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Arrivarci non è facile, se poi si ha la presunzione di non chiedere informazioni a nessuno,(come è tipico di chi scrive) si rischia di girare a vuoto per vicoli e stradine erte a mezza via tra la “ Villa”  e la chiesetta di San Rocco al monte, mentre nei pensieri frullano ancora le righe manoscritte appena rilette : “ Avanzi di una rocca de feudatari nel medioevo nella valle di Villa di Cogozzo, che quelle adiacenze conservano ancora il nome di Castello, ora proprietà Bevilacqua Giovanni “ Seguono poi una serie di misure, degne di un geometra : “ Altezza della torre: metri 24. Larghezza di una parte: metri 2. Altra parte di nord: metri 1.
Grossezza del muro: metri 1.
Uscio di ingresso alto metri 2, largo metri 1; finistrelli alti metri 1, larghezza metri 0,50.
Altezza maggiore della rocca: metri 16; lunghezza del piede metri 20.
In tutta la estensione vegetano cespugli”:

Proprio in questo modo lo storico gardonese Marco Cominassi[1] ( 1803-1877 ) ci descrive il castello di Cogozzo e dopo averne esaminato le rovine, le alte muraglie, e aver redatto alcuni veloci schizzi, giungeva alla conclusione che: “questo fabbricato fu nei tempi andati un palazzotto munito di certe opere di difesa, di quelle bicocche nelle quali, qualche secolo fa, risiedevano i prepotenti feudatari”.
 
 

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Anche lo studioso Pietro Dal Ponte ( 1833-1918 ) nel suo schedario manoscritto[2] riprenderà i dati del Cominazzi e le relative misure.
Benché oggi non rimangano che ruderi, il castello di Villa offre ancora una chiave di lettura con il perimetro del cortile chiaramente individuabile e la torre che domina la valletta al cui sbocco si adagia il paese, e quanto rimane non porta certo a pensare alla residenza di un antico signorotto; l’impressione che i resti trasmettono è piuttosto quella di una struttura difensiva, o una piazzaforte destinata a fungere da quartier generale per azioni di difesa o offesa.
Tale fortilizio è pure presente in un dipinto di Eleonora Monti datato 1769, esposto sull’altare della chiesetta di san Rocco al monte di Villa Carcina: infatti tra le figure dei santi Pietro e Rocco, sullo sfondo appare la sagoma del castello, che probabilmente all’epoca dell’esecuzione del dipinto era ancora di aspetto ragguardevole: la torre, benché monca, mostra varie sequenze di strutture murarie chiuse nella cinta, della quale fa parte anche una torretta di avvistamento.
Purtroppo non siamo in grado di comprendere fino in fondo dove la fantasia della pittrice abbia influenzato questa rappresentazione.
Il confronto e l’analisi con gli attuali ruderi, fanno comunque ritenere che le ragioni storiche dell’esistenza della fortezza, vanno ricercate in un epoca assai remota, di gran lunga precedente al periodo di Luigi Avogadro ( XV° secolo ) al quale viene attribuita la paternità della costruzione. Probabilmente trattasi di quello che resta di una più vasta rete di opere difensive e di controllo economico, che in questa porzione di valle risultano di chiara evidenza, legando legittime speranze di difesa e libertà a sicuri punti di riferimento, anche militari, che un castello poteva benissimo rappresentare.
Del resto, anche nel territorio di Pregno il richiamo ad altre strutture fortificate è rimasto nella toponomastica in: Castello e Torsella ( torretta ).
R. Prestini, nel suo bel volume[3] ci ricorda inoltre come nei primi anni ottanta del Novecento, a cura di un gruppo di giovani ricercatori locali, venne intrapresa una campagna di scavo proprio in questo sito; ancora una volta è la Carta Archeologica della Lombardia ( edizioni Panini 1991 )a rivelarci come i saggi di scavo effettuati per l’appunto in quel periodo non portarono a nessun rinvenimento che potesse consentire una precisa collocazione temporale dell’edificio, ma alcune testimonianze dirette raccolte dal sottoscritto in merito[4], hanno evidenziato come si possa collocare una datazione verosimile intorno al 1300.
 
 
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[1] M. Cominassi “ manoscritto” 1859 Biblioteca Queriniana BS
[2] P. Dal Ponte “ Schedario Brescia e Provincia “ manoscritto 1870-1915 scheda Villa Cogozzo.
[3] R. Prestini “ Villa Carcina, dimore nel tempo “ BS Squassina 1990 pag. 14
[4] Intervista a M. Galeri, Villa Carcina 2008