Nella tradizione popolare della Valle Trompia oltre ai generi classici del folklore narrativo, ludico e musicale, vi sono poi gli aneddoti, le barzellette, i proverbi e le massime più o meno lunghe codificate dalla saggezza popolare.
Molti proverbi presentati in questa sezione esprimono la scienza agricola o tentano di prevedere il tempo che farà in base alle manifestazioni degli elementi naturali, altri riprendono a volte i classici proverbi a diffusione nazionale o trattano delle figure retoriche riferite alla caccia alle attività dell’ uomo o ai momenti della storia o dell’esistenza umana.
Su ogni avvenimento della vita quotidiana i proverbi hanno qualche cosa da suggerire: sul modo di amministrare la casa, sul matrimonio, sulle leggi e la giustizia.
Alcuni proverbi più che una vera saggezza, ci dimostrano la prudenza e il desiderio di mantenere le vecchie abitudini, che sono proprie di chi è abituato ad aspettarsi il peggio.
I proverbi che esprimono la paura delle novità sono più frequenti nelle realtà contadine che fra gli altri ceti popolari, un esempio è: Braghé ónte palanche pronte ( Pantaloni sporchi di unto da officina ma soldi disponibili) un chiaro proverbio riferito alla realtà industriale, più legata ad un rapido guadagno portato dal lavoro in fabbrica; mentre :
Ël casèt l’è sant e benedèt ( la cassa è santa e benedetta ) è più vicina alla realtà commerciale.
Il mondo contadino, invece più sensibile ai capricci del tempo e al duro lavoro nei campi ci propone Nè l’inverno nè l’éstàt èl la mangia mìa èl luf ( ne l’inverno ne l’estate, ovvero caldo e freddo, non vengono mangiati dal lupo, ma tornano puntuali in ogni anno anche se in modo irregolare) a perenne monito di quella natura dalla quale, in qualche modo e nonostante tutto, ogni essere vivente dipende.