Un viaggio alla riscoperta delle nostre radici

Pastori, Carbonai contadini armaioli minatori , ma anche angoli di Gardone, Inzino, Magno o scorci di paesaggi alpestri locali, alternati a stagioni nevose o primavere assolate che il tempo ha ormai dimenticato o inglobato nelle moderne vestigia del progresso, tutto questo rivive con serena dolcezza e pacatezza nelle opere del gardonese Beppi Mino, pittore a cui il paese natale ha voluto rendere omaggio con una mostra alla memoria. ( Il colore della memoria ) alla fine del 2008
Le opere sono talmente tante che si è reso necessario approntare ben tre sedi per questa esposizione che ha raccolto solo un’assaggio dell’immenso patrimonio pittorico, prodotto da Mino nei suoi 94 anni di vita.
Nato il 13 Marzo 1913 da Giuseppe Luigi e Teresa Guerini, dal suo matrimonio nel 1937 con Maria Angela Cartella nascerà la figlia Carla (1939). Durante il secondo conflitto mondiale “Beppi” lavorerà all’Arsenale, licenziandosi poi nel 1948 per evitare un trasferimento in altra sede distante da Gardone. Effettua lavori saltuari dedicandosi esclusivamente alla pittura.
Nel 1958 espone con Giuseppe Mozzoni, in una mostra presso il palazzo municipale gardonese; nei decenni seguenti presenta numerose personali nel comune di residenza ma anche in altre città ( Bolzano 1963. Gardone Riviera e Lumezzane 1965, Boario 1967, Vallio 1968/72, Iseo e Sale Marasino 1970 Brescia 1976, Firenze 1996).
Morirà a Soliera (MO), in casa della figlia il 29/giugno 2007.
Fin da bambino manifesta inclinazione per il disegno e la pittura con spiccata versatilità tecnica, apprende i rudimenti dell’arte affreschiva da Andrea Piardi 1889-1970, compie poi la sua formazione a Brescia sotto i fratelli Tita e Giuseppe Mozzoni che svolgono attività presso la cittadina scuola d’arte Moretto.
Ebbe occasione di osservare all’opera altri pittori quali Gaetano Cresseri, Eliodoro Coccoli, Eligio Agriconi, Giuseppe Trainini, Pietro Galanti, dedicandosi allo studio degli artisti rinascimentali ( Savoldo, Romanino, Moretto ) traendone lezioni di disegno efficacia di linguaggio artistico-popolare, luce e atmosfere.
Amico di pittori suoi contemporanei (Giuseppe Bergomi, Augusto Ghelfi, Oscar di Prata, Ottorino Garosio ), manifesta pienamente la sua creatività. La figura umana, l’iconografia sacra, gli scorci più caratteristici degli antichi borghi della Valle Trompia, le figure legate al lavori ed alle attività della tradizione, unite a fiori o paesaggi in tutte le stagioni interpretati come se fossero essi stessi personaggi.
Fin dagli ultimi anni della sua esistenza, ha continuato a lavorare al cavalletto, raccomandando il più grande rispetto per il patrimonio storico e artistico e per ogni traccia del passato che fosse espressione significativa della nostra identità culturale, da tutelare e trasmettere con passione ai giovani.
W. Fantini ( direttore della mostra nel 2008) rievocherà il Mino con le seguenti parole: “ Ci manca questo singolare artista, che con la sua vasta produzione si è fatto testimone fedele del suo tempo e ambasciatore di valori assoluti e maturati nella sua comunità.
Ci mancano la sua affabile semplicità, la sua modestia quasi pudìca, il suo tenace amore per la terra dei padri, il suo umile, disarmato stupore di fronte al meraviglioso spettacolo di una natura incontaminata.
Beppi Mino è stato capace di raccontare la storia con infinita poesia”.