CONTRIBUTO PER UNA RICERCA TOPONOMASTICA IN VALTROMPIA
 di Paola Sora
 
Da qualche tempo si sta affermando un diverso modo di concepire l’entità “territorio”. Da una visione esterna, facente prevalentemente riferimento alla funzione di contenitore di abitanti, si è passati a un’immagine più interna, nella quale l’insieme dei contenuti interagisce con il contenitore, determinando quei caratteri memoriali che rendono specifica la cultura di ogni territorio. In altre parole esso si è trasformato da semplice referente geografico in spia esistenziale e misura delle capacità dell’uomo.
E’ proprio in questa visione, che si ispira ai concetti di  importante indicatore della presenza umana in molte delle sue manifestazioni economiche, folcloristiche paesaggio, regione e territorio tanto cari a Paul Vidal de La Blache,  (1) che la funzione della geografia acquista anche una valenza storica notevole e in modo particolare la toponomastica; oltre che come disciplina linguistica, essa diviene anchema anche descrittive di realtà geografiche a volte spesso profondamente modificate dall’intervento umano.
La toponomastica è una branca della linguistica che si occupa dei nomi locali (dal greco tòpos ‘luogo’ e onomastikòs  ‘arte del nominare’) e che opera strettamente con la geografia e non può prescindere dalla storia e da tutte le materie storiche in senso lato. Sull’importanza di tale studio valgano le chiare parole del prof. Carlo Alberto Mastrelli, noto linguista a livello nazionale ed europeo e studioso impegnato nella ricerca sui nomi di luogo alpini, il quale affermò che ‘il lavoro della toponomastica è davvero un lavoro interdisciplinare poiché coinvolge le esperienze della geografia, della storia civile, della storia religiosa, della storia economica, delle tradizioni popolari, della botanica, della zoologia, ecc.’ 
 
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Senza dubbio la ricerca toponomastica, quando riesce a dare una spiegazione ai nomi di luogo, contribuisce ad arricchire le capacità culturali dell’uomo moderno e a migliorare il suo inserimento nell’ambiente dove vive ed opera. Lo aiuterà a comprendere di vivere, non in una ‘terra di nessuno’, ma in una terra che è della comunità alla quale appartiene e che fu un tempo anche di altre comunità che pur scomparendo hanno lasciato un ‘segno vitale’ (2).
I nomi di luogo serbano cioè una traccia importante di molti eventi che hanno caratterizzato la storia di un popolo che ha abitato un determinato ambito geografico e lo studio dei toponimi sa rivelarci molte conoscenze, non soltanto sulla lingua delle popolazioni che si sono succedute, ma anche sulle caratteristiche geomorfologiche e naturalistiche (fauna e flora) del territorio come si presentava ai loro tempi, nonché sugli interessi, sulle occupazioni, sull’attività che gli uomini hanno svolto attraverso i tempi su quello spazio dove hanno risieduto.
Alcuni territori più di altri hanno assistito ad una radicale ridefinizione dei quadri economici e sociali e vivono una trasformazione rapida delle culture e delle mentalità. Accanto ai benefici ottenuti e al benessere raggiunto, in queste situazioni si avverte il rischio di una perdita irreversibile, tanto pervasiva da minare l’identità collettiva. Da sensazioni simili nasce l’esigenza di iniziative che sappiano compensare i processi in corso e riescano a coniugare, con le tendenze innovative della modernità, i valori custoditi nel patrimonio culturale.
Un patrimonio non è riassumibile in un insieme, per quanto numeroso, di oggetti e reperti da riporre in un museo, ma piuttosto rappresentabile nella ricchezza del territorio. E’ necessario quindi individuare strumenti e formulare progetti capaci di mettere in evidenza, comprendere e valorizzare i tratti essenziali del patrimonio locale.
Luoghi che conservano significati che li distinguono dal contesto; parole racchiuse nei documenti scritti, ma anche nei nomi di luoghi e nei ricordi delle donne e degli uomini; cose che hanno perduto la funzione per cui erano state concepite ma sanno rimandare a modi di vivere e lavorare che oggi appaiono lontanissimi; immagini che, al di là della loro matrice culturale e del loro valore artistico, sanno ancora evocare figure e momenti del passato.
Luoghi, parole, cose, immagini sono i materiali della memoria collettiva
Da queste considerazioni nasce il progetto di esplorare la toponomastica della bresciana Valle Trompia, con l’intento di conoscere i nomi di luogo, ricostruirne le relazioni, rivitalizzarne il senso per definire l’identità locale, per conservare la fisionomia del territorio, la sua storicità fatta di tempi diversi che convivono nel presente (3).
Per quanto riguarda invece la scelta del territorio da analizzare, il problema della forte interazione antropica sul territorio della Valle Trompia, con i suoi insediamenti industriali che hanno fagocitato negli ultimi quarant’anni quel poco che rimaneva della passata economia agricola, ha costretto chi scrive ad un arduo lavoro di indagine, nel tentativo di estrapolare dal tessuto altamente urbanizzato della media e bassa valle ciò che rimaneva degli originali nomi di luogo, a differenza della ricerca svolta in quella porzione di territorio valtrumplino che trovasi più a nord rispetto al capoluogo di provincia, cioè l’alta Valle Trompia.
Sulla scorta dello Statuto del 1436, ristampato con varie modifiche nel 1576 e poi nel 1764, non è difficile ricostruire l’ordinamento della valle ai tempi della Serenissima; proprio dall’ultima edizione settecentesca si evince che la Valle Trompia era divisa giuridicamente in due settori pur avendo un solo vicario, in quanto viene prescritta l’elezione di due notai: “uno dé quali...sia di quelli sopra il sasso battuto, et l’alto di sotto (4) “. Tale divisione di tipo geomorfologico, anche se pare comune a molte vallate alpine come ad esempio le valli Mesolcina e Calanca o la trentina Valle di Fiemme, anche se a prima vista poteva essere dettata da pure esigenze logistiche, ha però lasciato una traccia nell’economia locale che lascia intuire come già a quel tempo non era stata attribuita per futili motivi.
Infatti il territorio dell’alta valle, rispetto alle porzioni centrale e meridionale, non avendo goduto dei relativi benefici della vicinanza a Brescia e quindi del benessere che il notevole sviluppo economico e industriale ha portato agli abitati che da Gardone Val Trompia scendono a sud verso il capoluogo di provincia (largamente dimostrato dalle industrie metalmeccaniche armiere di Gardone o di produzione di articoli casalinghi come Lumezzane), ha conservato ancora quasi inalterata, oltre che la propria economia di vocazione agro-silvo-pastorale, preservata nel tempo dai minatori/operai-contadini, anche l’aspetto geomorfologico e territoriale tipici del nucleo originale della comunità di Valle.
Questo è il motivo per cui la realizzazione di questa indagine geografica deve procedere in due distinte fasi, la prima sulla parte settentrionale, amministrativamente composta dai territori comunali di Marcheno, Tavernole, Lodrino, Marmentino, Irma, Bovegno, Pezzaze e Collio, in cui la scarsità di terreni coltivabili e la bassa presenza di insediamenti industriali ha limitato lo stravolgimento del patrimonio toponomastico originale atto alla ricostruzione di una valida storia del territorio.
La seconda ( ancora in corso ) sulla media e bassa valle, intensamente urbanizzata e antropizzata, per questa ragione più difficoltosa da definire nella sua compagine toponomastica.
Il lavoro prosegue, è in continua evoluzione e richiede numerosi contributi che possano fornire, anche solo a livello di cartografie ufficiali un sensibile patrimonio di toponimi utili alla realizzazione di una valida e preziosa rilettura storica e geografica del territorio.
 
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1 P. DAGRADI, Introduzione alla geografia umana, Patron, Bologna, 1982, p. 14.
2 PROVINCIA AUTONOMA DI TRENTO - SERVIZIO BENI CULTURALI, Trentino nomi di luogo, Provincia Autonoma di Trento, Trento, 1988 pp. 17-20.
3 C. SIMONI, Storia, cultura, ambiente: itinerari e servizi per conoscere la Valtrompia, Grafo, Brescia, 2001.
4 Statuto di Valtrompia, Giacomo Britannico, Brescia, 1576 (ristampato con varie aggiunte nel 1764 da Giuseppe Pasini).