Tanto e tanto tempo fa, dove la memoria si perde nella notte dei tempi, Brozzo era un pacifico e fiorente borgo (contava già un centinaio di anime utili), laborioso e dedito alla fabbricazione di trivelle speciali, serrature, catenacci, ferri di cavallo e chioderie varie. In questo tranquillo angolo della Valle Trompia, si narra di strani rumori e di misteriosi lumi che si aggiravano nella notte.
Gli anziani del paese raccontavano ai più giovani che nessun essere dotato di senno avrebbe osato avvicinarsi alla cascina "Rós", a Nord-Ovest sopra l’abitato. Dopo il crepuscolo, infatti, durante le notti di luna piena o di luna vuota, qualcosa di misterioso ed insieme di terribile si svolgeva lì intorno, per ben due volte al mese.
 
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Quando la bianca e splendida Luna illuminava con il suo magico raggio la solitaria radura e la monumentale quercia che vi troneggiava nel mezzo, un gran vociare si innalzava, prima fioco, poi sempre più chiassoso: strani versi di animali si propagavano nella notte. In mezzo a latrati, ululati, canti più o meno melodiosi, si udiva distintamente uno squittire acuto e potente, che incuteva paura a chiunque lo udisse. Nella notte più buia della pece, invece, non si percepiva suono alcuno, ma la radura risplendeva di migliaia e migliaia di sfavillanti lumini tondeggianti, che, muovendosi a due a due, illuminavano la quercia secolare, come un albero di Natale.
Gli anziani avanzarono le più disparate ipotesi. Potevano essere le streghe, che si riunivano a ballare intorno alla vecchia quercia oppure animali bontemponi che, incuranti della miseria degli uomini, si divertivano nella notte a incutere sgomento e terrore negli abitanti del borgo?
Non passò molto tempo che un gruppo di arditi ragazzini decise di inoltrarsi lungo l’erta mulattiera che da sempre collega Brozzo a Cesovo, con l’intento di porre fine per sempre a quel crudele rito che si ripeteva con ostinata ciclicità.
Era la vigilia di Natale e gli amici si ritrovarono sotto il portone della casaforte Trivellini, lungo l’antica via "valleriana" e sotto lo sguardo vigile delle due teste, una maschile e l’altra femminile, escogitarono un astuto piano.
 
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Poi quatti, quatti, mentre la Luna li osservava benigna, si avvicinarono alla misteriosa radura percorrendo via Scarpina. Ogni tanto, per scacciare la paura recitavano all’unisono una filastrocca composta da loro per l’occasione:
 
La póra l’è tanta
quàn èl gàl èl canta,
ma quàn che la lüna l’è piena,
la póra là va šó dàla schéna.
Alùra cantóm chèsta bèla cansunsìna
e la stréa la va šó èn cantina.
 
TRADUZIONE
 
La paura è tanta
quando il gallo canta,
ma quando la luna è piena,
la paura scende giù dalla schiena.
Allora cantiamo questa bella canzoncina
e la strega va giù in cantina.
 
Erano appena giunti ai piedi della quercia, quando un verso acutissimo squarciò l’aria e una moltitudine di animali del bosco si riversò nella radura, lasciando attoniti i nostri coraggiosi amici. Davanti ai loro occhi carichi di terrore, si presentò una scena sconcertante: uno scoiattolino, dal pelo argentato si prodigava ad impartire ad ogni animale presente consigli o suggerimenti, muovendosi agilmente tra i rami dell’albero, che pazientemente sopportava il peso di una moltitudine di esseri. Ogni tanto si fermava davanti ad una volpe dall’aspetto nobile e saggio: si
capiva che era il principe- poeta, perché dalla sua bocca uscivano soltanto parole dolcissime. I due si scambiavano sguardi d’intesa, dopo di che lo scoiattolo ripartiva con maggior vigore.
La volpe, non appena si avvide dei ragazzi, si avvicinò e leggendo sul loro volto la paura, li rincuorò rivolgendo un sorriso rassicurante.
Il più piccolo dei ragazzi, con tutto il coraggio di cui fu capace, riuscì a pronunciare queste poche parole:" Perché fate tutto questo chiasso? E cosa progettate nelle notti senza luna?".
Il fulvo animale lo guardò benevolo, infine rispose che gli animali del bosco, durante le notti di luna vuota, si riunivano per ideare i giocattoli che avrebbero costruito durante il plenilunio; piccoli doni da regalare ai bambini poveri la notte di Natale. Erano giocattoli semplici, ma nello stesso tempo molto divertenti. Ne staccò uno dall’albero, come se fosse un frutto maturo e con voce calma e gentile spiegò loro come era stato costruito.
" Vedete - disse -, questo è uno "zufolo", costruito con un pollone di castagno: lo si libera della parte interna; con molta cautela, si praticano due piccoli tagli ad un’estremità della corteccia e, soffiando delicatamente, si potrà udire un suono simile a quello di un piffero".
Poi ne prese un altro che chiamò: "soffiagalla". Che strano nome per un giocattolo! Commentò uno dei ragazzi.
"Questo, invece, -disse la volpe- è stato costruito con un rametto dritto di sambuco: si toglie la linfa tenera e bianca, si incide ad una estremità un piccolo forellino, sul quale si incolla una parte della galla svuotata e bucata alla base, come uno scodellino, sul quale si appoggia una galla leggera e vuota o un altro piccolo oggetto tondeggiante. Chiudendo un lato del tubicino con un dito e soffiando in modo continuo, devi sollevare la galla in aria e, se sei abbastanza abile, mantenerla sospesa il più a lungo possibile.
Tantissimi erano i regali sospesi sulla vecchia quercia monumentale, archi e frecce di ogni grandezza, fionde, carri armati costruiti con i rocchetti di legno, fucili simili ad archi, fucili ad elastico, ma anche collane, ghirlande, cerchietti e cestini realizzati con semi, fiori e foglie; i ragazzi rimasero senza fiato per la meraviglia. Nessuno di loro immaginava che si potessero costruire tantissimi giocattoli molto divertenti, utilizzando piccoli pezzi di legno o materiali reperiti nel bosco.
Per tutti i bambini del pacifico borgo di Brozzo, quello fu un Natale veramente speciale.
Infine nella radura tornò la quiete.
Qualcuno, però, sostiene, ostinatamente, di sentire ancora, durante le notti di Luna piena, dei rumori sommessi provenire dalla radura della grande quercia. Chissà! Forse saranno ancora i nostri amici animali, intenti ad ideare un altro progetto fantastico?
 
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