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Salendo verso Gardone nel punto di incrocio con la strada per Polaveno, al viaggiatore che “ forzatamente “ sosta su quel tratto di provinciale che scavalca il fiume Mella in virtù dell’implacabile semaforo, nelle belle giornate viene istintivo spostare gli occhi verso sinistra e scorgere, per un istante, una fugace scena che subito richiama alla mente luoghi e tempi in cui la vita seguiva ben altri ritmi, forse più a misura di essere vivente e al passo con la natura.
Le secolari arcate del vecchio ponte di Zanano spiccano tra il verde degli alberi e l’azzurro del Mella, in piacevole contrasto con il Guglielmo che dall’alto vigila sul placido scorrere del fiume.
Se pure non sfugge la soavità del panorama ( da Brescia a Marcheno non ve ne sono altri migliori sulla Provinciale ), forse l’automobilista che di fretta accelera verso gardone o che scivola rapidamente in direzione di Sarezzo, ignora che sta sfiorando il sito dove sorgeva un’antica fortezza.
Eppure basta infilarsi, a velocità moderata s’intende, un quella deviazione che attraversa il vecchio ponte per immettersi in quel borgo che ci fa subito intuire come qualcosa non quadri nel solito e monotono panorama di fabbriche, palazzine e centri commerciali e sullo stretto tornante, dopo il parapetto del ponte, viene voglia di abbassare il finestrino e guardarsi intorno, quasi aspettandosi di vedere un carretto sbucare da quegli androni, o sentire suoni e profumi ormai sempre più relegati negli agriturismo a pagamento.

Per chi più fortunato, attraversa quel gruppo di antiche case in bicicletta ( perché il percorso ciclabile provinciale lo attraversa ), non potrà sfuggire lo strano orientamento di quei caseggiati, la foggia di alcune muraglie, angoli o portoni fagocitati dalle moderne ristrutturazioni, che hanno assorbito completamente quello che rimaneva dell’ antico Castello che sorgeva al Ponte di Zanano, in un epoca in cui per vigilare sulla sicurezza dei transiti, ben altro ci voleva che le luci semaforiche tra via Petrarca e Via Seradello.

 

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Il documento più antico che ci parla di tale fortezza è una pergamena rinvenuta nell’archivio comunale di Bovegno e ora conservata presso l’Archivio di stato a Brescia; trattasi di una dichiarazione di ricevuta redatta in caratteri gotici e tardo latino, nella quale la Comunità di Bovegno, nel 1323, versava una somma di:”libre 28 e soldi imperiali 15” per il mantenimento di un certo Conte Zilbardo di Calepio, capitano della Valle Trompia, residente nel castello di Testaforte presso il ponte di Zanano.[1] 

Altre notizie in merito al suddetto castello si possono anche trovare presso l’archivio di Bovegno a cura del Sacerdote P. Voltolino. [2] 
Alcuni autori più recenti scomodano addirittura Leonardo Da Vinci a testimonianza indiretta dell’esistenza di tale castello, ma del presunto viaggio del Da Vinci in Valtrompia si parlerà in un altro capitolo.
 
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Purtroppo di tale edificio, che probabilmente doveva vigilare sulla strada e il relativo ponte che portavano verso Brescia, nonché sui collegamenti che la valle di Gombio rappresentava con il Sebino e il Bergamasco, rimangono solamente deboli tracce; probabilmente questo è dovuto al fatto che esso cadde in disuso intorno al sec. XVI° e sulle sue rovine si fosse costituito l’attuale nucleo abitato di Ponte Zanano.
Possiamo però ritenere che si trattasse di un imponente baluardo, circondato anche da un fossato riempito con le acque deviate dal vicinissimo Mella e ad esso restituite dopo aver percorso un ampio anello.
 
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Questo si suppone in quanto nella località detta “Còla” risulta presente un rilievo artificiale costituito principalmente da terra e detriti, probabilmente derivati dallo scavo del fossato e costituenti l’argine esterno del medesimo.
Le case che oggi sorgono dentro il perimetro dell’antico fossato, probabilmente costruite sui ruderi della fortezza, contengono numerose tracce architettoniche ( muri spessi, sottopassaggi ecc.) che ci testimoniano che doveva trattarsi di una costruzione ampia e ben difesa, dimostrato oltre che dal già citato nome “ Testaforte ( punto forte e ben difeso), anche dalla toponomastica tramandata oralmente, che definiva come “ Castèl “ quella parte dell’abitato. [3] 

In attesa di ulteriori testimonianze che il tempo ( o le eventuali nuove ristrutturazioni ) potrebbero fornirci, ci bastino queste poche righe a farci magari vedere con occhi diversi quel gruppo di casette, di cui fa parte anche una graziosa chiesetta, che spesso troppo in fretta tendiamo ad attraversare al fatidico segnale dell’implacabile sentinella luminosa.
 
 
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Le case seguono la curvatura dell'antico fossato
 
 
 

[1] Archivio di Stato BS “Pergamena di Bovegno” 1323 agosto 30, rotolo 6 n.17
[2] P. Voltolino “ Annali della comunità “ Manoscritto presso l’archivio di Bovegno XVIII sec.
[3] R. Simoni “ Ponte Zanano, appunti per una storia “ Sarezzo La novissima 1969