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In una casa di Polaveno nella località Zoadello, appartenente alla famiglia Vinati, durante i lavori di ristrutturazione ci si accorse che una parete suonava vuota, si decise di aprire un foro per controllare e si rinvenne un vecchio armadio a muro che era stato chiuso in passato. Ma la sorpresa fu il ritrovamento all’interno dell’armadio di un bellissima croce d’argento contenente una reliquia. Chi poteva aver nascosto quella croce nel muro ?? 

Lo stupore fu ancora più grande quando si accertò che la reliquia contenuta nell’oggetto era un frammento della croce di Gesù Cristo.

Gli scopritori della Santa croce decisero di donarla alla Parrocchia di Polaveno, dove il parroco si impegnò a portarla in solenne processione il 3 maggio di ogni anno ( il giorno in cui si venera appunto la Santa Croce ) verso la contrada Zoadello in occasione delle rogazioni.
La croce venne collocata nella parrocchiale di Polaveno, in un tabernacolo a muro posto sopra la porta della sagrestia che ancora oggi la custodisce, ma pare che ci fossero stati un paio di tentativi di furto andati a vuoto per cause misteriose:
il primo tentativo sfumò perché i ladri non riuscirono a portare l’oggetto fuori dalla chiesa, nonostante il furto infatti la croce fu trovata inaspettatamente il giorno dopo sull’altare della Madonna.
Nel secondo caso invece pare che la croce fosse stata portata via, ma si racconta che in località Castignidolo, degli uomini che avevano frettolosamente ammucchiato il fieno in covoni in previsione di una pioggia notturna, che in effetti durante la notte si sarebbe manifestata con una violenta tempesta, mentre tornato il sole, si apprestavano nuovamente a distendere il fieno: tra i molti covoni bagnati fradici ne trovarono uno perfettamente asciutto, che decisero di portare direttamente nel fienile. Ma la sorpresa diventò meraviglia allorché, in mezzo al fieno ritrovano quella croce d’argento che spesso in primavera il parroco portava in processione e che era stata trafugata.
 
 
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 Come ci riferisce il Gruppo di storia locale di Polaveno[1] , depositari di questa leggenda oggi sono soprattutto i discendenti della famiglia Vinati, che nel 700, anno in cui si colloca l’origine della storia in questione, era proprietaria di pressoché tutta la contrada Zoaello posta in quell’estremo lembo di terra polavenese sulla via verso il lago di Iseo che confina con la val Gaina di Monticelli Brusati.
 
 


[1] Gruppo di storia locale Polaveno: Supplemento al n. 5 de i Quaderni dell’ Ofilì- aprile 1999 foglio per la scuola media.