto nella ricerca di testimonianze relative ad un determinato fatto, sia esso di carattere storico o puramente culturale.
La raccolta di storie e leggende che per secoli hanno costituito il folklore narrativo della nostra gente è solo una delle tante sfaccettature appartenute all’universo di tradizioni popolari che ci permettono di ricostruire le radici del nostro passato.
Purtroppo si parte sempre in ritardo: Il rapido dilagare dei “media” quindi dell’informatica, radio, cinema, televisione e giornali , nel giro di poche decine di anni è riuscito a gettare quasi completamente nell’oblio il patrimonio narrativo della Valle Trompia e non solo.
Alcune leggende risultano ormai estinte anche nella loro struttura fondamentale, insieme alla toponomastica originale di molte località.
Altre storie si sono invece modificate, entrando a far parte di un nuovo genere di folklore detto: “ urbano o metropolitano” all’apparenza del tutto alieno al vecchio mondo contadino, ma con generi, motivi e tecniche narrative molto più consone ai nostri tempi di quanto si possa pensare.
Questo ci ha portato nella spiacevole situazione che, nella stragrande maggioranza dei casi, con il decesso del narratore si verifichi anche la sparizione della leggenda stessa, per mancanza di altri diffusori di folklore in grado di perpetuarne il ricordo.
Ogni comunità, per piccola che fosse, possedeva un repertorio di storie e leggende che venivano narrate attorno ai camini o più spesso nella penombra e nel tepore delle stalle.
  
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Erano oltre che la principale forma di svago nelle sere invernali, anche un veicolo educativo per le generazioni vecchie e nuove in quanto rivestivano una duplice funzione:
A) Riabilitare l’anziano all’interno del tessuto sociale comunitario, affidandogli un Ruolo attivo di narratore e pedagogo, come avviene regolarmente ancora nelle società tribali.
B) Costruire un patrimonio narrativo, una sorta di carta d’identità culturale, nel quale una famiglia, paese, o contrada si potesse identificare. Pertanto, a chiunque si voglia cimentare nella difficile opera di ricerca sul folklore narrativo della Valle Trompia, potrebbe capitare di soffrire di nostalgia e cadere magari in un rimpianto romantico relativo a quei tempi passati dove altri erano i valori che si ponevano sulla bilancia della vita.
Ma non è questo l’intento del nostro lavoro; e il piangersi addosso non è disciplina contemplata da nessun metodo di ricerca folklorica.
 
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Nel 1981 A. Brunvand[1] scriveva che non siamo cosciente del nostro folklore più di quanto lo siamo dell’aria che respiriamo o dell’acqua che beviamo e ognuno di noi è un portatore di folklore, spesso suo malgrado.
Per questa ragione, a prescindere dai tempi, molto ancora si è salvato e nonostante le apparenze il ricercatore dovrebbe ringraziare molte delle realtà di aggregazione sociale e culturale che riuniscono individui a scopo ludico o educativo provenienti da ogni fascia o classe sociale della popolazione, in quanto favoriscono gli incontri e gli scambi in campo folklorico più di quanto si possa immaginare.
Infatti quest’opera molto deve, oltre che ad altre analoghe ricerche affettate da studiosi di ogni livello sui territori di altre regioni o stati ( della quali la bibliografia speriamo risulti sufficientemente esaustiva ), anche all’infaticabile opera di piccoli e sconosciuti gruppi culturali locali, a maestri e studenti di scuole appartenenti a ogni ordine e grado, singoli studiosi che agiscono in nome di un sogno e lo perseguono nell’anonimato, ma soprattutto allo straordinario impegno di alcuni giovani scouts gardonesi che nel 1987 diedero alle stampe un notevole lavoro[2] che ha costituito buona parte del materiale trattato in queste pagine, ed è stato di stimolo per proseguire nella ricerca sul folklore narrativo triumplino.
A tutti costoro va il ringraziamento nostro, in quanto dimostrazione lampante di come fino a quando ci saranno persone disposte ad ascoltare altre persone disposte a raccontare, nulla sarà mai veramente perduto.
G. RAZA
 
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[1] Jan Arnold Brunvand “ Leggende Metropolitane “ Costa & Nolan 1981
[2] “ El casù de la pora storie e leggende della Valtrompia” Noviziato esodo Gruppo scout AGESCI Gardone V.T. 1 Vannini Brescia 1987