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La sezione seconda tratta della conformazione morfologica territoriale della valle Trompia, anche in relazione agli insediamenti umani e allo sfruttamento delle risorse, alle infrastrutture viabilistiche che il territorio percorrono e alle peculiarità e punti di forza che dal territorio valtrumplino traggono origine.
Attraverso un inquadramento di ordine generale, dall’universo alla terra, all’Italia, viene focalizzata l’attenzione sulla zona oggetto precipuo dello studio, secondo un approccio geologico divulgativo che evidenzia l’evoluzione delle rocce e d’altro canto sottolinea, ad esempio, i celebri fossili di Domaro e di altre località, in tempi remoti sommerse dalle acque marine. Non poteva mancare un capitolo sul fiume Mella che dalle ere antichissime è disceso a valle tracciando un solco profondo sia nel conferire l’aspetto orografico alla valle che condizionando nei secoli la vita degli abitanti. Né potevano essere dimenticati svariati cenni alle montagne che cingono la Valtrompia, prime fra tutte quel Guglielmo dalla forma tondeggiante e quindi antica; la flora, la fauna con le connessioni che da sempre sono intercorse con l’uomo, qui da sempre cacciatore, ma anche agricoltore e allevatore. E poi i boschi, i sentieri, i rifugi e un capitolo dedicato allo speciale rapporto che legò papa Paolo VI al Guglielmo e al suo monumento dedicato al Redentore.
Il rapporto, spesso la lotta dell’uomo per vincere le asperità di una natura non sempre benevola (basti pensare alle terribili calamità, alluvioni, carestie ed epidemie) è simboleggiato anche dal progredire, per secoli lento, delle vie di comunicazione, le quali si formeranno nell’aspetto attuale solo nel XX secolo, per oggi apparire sofferenti e sottodimensionate per una realtà viva e produttiva come la nostra: e rispetto a questo si aprono oggi come ieri prospettive di cambiamento.
Se l’industria ha naturalmente la sua ampia e meritata trattazione, avendo modificato il territorio sia nella forma che nella sostanza, parimenti non poteva né doveva essere taciuto un cenno ai prodotti della terra di valle Trompia, dalla legna (e conseguente carbone) alle castagne, dalle mele ai formaggi alle pesche solo per fare qualche esempio. Né va dimenticato che per secoli le dure mani di generazioni di trumplini (i nostri avi!) hanno piegato le schiene su pezzetti di terra, non più che fazzoletti, ottenendo con diuturna fatica i frutti per la vita, hanno accudito e sfruttato le bestie su pendii impervi spillandone prezioso latte, spesso buono per prodotti caseari. Allo stesso modo i trumplini si sono dedicati nelle fabbriche, fornendo spesso prova del loro genuino ingegno sorretto da una volontà, è il caso di dirlo, di ferro. Un capitolo a parte è stato dedicato alla storia delle armi, una specializzazione industriale che ha reso famosa la valle in tutto il mondo. E un altro alle miniere, senza le quali probabilmente la gloria armiera non avrebbe avuto luogo da queste parti.
Infine un cenno per il turismo, che visse l’epoca d’oro a cavallo tra XIX e XX secolo, con i soggiorni in alta valle della Roma-bene zanardelliana, ma anche con le prospettive di un suo rilancio.