IL MANOSCRITTO DI BOVEGNO

Il più antico documento conosciuto in dialetto bresciano

 

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Pagine del manoscritto di Bovegno con l'inizio della scrittura rossa

 

Nella primavera del 1980, a Bovegno, frazione Castello, durante i lavori per la ristrutturazione di una casa nel centro storico, sotto la base di una colonna lignea che sosteneva il trave di colmo del tetto fu casualmente rinvenuta una piccola pergamena, polverosa e male conservata; poco lontano, tra il pilastro appena citato e il muro che formava l'imposta dei volti al piano terra
si rinvenne un libretto membranaceo di modeste dimensioni, incompleto nelle pagine.
Tale pergamena, delle dimensioni di 77x223 millimetri, contiene un breve scritto inerente una procura datato 10 maggio 1355. Tale atto venne redatto da Bortolino Benolchini, notaio ben conosciuto e citato in alcune carte del Comune di Bovegno risalenti ad un periodo compreso tra il 1347 e il 1358.
Il fascicoletto invece è relativo a una di quelle composizioni di carattere religioso che vanno sotto il nome generico di laude
Il testo è costituito da due parti, consequenziali, una sorta di breve introduzione di carattere morale, priva di un foglio, quasi una guida del buon cristiano, a questa prima sezione segue una breve invocazione a Dio e alla Madonna e inizia poi la Passio Christi vera e propria con il tradimento di Giuda, il processo davanti a Pilato, la crocifissione e l'agonia .
Una buona parte della composizione, forse la più toccante, è dedicata al lamento della Madonna ai piedi della croce, testo purtroppo interrotto proprio sul lamento di Maria
Lo schema e l'andamento della lauda, seguono canoni ben conosciuti e tipici di queste composizioni. Un elemento interessante è dato dalla lingua, dialettale, con insolite commistioni di vocaboli colti "tradotti" in dialetto, ma sostanzialmente inusuali alla tradizione linguistica locale e parole che invece hanno una maggiore assonanza con il linguaggio valtrumplino.
Così scriveva Luisa Bezzi Martini nel1989[1], più tardi Piera Tomasoni in Rivista italiana di dialettologia[2], individuerà due tipologie differenti di scritti nella pergamena dei quali il più lungo trattasi comunque di una lauda individuata come la traduzione dialettale della Scriptura rubra di Bonvesin de la Riva frate laico dell'ordine degli Umiliati, vissuto a Milano tra il 1240 e il 1313. Tale poemetto, faceva parte di una trilogia, con finalità edificanti, in volgare milanese intitolata: Libro delle tre scritture, ed era composta dalla scrittura rossa (passione di Gesù), scrittura Dorata ( Paradiso) e scrittura nera ( pene infernali).
Questo genere di poemi si prefiggevano di diffondere tra il popolo testi evangelici o liturgici che difficilmente sarebbero stati accessibili a popolazioni in gran parte analfabete.
La scrittura rossa giunse in quegli anni anche a Bovegno, dove si provvide, molto probabilmente a tradurla in lingua locale, oppure in Valtrompia giunse già tradotta in un altra area della zona bresciana.
Il dialetto e la scrittura del trecento sono ovviamente molto diverse dalle attuali, ma se lette attentamente, sono comunque riconoscibili, se non a tutti, almeno ai pochi conoscitori del locale dialetto. Ancora le osservazioni della Tomasoni, ci portano a ritenere che l'origine linguistica di tale scritto sia proprio l'area lombarda orientale e pertanto la provincia di Brescia e molto probabilmente la Valle Trompia[3]; e poiché il più antico documento scritto in dialetto bresciano la "Passio Christi", riscoperta da Giuseppe Bonelli in un codice dei disciplinati, risalente alla fine del 1300 inizio del 1400[4],la traduzione valtrumplina della scrittura rossa, risalente alla prima metà del 1300, può essere considerata la testimonianza più antica che oggi si conosca del dialetto bresciano.
Di seguito riportiamo un estratto del manoscritto bovegnese in lingua originale e con la traduzioni in dialetto attuale e lingua italiana.
 
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Dialetto del 1300

Faremo preg a Deo a Questi cominzament
et a la soa mather ke preg l’omnipotent.
Ke n’des a dir et a far tute l so placiment
Ço ked is la scritura si se conven a dir
De la pasin de Christ a ki ne plas hodir
La qual per nu katif je plase sostegnir
Bene questi paroli de panzer e da stremir
Qui longa fis e dis del pasio del fy de la rayna.
La qual si m’dia gratia et a mi sia vesina
Ke parlo dritament de la pasion divina
St’apreso si me scampo da la infernal pena.
 
  
Dialetto moderno

Ambiaróm con ‘na preghiera a Dio
e a sò madèr che la preghés l’Onipotent
Che nomès a dì e a fa töt dè so gradimènt
E per bontà sua ègnèn a compimènt
Chèl che la dis la Scritüra isé come l’è giöst a dìl
De la pasiù dè Cristo achi che öl sintìl
Pasiù che per notèr pecadùr la servès a soportà
Con rasegnasiù chèste parole dè pianzer e dè dulùr
Ché se parla e se dìs del fiöl de la regina
Che la me daghès grasia e la me staghès visìna
‘Ntat che parle drit dè la pasiù divina
Se scamperó da la pena infernal.
 

Italiano

Cominceremo con una preghiera a Dio
e a sua madre che preghi l’Onnipotente
Che andiamo a dire e a fare tutto a suo gradimento
E che per sua bontà venga a compimento
Ciò che dice la scrittura così come conviene a dire
Sulla passione di cristo a chi piaccia sentirlo
Passione che per noi peccatori serva sopportare
Con rassegnazione queste parole di pianto e di dolore
Qui si parla e si dice della passione del figlio della regina
La quale mi dia grazia e mi stia vicina
Mentre parlo di seguito rettamente della passione divina
Se scamperò dalle pene infernali.
 
 
 
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[1] L. Bezzi Martini" Le pergamene di Bovegno all'archivio di stato di Brescia"in Bovegno di Valletrompia, fonti per una storia Brescia 1985 pp. 93-107.
[2] Piera Tomasoni "Un testimone sconosciuto della scrittura rossa di Bonvesin " in Rivista italiana di dialettologia numero unico anno XIII 1989 p.179.
[3] P. A. Bolognini, S. Del Bono, O. Valetti: "Mayor gremeza il mund no pothevela ancora aver... " La passione di nostro Signore in dialetto trumplino dal manoscritto di Bovegno del secolo XIV, Biblioteca comunale di Gardone V.T. BS Marzo 1996.
[4] Ben più nota è però la Massera da bè componimento in versi di Galeazzo dagli Orzi, segretario di Mariotto Martinengo, pubblicata a Brescia nel 1554, nella quale si descrivono le virtù della brava massaia Flor de Coblat, dove Coblat è la versione arcaica dell'attuale Collebeato.