Parlare di Giovanni Tanghetti, classe 1930, in un certo qual senso vuole dire accennare ad un tassello della storia del paese di Bovegno del quale può certamente essere considerato uno dei figli prediletti.
Egli, amico inseparabile della montagna, da sempre è fortemente ancorato a queste “radici” valtrumpline, che continua ad esaltare in modo mirabile con le lodi cromatiche dei suoi dipinti.
Nelle sue opere si scorge una pittura, spontanea e forse, ma solo apparentemente, semplice, che ha il pregio di fare rivivere la freschezza cromatica del paesaggio triumplino e l'atmosfera magica che la montagna sa sprigionare nell'animo di un alpinista quale Giovanni è stato e che ancora oggi con essa intimamente condivide alcuni dei momenti più belli della sua esistenza.
 
Sentimenti d'amore per una natura ispiratrice che il nostro artista, come già detto, fa rivivere con la sua lodevole raffinatezza cromatica, che spesso raggiunge “toni” d'alto livello poetico.
Una pittura, la sua, che pur non scevra degli aspetti di una costante ricerca cromatica e d'impostazione compositiva, rifugge dagli sterili tecnicismi per lasciarsi cullare e “trasportare” lungo quel libero “sentiero” che conduce nell'insondabile campo dei sentimenti e della fantasia interpretativa nella quale raggiunge alti livelli.
 
E' con questo suo veleggiare sull'onda di un sogno poetico intriso da uno smisurato amore verso la natura che, quotidianamente, Giovanni Tanghetti si confronta e dal quale trae la sua migliore vena d'ispirazione e d'interpretazione di una realtà naturalistica che costituisce il punto cardine dell'intera sua produzione pittorica.
 
In essa, si osservano impostazioni paesaggistiche di elevata armonia, raffinatezza ed eleganza, nelle quali a predominare è la magistrale abilità tipica del pittore decoratore, quale Giovanni da giovane è stato, vala a dire allorquando, collaboratore del celebre pittore bresciano Vittorio Trainini ha lavorato nella chiesa parrocchiale di Irma, in quella di San Giorgio a Bòvegno Castello e, sempre nel territorio di Bòvegno, nel santuario della Madonna della Misericordia.
Se i temi, oggetto della sua produzione artistica, nel tempo, sono rimasti immutati, altrettanto non può essere detto per la sua “tavolozza”.
Essa, infatti, è stata ed è soggetta a mutamenti, che sembrano essere strettamente connessi a questo o quel momento della sua esistenza ed alla maturazione che scaturisce dall'inarrestabile scorrere delle “stagioni” che caratterizzano l'arco vitale dell'uomo e dell'artista.
 
Dunque, una pittura, questa di Tanghetti, non statica, ma dinamica nella sua essenza cromatica e che sa trasmettere sentimenti di quiete e d'armonia, in altre parole, l'apprezzamento per la bellezza del creato e, in armonia con esso, la gioia di vivere.
(G. Russo)