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Passando per Brozzo di Marcheno in direzione Maniva, sul tornante che precede il ponte che scavalca il Mella per portare a Lodrino, sul lato sinistro possiamo fugacemente scorgere alcuni volti sostenuti da colonne che occhieggiano dietro una recinzione metallica e un vasto cortile ospitante una trattoria con invitante pergolato; la velocità e la fretta non ci consentono di vedere altro che subito il desiderio delle bianche piste o delle soleggiate escursioni ci rilancia verso quelle cime che ammiccano da nord.

Questo accade oggi come già nel 1930, quando Mino Pezzi ci Riferiva: ”Ma il convoglio tramviario tira via dopo la fermatina e sfuggirebbe a colui che scendesse per un’occhiata torno a torno l’attraente costruzione. Accade così che ignorando il viaggiatore la facciata principale esser proprio l’opposta, volta all’antica strada valleriana, egli se ne va, ignorando il lato più suggestivo del palazzo quello che ancora ha conservato il suo immutato aspetto originale……Negletta e offesa la bella casa nasconde il viso come una dama invecchiata.”  [1]
La bella casa di cui il Pezzi parla non è altro che Palazzo Trivellini; da quattrocentesca dimora di famiglia resa ricca dalla nobile arte di lavorazione del ferro fieramente affacciata sulla strada principale della Valle,(che a quei tempi passava proprio in centro all’abitato di Brozzo) a trattoria sui margini della trafficata provinciale che appena la sfiora nella sua porzione meno bella, quella posteriore.
Questo singolare edificio non poteva fare altro che attirare gli sguardi dei “detective” di Valtrompia storica, sempre pronti a scoprire nuove occasioni per recuperare frammenti del nostro passato; dopo Palazzo Avogadro a Zanano è quello che più salta all’occhio passando per la Provinciale ed è parimenti massiccio e imponente nelle sue strutture che spaziano dai motivi lombardo veneti fino al gotico rinascimentale, Gaetano Panazza vi rileva pure un accenno nordico.
La leggenda vuole che la famiglia dei fabbri Trivellini, il cui nome deriverebbe dalle “trivelle” strumenti che loro fabbricavano con particolare maestria, che già dal 1200 operavano a Brozzo, avesse progettato in quel secolo di realizzare un’abitazione tutta di ferro, ma che le venne proibito dagli allora governanti, il ripiego fu quindi un sontuoso e massiccio palazzo affacciato sulla strada principale al quale, le generazioni dei Trivellini fino alla fine del 1700 e poi i successivi proprietari, hanno aggiunto o tolto parti nel corso dei secoli. 
  
Altre famiglie costruirono grandi case a Brozzo, come i Fausti, i Fregoldi e i Foresti, delle quali magari si avrà occasione di parlare più avanti, ma poche come questa , forse per la mole massiccia hanno resistito indenni ai colpi del tempo, della storia e delle armi da fuoco.
Nella casa Trivellini si tenne un convegno per cospirare contro gli odiati Francesi di Gastone di Foix, che nel 1509 tennero sotto scacco Brescia e nel 1797 altri francesi ( quelli di Napoleone ), dopo un accanito combattimento con i nostri, saccheggiarono e incendiarono il paese e questa fu tra le poche case risparmiate dal fuoco.
Degli antichi fasti di casa Trivellini poco rimane purtroppo: le colonne al piano terra in travertino con i capitelli lavorati, i solidi volti, il soffitto a cassettoni in legno del 400 con una fascia dipinta di ornati e faccine.
In una lunetta sotto il portico del lato occidentale si può ancora scorgere un affresco raffigurante la Madonna con il bambino circondata da angeli e santi e due committenti, con ai piedi l’iscrizione: “D. Bona phemina Uxor Faustini Trivellini….1503”.
 
 
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Negli anni 40 dl 900 la signora Rita Fausti ha voluto aggiungere sulla facciata due tondi in marmo bianco databili al secolo XVI, raffiguranti un personaggio maschile e uno femminile e collocati in alto, ai lati del portale che guarda sull’antica via valeriana;[2] seguono alcuni stemmi di famiglie trumpline, come gli Avogadro e naturalmente i Trivellini, il cui stemma sull’architrave del portone murato riporta un ferro di cavallo due trivelle e un altro arnese sormontato da una croce, attributi di quella nobiltà trumplina fieramente guadagnata con il duro lavoro tra maglio incudine e martello.
 
 
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[1] M. Pezzi: La Casa del miracolo in “LA VALTROMPIA 1930 ANNO VII” Brescia Apollonio 1930 pag.107.
[2]C. Sabatti:” Brozzo nella storia “ Comune di Marcheno 1995.