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Domér ( Domaro) è il toponimo con il quale viene designata una località posta all’altitudine di 900 slm nella parte Sud Ovest del territorio comunale di Gardone V.T. sulla verticale della saretina valle di Gombio, costituito da un gruppo di case con annessa cappella settecentesca ( Oratorio di Domaro ) ora adibita a deposito di attrezzi agricoli, sovrastate da un modesto rilievo (la Colma ), di. 950 mt.
L’etimologia probabilmente trae origine dal termine “dumus” pruno o cespuglio, che ben rispecchia il carattere boschivo e prativo di tale località.
Ma il toponimo Domaro appare anche sulle carte geologiche nazionali per designare un tipo particolare di formazione rocciosa: il Calcare di Domaro che prende appunto il nome dal primoluogo dove tale presenza geologica venne segnalata.
Ma per parlare di questo è necessario tornare indietro di circa 190 milioni di anni, nel secondo periodo dell’era Mesozoica detto Giurassico ( dal nome della famosa catena montuosa che proprio allora iniziò a formarsi ) nell’epoca de Lias ( termine inglese usato dai cavatori per definire alcuni tipi di calcari duri); inutile rimarcare che a quel tempo il paesaggio era un poco diverso: Mentre sulla terra scorrazzavano i dinosauri, dalle nostre parti tutto era coperto dalle acque di un mare, nel quale oltre ai soliti pesci, vivevano e si riproducevano ammoniti e blemniti, generi primitivi dicefalopodi strettamente imparenti con le nostre seppie e nautili.
Forse ai gardonesi non farà molto piacere apprendere che i precedenti abitanti erano dei molluschi, ma è innegabile che i loro gusci ( che mescolati alle sabbie e ai sedimenti del fondale marino costituiscono il calcare domariano o domeriano), hanno alimentato per generazioni le collezioni di fossili di giovani e vecchi appassionati : almeno fino a quando la zona non è stata dichiarata di particolare interesse geologico e quindi vincolata da precise regolamentazioni e divieti di raccolta; questo non perché ci si è divertiti a fare un dispetto ai poveri locali, ma perché la scoperta di questo tipo di rocce ha conferito al calcare di Domaro un’importanza nazionale e una collocazione precisa nel panorama geologico d’Italia.
Il Domariano o Domeriano è costituito da rocce dure, compatte, marnose, contenenti selci usate come pietre da coti e ricco di ammoniti, le famose ammoniti del monte Domaro.
Chiaramente rocce di questo genere e con caratteristiche simili sono presenti in altre parti dell’Italia settentrionale e dell’Appennino centrale, ma il fatto che per la prima volta siano state trovate nel territorio gardonese, oltre ad avere dato il nome al fenomeno geologico, sicuramente costituisce anche motivo di lustro per il nostro patrimonio ambientale.
Ed è proprio per lo scopo di valorizzare tale ricchezza che le scuole medie gardonesi avevano messo a punto un laboratorio didattico di educazione ambientale denominato: Percorso storico-naturalistico nella zona fossilifera di Domaro, che nell’arco di un triennio si prefiggeva oltre che sensibilizzare gli alunni su un argomento così interessante, anche di raccogliere documentazione su quest’area a scopo di salvaguardia , in modo da valorizzare tale località con la realizzazione di un percorso che ne consenta un migliore accesso per  approfondirne la conoscenza. 
 

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Purtroppo tale progetto è miseramente naufragato per ragioni logistiche e di inaccessibilità della zona interessata.
Anche il recente intervento di restauro effettuato dall’Associazione Nazionale Alpini locale sulle piattaforme di artiglieria del monte Palosso, ha fatto ben sperare anche sulla zona di Domaro, munita anche essa, di tali installazioni risalenti al primo conflitto mondiale, almeno per un recupero dei sentieri e una maggiore visibilità di tale area.
Purtroppo la mancata disponibilità da parte dei privati che possiedono i terreni ad addivenire ad un accordo per i transiti, ha reso remota anche questa possibilità
Per il momento rimane quindi soltanto la speranza che da parte delle Istituzioni culturali (Comune, Provincia, Regione ecc.), si provveda ad un intervento teso a valorizzare l’area in modo adeguato; estraendo il potenziale turistico/ educativo che ora giace nella melma delle ere geologiche e non tutto vada perduto anche per le povere ammoniti, che potrebbero essere chiamate ad una nuova significativa presenza nel panorama storico, ambientale e, perché no, turistico della nostra Provincia.
 
 

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