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CAREGNO
 
All’età di tre anni, Caregno si perse nei pressi del Passo della Cavagna. Ben presto imparò a conoscere le piante e a distinguere quelle commestibili da quelle velenose.
A sei anni si costruì una lancia con cui cacciare. Rubava nei porcili, negli ovili e nelle stalle. Così si procurava il cibo per sopravvivere!
Un giorno, all’età di dieci anni, mentre era intento a rubare nell’ovile, un pastore lo vide e lo portò con sé in montagna.
Il pastore allevò Caregno, insegnandogli varie materie e raffinando le sue tecniche di caccia. Gli insegnò anche i nomi dei luoghi dove vivevano le streghe e gli stregoni. Lo istruì prima a riconoscere questi infidi esseri, poi gli insegnò i loro punti deboli.
La sua vita era migliorata da quando il buon pastore lo aveva accolto nella sua casa, sulla vetta del monte Lividino.
Caregno aveva un fedele amico, un cane di nome Bailo, con lui giocava ogni giorno.
Il pastore un giorno gli disse:
" Sei grande ora, adesso hai quindici anni ed hai imparato tutto quello che potevo insegnarti, va! E compi ciò che devi fare".
Caregno, prese con sé solo poche cose e il suo inseparabile amico Bailo e, salutato il padre, se ne andò verso il monte Guglielmo.
Nei pressi di un piccolo laghetto, vide un viso riflesso nell’acqua. Capì immediatamente che era la strega Inferni. Subito le disse: " Tu saresti bellissima se non avessi quella nera rabbia in faccia ".
Inferni, velocissima come sempre, gli lanciò un incantesimo, ma Caregno si difese con il suo scudo e scappò in Pontogna e lì si stabilì, allevando il bestiame.
Un giorno, mentre era nel prato con le sue mucche, vide una stupenda ragazza, le si avvicinò e capì che era Sava Savalli, la fata dei monti. Era in cerca di una dimora.
Caregno la ospitò nel suo modesto rifugio e con il tempo i due giovani si innamorarono. Trascorsero insieme giorni felici. Un giorno, però, la ragazza disse a Caregno che doveva partire per il monte Palo a trovare un suo lontano parente.
Il ragazzo decise di accompagnarla. Passarono anche dal monte Lividino e così si fermarono a far visita al pastore che lo aveva allevato.
Il pastore rivelò la sua vera identità: era il potente dio Tullino che con immensa gioia avrebbe aiutato i due giovani a sconfiggere la perfida strega Inferni. Così si incamminarono verso il monte Palo, unirono le loro forze e riuscirono a sconfiggerla.
Sava e Caregno si sposarono e ben presto ebbero due figli Gölem e Carneda.
 
Marco, Nicola, Enrico, Sany
 
 
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Le avventure di Sonclino
 
Nelle piane di Caregno viveva un mago potentissimo di nome Inferni, che con le sue infide magie mieteva terrore tra tutti gli animali e le persone che abitavano le montagne.
Dalla parte opposta, dove ogni mattina il sole nasce, viveva un ragazzo di nome Sonclino, in compagnia dei suoi amici animali. Con loro si divertiva ogni giorno a correre, saltare,arrampicarsi e cercare cibo.
Una sera fredda e buia, Sonclino si mise in cammino, seguendo un sentiero che conduceva ad una radura, con al centro un piccolo laghetto. Lì incontrò Cisa, una dolce e bella fanciulla dai capelli dorati e magici.
Sonclino appena la vide se ne innamorò, ma per non spaventarla le si avvicinò con cautela. La ragazza appena lo vide si spaventò e cadde nell’acqua gelida. Sonclino si precipitò in suo soccorso, ma i perfidi poteri del mago Inferni, che tutto vede, la portarono negli abissi più profondi del lago.
Sonclino con un gesto disperato si mise le mani tremanti sul viso e le sue lacrime amare caddero nel lago. Furono proprio quelle gocce d’acqua, pure e sincere, cadute dai suoi occhi a salvare Cisa.
Appena riemerse, ringraziò con dolci parole il suo salvatore e a malincuore se ne andò. Il ragazzo ritornò altre volte sulle sponde di quel laghetto, ma non rivide mai più la fanciulla.
Intanto crebbe e divenne un bel giovane, forte e sempre gentile e generoso con tutti.
Un fresco mattino d’estate, Sonclino partì alla volta di Nasego. Ad un tratto, mentre tranquillamente percorreva un impervio sentiero, vide il mago Inferni e subito lo riconobbe. Svelto come una lepre si nascose tra i cespugli di nocciolo, e dal suo nascondiglio vide il mago scendere dal cielo.
In quel momento si ricordò di quando era piccolo e di tutti gli insegnamenti ricevuti da suo padre. Poi pensò intensamente alla ragazza che aveva salvata anni prima e come per magia se la ritrovò accanto, più bella che mai. Unirono le loro forze e in men che non si dica sconfissero il perfido mago, che fu costretto a rintanarsi nella grotta del "Taerét" e da allora non importunò più nessuno.
I due giovani tornarono insieme sul monte Palo, dove si sposarono ed ebbero due figli, Cogozzo, bellissimo e dolce come sua madre e Carneda forte e gentile come suo padre. La famiglia visse felicemente sul monte Palo per lunghissimi anni.
 
Rachele, Luca, Anna, Ervis
 
Seridondo
 
L’INFANZIA DI SERIDONDO
 
Seridondo era un bambino orfano, i suoi genitori erano morti durante la guerra contro tribù nemiche poste sul pizzo Bailo, quando lui era ancora piccolo.
Seridondo aveva degli zii, ma non lo volevano perché pensavano che fosse figlio del demonio tanto era brutto: il suo corpo era deformato dalle botte che aveva subito, era magro come una spillo e aveva i capelli cortissimi e così attaccati alla testa da farla sembrare una sfera.
I suoi migliori amici erano i cani che lo aiutavano a procurargli il cibo e lo difendevano.
In particolare c’era Nasego, il suo migliore amico, che amava giocare con lui.
Così tra gioie e molte sofferenze, Seridondo trascorse la sua infanzia.
 
 
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SERIDONDO INCONTRA TULLINO
  
Un giorno Tullino, un potente dio pagano della Valle Trompia, vide Seridondo, e leggendogli sul viso la sofferenza, gli chiese se desiderava venire con lui. Naturalmente il ragazzo accettò e con lui lo seguì il suo fedele amico Nasego.
Seridondo crebbe forte, sapiente e saggio. Lassù sul monte Lividino, dove il dio lo aveva condotto, poteva correre e saltare in piena libertà.
Un giorno, mentre ammirava un paesaggio meraviglioso, seduto su una roccia, fu colto da un’inquietudine e capì che doveva partire per trovare la sua famiglia, nel paese d’origine.
 
LA TRASFORMAZIONE DELLA MAGA CARNEGA
 
Camminava Seridondo, immerso nei suoi pensieri e non si ricordò che si stava avvicinando all’antro di una perfida maga.
Intanto la notte si avvicinava e la stanchezza si impossessò di lui a tal punto che si fermò proprio davanti ad un portone in legno decorato con incisioni floreali.
Non si accorse che quella era proprio la dimora di Carneda. La trovò, infatti, seduta davanti ad uno specchio ad ammirare la sua bellezza.
Il ragazzo conosceva la magia di Carneda e sapeva quanto fosse crudele, ma le disse che vedeva dentro di lei anche un lato di bontà e che volentieri l’avrebbe aiutata a trasformare la sua magia nera in una più buona e utile.
Carneda accettò anche se sapeva che avrebbe sollevando l’ira di sua madre. D'altronde il ragazzo era molto affascinante e lei era impaziente di iniziare.
I due divennero molto amici e dopo un po’ di tempo si fidanzarono. Seridondo un giorno si ricordò che doveva trovare la sua casa e Carneda, non volendolo lasciare, andò con lui.
 
SERIDONDO TORNA IN PATRIA
 
Seridondo e Carneda arrivarono davanti alla grande porta del borgo, ma sentirono un frastuono assordante. Sbirciarono tra le fessure della porta in legno di faggio e videro l’esercito del Biss Galilì. Entrarono di soppiatto e subito pensarono di aiutare la gente ad uscire dalla città assediata. Il Biss
Galilì li videro e li inseguirono fin sopra un monte vicino. Nasego, per salvare la vita a Seridondo si sacrificò e da quel giorno il monte prese il suo nome. Tullino, vedendo Seridondo in difficoltà, andò da Cavada, la madre di Carneda, le raccontò quello che era successo e le chiese aiuto. Insieme si gettarono nella mischia, e Tullino, unendo una freccia di lantana al veleno di Cavada, la lanciò e colpì il Biss Galilì in pieno petto uccidendolo all’istante. Alla sua morte, anche tutti i suoi seguaci si dissolsero. Si concluse così una grande battaglia. Il paese era salvo e tutti gli abitanti tornarono alle loro case. Seridondo trovò in quel paese molti suoi parenti che lo accolsero a braccia aperte: quel paese era Brozzo. La storia d’amore con Carneda durò per tutta la loro vita. Dalla loro unione nacquero due figli, Caspai e Cogozzo.
 
Elena Elisa, Luca Z. Stefano Almin

 

 

Bibliografia

"Brozzo nella storia e nell’arte" Comune di Marcheno 1995
"Ravenole terra di Raveno" di Vittorio Piotti "Comitato culturale di Noboli"
"Carta dei sentieri della Valtrompia! Comunità Montana Valle Trompia
"Atlante Valtrumplino" uomini , vicende e paesi delle valli del Mella e del Gobbia Grafo edizioni