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Anche se la Valtrompia è ricca di testimonianze archeologiche collocabili in un periodo che va dal paleolitico all’alto Medioevo; meno fornita risulta essere la parte alta della nostra valle; ma nonostante il carattere frammentario dei ritrovamenti che caratterizzano questa zona, possiamo comunque inquadrare l’area che da Gardone porta fino A San Colombano come parte di un orizzonte culturale definibile come centro alpino o “ retico “, intesa anche come rielaborazione locale di tali influssi culturali che portò alla formazione di una tradizione prettamente indigena.
l’abitato di Pezzaze ( posizionato a N/O di Lavone e a S/O di Bovegno) risulta iscritto in un’ampia area di notevole interesse archeologico, comprendente anche i comuni di Bovegno e Irma, e forse è il centro archeologicamente più interessante in alta valle, in quanto vi trovano collocazione i siti che hanno fornito materiale più facilmente databile e omogeneo.
Sicuramente fu il più grande centro romano dell’alta valle, forse grazie alla presenza di giacimenti ferriferi ( il cui sfruttamento in età antica è ancora da dimostrare storicamente ), certamente per il prezioso collegamento che il valico di San Zeno offriva a coloro che dovevano scendere in valle Canonica. 
E' probabile che in epoca romana vi fossero frequenti collegamenti con Bovegno, visto che l’area che ci ha restituito maggiori reperti di quel periodo si trova giusto sul confine tra i due comuni ( Valle Cologne ), il che porta ritenere che il nucleo più antico del paese abbia avuto origine proprio in quel luogo generando successivamente gli attuali insediamenti.
Proprio sulla dorsale che sovrasta la valle Cologne, all’altitudine di 1208 metri di quota, sulla verticale Nord dell’abitato di Avano, si trova l’oggetto della nostra ricerca: “ Punta Castèl Vanìl “
Tale eminenza, ricoperta da bosco ceduo, si trova sulla dorsale che dal Monte campione scende verso Lavone, fungendo da spartiacque tra la valle di Avano ( in comune di Pezzaze ) e la valle della Meola ( comune di Bovegno ).
Il termine “ Castèl “ è molto diffuso nella toponomastica locale, spesso indica, non solo l’eventuale presenza di un’antica fortificazione, ma anche un’evidenza orografica o un gruppo di abitazioni che sovrastano una determinata area.
Nel caso del Vanìl, la definizione si riferisce ai ruderi che vi sorgono da tempo immemorabile.
Si tratta di un terrapieno in parte franato, sostenuto da muri a secco e avente nel centro un tumulo alto alcuni metri.

 

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Nonostante la vegetazione ricopra ogni cosa e l’intervento umano abbia smantellato e riutilizzato alcune porzioni di muraglia per l’edificazione di vicini roccoli o cascine, gli imponenti ruderi sopravvissuti possono ancora farci intuire l’approssimativo profilo della costruzione.
Si tratta di un terrapieno ellittico, orientato secondo i punti cardinali del diametro massimo di 20 metri e minimo di 10 metri al quale si può accedere attraverso un sentiero che lo attraversa in direzione Nord Sud, biforcandosi per aggirare il tumulo centrale; tale struttura pur essendo interamente franata nella parte occidentale, possiede ancora una buona porzione del muraglione di sostegno del settore Est, che risulta essere alta in alcuni tratti più di un metro e 50 centimetri.
Una porzione del tumulo centrale appare vistosamente incavata, sul lato ad Est non si sa bene se a causa. di scavi clandestini o di semplice sottrazione di materiale da costruzione, ma l’altezza del tumulo, nella sua parte più alta supera i due metri.
Purtroppo le testimonianze archeologiche ufficiali, ci forniscono vaghi accenni su questo sito; la Carta archeologica della Lombardia ( edizioni Panini 1991 ) alla scheda n. 1255 riferita a Pezzaze, riporta solamente la presenza di strutture murarie attribuibili ad insediamento preistorico; mentre il Catalogo del materiale della collezione Cotelli ( Citato da C, Sabatti in Pezzaze nella storia e nell’ arte Stilgraf 1995 pag. 51 ), riferisce del ritrovamento nel 1978/79 di un chiodo in ferro e un coppo sotto il castello Vanile.
Pur con queste misere testimonianze, basta un rapido sopralluogo sul posto per far intuire, anche al ricercatore più sprovveduto ( categoria alla quale chi scrive appartiene ), che tali resti appartengono senza ombra di dubbio a quella che sul Carso e in Istria si suole definire la “ Civiltà dei Castellieri “.


Ma cosa è un castelliere ?
Innanzitutto bisogna specificare che il termine “ Castelliere “, già usato nel medioevo, non va confuso con il “ Castrum “ romano o il “ Castellum “ medievale. Infatti questi ultimi sono costruzioni fortificate o più costruzioni facenti capo a un castello chiuso dentro le mura.

Il castelliere è invece una grossa cinta difensiva costruita da popolazioni vissute nell’età del bronzo, ( tra il 1900 e il 900 avanti Cristo ).
Per meglio dire; mentre gli antichi greci assediavano Troia e gli egizi costruivano le piramidi, nella nostra valle fioriva la civiltà dei castellieri.
Questi si sviluppavano su superfici variabili, ma generalmente rinchiudevano uno spazio tra i 200 e i 1000 metri quadri.
Poco si conosce delle genti che li edificarono, c’è chi li identifica con i Celti, chi con altre popolazioni che invasero a più riprese la penisola, sono però testimonianza di una civiltà prevalentemente stanziale, basata su un economia agricolo-pastorale.
Certo è il fatto che queste popolazioni scomparvero o vennero completamente assimilate, con l’apparizione dei primi avamposti romani, intorno al 600 a.C.
Dalle ricerche risulta che proprio in quel periodo cessò la frequentazione continuativa e di massa dei castellieri.
Vi erano castellieri di dimensioni ridotte, adibiti a posto di osservazione e difesa e di dimensioni maggiori, che potevano ospitare anche un intero villaggio; il caso di Castèl Vanìl , è probabilmente riferito alla prima tipologia, dimostrata oltre che dalle dimensioni ridotte del complesso, anche dalla posizione strategica che favorisce il contatto visivo sia con gli abitati di Bovegno Castello che di Ludizzo, oltre che con il sottostante abitato di Pezzaze.
Con l’Impero Romano i castellieri vengono abbandonati o al massimo utilizzati come ricovero di animali o cave di materiale edile, e mentre il medioevo porterà la costruzione di altre torri, all’interno dei paesi( Ludizzo Mondaro Bovegno ) piano piano i castellieri si sono amalgamati con il paesaggio, rimanendo appena distinguibili da quella che è la realtà geologica circostante e di Castèl Vanìl ( ma anche di Picastèl a Ivino di Collio) rimase solo un ricordo e una traccia toponomastica sulle mappe.
Finisce così sepolta e ricoperta di vegetazione, una tra le più antiche pagine della storia della nostra valle.

 

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