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La chiesa medievale di San Filastrio a Travernole sul Mella è senza alcun dubbio uno dei maggiori monumenti della Val Trompia. Ricca di affreschi cinquecenteschi, costituisce un complesso formato dalla chiesa, con a nord la sacrestia di San Domenico e un portico a sud munito di archi con annessa la cappella di San Rocco.
Dominante dall’alto la strada provinciale sopra uno sperone roccioso era ricovero per pellegrini e viandanti come dimostrato dall’ampio porticato appena citato; la quattrocentesca facciata ospita un affresco della Crocifissione tagliato da una finestra aperta nel 1666. Nella contro facciata due affreschi votivi dei quali uno datato 1523 rappresentano Santa Liberata, mentre il presbiterio e la navata ospitano affreschi risalenti alla fine del 1400.[1]
 

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L’attigua sacrestia vide per secoli la riunione del Consiglio Generale dei comuni dell’alta Valle Trompia ed è chiamata anche la:”Cappella Sistina della Valtrompia”, a causa degli stupendi affreschi trecenteschi rappresentati la vita di San Domenico che la decorano quasi interamente, ed è proprio in questo ambiente che troviamo una aspetto singolare e curioso delle abitudini che le antiche genti di valle avevano, non troppo differenti da quelle di adesso.

 

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Tale ambiente consiste in una magnifica sala quadrangolare, tutta affrescata con volto a vela e porta ogivale, gli affreschi sulla vita di San Domenico che la decorano, portano alcune didascalie in calligrafia definita: “ littera bonionensis”risalente al sec XIV e questo ci consente di datare gli affreschi al medesimo periodo, all’altezza di circa 1metro e 20 cm da terra vi è una fascia di iscrizioni graffite che gira per tutte le pareti dell’aula: Sono nomi di defunti, con la data della loro morte, che vanno da un periodo compreso tra i secoli XV e XVII.[2]
 
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Il defunto mons. Guerrini le studiò e ne fece anche una trascrizione. Egli scrive:

“con molta pazienza ho raccolto e trascritto alcune di queste note necrologiche…Ne riporto soltanto alcune tra le più interessanti: M.r Bonomus Zubani obiit ultimo may 1504 - M.r Martinus de Zuchotis obiit 13 iulii 1504 - Mulier Xisti de Saleris obiit de mense februarii 1503 - Ven . Presb. Bartholomeus Galeries obiit die 6 decembris - Ven Vir d. presb. Lialus obiit die 18 septembris 1505.…”[3]
 
 
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Quelle che all’apparenza poteva quindi sembrare un atto di vandalismo perpetuato nei secoli da occasionali Graffitari (come diremmo oggi), sono in realtà una specie di registro di morte lungo trecento anni, registro demografico permanentemente inciso nell’intonaco, che ci consente di risalire alle genealogie degli antichi originari tavernolesi, mediante i loro cognomi: Saleri, Fracassi ecc. ma anche simboli araldici incisi non solo sull’intonaco ma che ancora si ripropongono nell’onomastica locale.
 
 
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[1] AA.VV.: “Tutto di Brescia e provincia” Abaco edizioni 1996.
[2] AA. VV. “ Tavernole ieri e oggi “ Brescia Queriniana 1975
[3] P. Guerrini : “Nella luce di quattro centenari, I: S. Filastrio vescovo di Brescia, in Memorie storiche della Diocesi di Brescia “ pag 174, Brescia 1938