la-miniera-2.JPG - 29,94 kB
 
 
Nella toponomastica locale è quindi significativo l’apporto fornito da tali attività industriali e la loro influenza sul territorio.
Via Miniera nello stradario prima di Bovegno e poi di Pezzaze è la strada che conduce alla rinata miniera Marzoli di Siderite (carbonato di ferro) ora sede del Museo della Cultura e Tradizione Mineraria nonché polo museale sotterraneo aperto al pubblico. Sempre nel medesimo comune il toponimo di Miniera Regina (CTR 1596/5069) evoca solamente una delle decine di imboccature di pozzi e gallerie che corrono sotto l’Alta Valle per una lunghezza approssimativa di circa 400 km[1].
Il toponimo Miniera Prealpina (IGM 01/73) rievoca invece un altro tipo di estrazione, quella della Fluorite (fluoruro di calcio) e dei solfuri misti come la Blenda (solfuro di zinco), la Galena (solfuro di piombo), la Calcopirite (solfuro di rame e ferro) o la Tetraedrite (solfoantimoniuro di rame). Si tratta di estrazioni alternative al ferro che videro la loro massima espansione a partire dalla seconda metà dell’ottocento fino alle soglie del XXI secolo.
Se la piccola proprietà caratterizzava le miniere pezzazesi il toponimo della Via Sorti (sullo stradario di Collio) ricorda che le concessioni per lo scavo dei medoli venivano messe all’incanto dal comune, come succedeva per i boschi e le squadre per il legname. Le sorti erano le quote di partecipazione di ogni socio delle Societates Medalorum[2].
 
minatori-2.JPG - 55,09 kB
 
 
Anche l’antico termine di ‘medolo’ forse da Metallus o Medàl, cioè da ciò che la miniera produceva, si conserva ancora nel toponimo Medeletto (IGM 90/62), mentre il toponimo Piardi (IGM 92/70) riferito ad un cognome estremamente diffuso nel territorio di Pezzaze, oltre al chiaro riferimento onomastico ne possiede anche uno storico, in quanto si definiva ‘piarda’ la quantità di minerale estratto in una giornata lavorativa in miniera.
Il toponimo Ferromin (IGM 99/72) riguarda un imponente complesso industriale del quale rimangono solo alcune rovinose vestigia. Chiuso a metà degli anni Settanta del novecento è composto da un intrico di gallerie, ferrovie, piani di carico e fornaci di torrefazione. Costituisce un esempio di moderno ed efficiente complesso industriale estrattivo denominato Concessione Alfredo, dal nome del figlio del proprietario, l’industriale triumplino Francesco Glisenti, al quale apparteneva anche la miniera Tassara (IGM 02/73). Quest’ultima, abbandonata, è stata ora interamente recuperata dall’agenzia Parco Minerario dell’Alta Valtrompia e destinata, oltre che a sede amministrativa del parco, anche a luogo di esposizione e di itinerari di trekking minerario sia sotterraneo che esterno.

Il toponimo Miniera Baritina (CTR 1601/5072) si riferisce all’estrazione della Barite (solfato di Bario) materiale dall’alto peso specifico impiegato nella produzione di vernici e nel campo sanitario; attività che però ha sempre rivestito un ruolo marginale nel panorama estrattivo triumplino. Altro appellativo attribuito alle miniere di ferro era Frera (toponimo presente nello stradario di Pezzaze), sicuramente dal termine fèr=ferro=fèrèra; si noti che il mestiere di fabbro da queste parti è designato con il termine di ‘frèr’.

 minatori-3.JPG - 63,32 kB

Minatore addetto alla pala meccanica

L’esplosione delle cariche esplosive preposte allo scavo (in gergo ‘avanzamento’) delle gallerie è rintracciabile nei vari toponimi Minale (CTR 1600/5074 – CTR 1699/5075) e Cantieri (IGM 98/70) a Bovegno.
Non poteva comunque mancare il toponimo Santa Barbara (stradario di Collio), la protettrice dei minatori, ma anche di artiglieri, artificieri e di tutti coloro che rischiano la vita a causa del fuoco o degli esplosivi. La santa protettrice ha preso il posto degli amuleti che gli antichi mineranti portavano in galleria, forse per scongiurare le disgrazie e i tiri mancini degli spiriti sotterranei, che da queste parti erano chiamati ‘òm dè la löm’ (uomini della lucerna) per la loro peculiarità di apparire agli sprovveduti minatori come individui avvolti da lunghi tabarri sotto i quali celavano una lanterna; elemento di indubbio interesse antropologico ed etnografico che però non trova riscontro in alcun toponimo e quindi di importanza relativa nella nostra indagine[3].


[1] per quanto riguarda questa miniera dal punto di vista naturalistico e scientifico rimandiamo alle specifiche informazioni contenute nelle pubblicazioni turistiche, come pure per ciò che riguarda i personaggi storici ad essa legati
[2] P. BONETTI e V. RIZZINELLI, Atlante Valtrumplino, Grafo, Brescia, 1982, p.112
[3] C. SIMONI, 2002, op. cit., pp. 104-105