Dai due Comuni al Comune unico

Il Comune di Carcina è attestato sin dal 1226, nel Liber potheris civitatis Brixiae. Nell’estimo visconteo del 1385 è citato invece solo il Comune de Castelanza de Villa, il che fa ipotizzare l’esistenza di un castello, forse identificabile con le rovine sovrastanti la frazione di Cogozzo. La denominazione è confermata dagli Statuti bresciani del 1429, e Villa – ove esistette una villa romana – era parte della Quadra Vallistrompie[1]. I centri abitati di Villa, Cailina, Carcina, Cogozzo e Pregno nel 1493 contavano una popolazione di 860 anime[2]. All’inizio del sec. XV il centro politico e civile del territorio si fissò a Villa[3]. Dal Catastico del 1609-1610 risulta che Villa con Cogozzo e Cailina avevano un’economia basata sul taglio di legna e qualche fucina; Carcina non aveva altre fonti di reddito oltre alla legna e a una cartiera. A Villa le famiglie possidenti erano principalmente i Nassini e gli Avogadro. Nel 1645 a Villa erano due Vicarii o Giusdicenti, un notaio, un ministrale, un campanaro e 12 Consoli. A Carcina due Vicari, un ministrale, un massaro, un cancelliere-notaio, un numero imprecisato di Cavalieri delle vettovaglie e campari nonché quattro Consoli.

Nel 1797 a Carcina fu combattuta una battaglia tra filo-francesi e Valtrumplini fedeli a Venezia, con 27 morti restati sul campo[4].

Undici anni dopo la caduta della Serenissima Carcina fu aggregato a Villa, originando il Comune di Villa con Carcina, ma nel 1816 tornò a essere indipendente con il nome di Carcina con Pregno, all’interno del Distretto di Gardone. Nel 1859 scomparve Pregno dalla denominazione e restò semplicemente Comune di Carcina, mentre Villa fu chiamato Comune di Villa-Cogozzo. Nel 1819 accadde un fatto politico particolare: a seguito di problematiche relative al bilancio, alla fiscalità locale e ai crediti e debiti pregressi derivati dalla separazione dei due centri, la Deputazione comunale si dimise in blocco[5]. Si trattava infatti di un comune molto povero.

La situazione economica mutò nel XIX secolo, quando Villa e Carcina si industrializzarono, con l’apertura di fabbriche importanti quali la metallurgica Glisenti (1859) e la tessile Mylius poi Bernocchi (1889). Nel 1911 sorsero le trafilerie T.L.M. Di pari passo con l’industrializzazione procedette l’incremento demografico: nel 1911 gli abitanti a Villa-Cogozzo erano 2.221 e a Carcina 1.037[6]. Lo sviluppo portò anche la necessità di garantire l’ordine e la sicurezza pubblica, tant’è che nel 1861 la Guardia Nazionale di Villa contava tre ufficiali, 5 sergenti e 9 caporali[7]. L’anno precedente era stato eletto a capo dell’Amministrazione il trentatreenne Bernardo Balzarini; il Consiglio Comunale nella seduta del 2 ottobre 1860 designò i membri della Giunta, i revisori, gli onorari spettanti ai maestri e maestre,  nominò il chirurgo comunale e la levatrice comunali. Il bilancio comunale era in passivo di £ 1.038, con entrate pari a £ 5.623 e spese per £ 6.661[8]. I primi sindaci dell’Unità furono Balzarini a Villa-Cogozzo mentre a Carcina fu nominato Rinaldo Pelizzari[9].

Nel 1881 la torre parrocchiale di Villa, i cui lavori erano iniziati nel 1824 su progetto di Antonio Vannetti, venne dotata di un concerto campanario; la campana grande veniva utilizzata e curata dal Comune, così come l’orologio. Quest’ultimo era già stato riparato dalla municipalità nel 1852, essendo le spese per £ 202 liquidate nel giugno 1853[10].

Nella seconda metà del secolo XIX venne avviata l’istruzione pubblica e obbligatoria, sicché in particolare Villa-Cogozzo necessitò di nuovi edifici scolastici. Nel 1881 esisteva un solo plesso maschile e femminile, distinto dagli uffici comunali e che serviva Villa, Cailina e Cogozzo; nel 1882 fu edificata una scuola presso quest’ultima frazione e si deliberò di commissionare un progetto per l’erezione di un nuovo edificio scolastico a Villa[11].

Va tenuto conto che nel 1883 su 1.113 abitanti erano 59 gli obbligati a scuola[12]: l’architetto bresciano Luigi Arcioni, in data 28 febbraio 1883, presentò un progetto, al costo di £ 212,50, per un nuovo fabbricato a due piani che dovesse ospitare sia le scuole che gli uffici municipali[13]. Tale edificio, destinato ad accogliere anche l’asilo infantile e, in seguito, gli uffici comunali, fu progettato nel 1914 dall’ingegnere bresciano Santo Bevilacqua, mentre l’impresa aggiudicataria fu la Zanetti Pietro di Sarezzo. Si tratta di un palazzo con pianta a U quadrata, comprendente nella sua forma originaria tre livelli, uno sotterraneo e due fuori terra, più il sottotetto adibito a soffitta. I sotterranei e le fondazioni ospitavano il deposito per la legna e il carburante per il riscaldamento, nonché la cucina. Al pianterreno trovavano posto due aule, l’asilo infantile e il relativo refettorio, mentre al primo piano si trovavano le aule delle classi dalla II alla V, l’aula disegno, la biblioteca e uno spogliatoio. Nel sottotetto, come accennato, si trovavano i solai.

Il prospetto principale dello stabile pubblico misurava m 11 di larghezza e m 5,5 di altezza in gronda. Il riscaldamento era predisposto per i termosifoni, soluzione per l’epoca piuttosto all’avanguardia. I materiali costruttivi furono cemento armato portland di Palazzolo, calce dolce di Sarezzo, ghiaia e ciottoli del Mella (questi ultimi per il selciato esterno), pietra di Sarnico; larice e abete per gli infissi e le travi; grès per i pavimenti; ferro e piombo per le parti in metallo. Sin dal 1915 fu acceso un mutuo con la Cassa Depositi e Prestiti per far fronte a un preventivo di £ 185.000 aggiornato per ben due volte mediante varianti in corso d’opera: la prima il 27 dicembre 1919, la seconda il 26 ottobre 1920, quando il costo lievitò a £ 275.000. I lavori terminarono nell’ottobre 1921 ma la liquidazione fu tormentata, a causa di una lite tra il Comune e l’impresa costruttrice per alcune difformità nell’esecuzione: il contenzioso finì in tribunale ma sia in primo grado (sentenza di causa n. 895 R.G.S. del 25 giugno 1925) che in appello (30 marzo 1927), il Comune soccombette. Il 30 novembre 1927 il Comune incaricò l’impresa Giacomo Togni di Brescia di eseguire il moderno impianto di riscaldamento a caloriferi.

Con l’avvento del fascismo si susseguirono avvenimenti e atti politici di grande importanza: il 4 marzo 1923 il Consiglio accoglieva le dimissioni del sindaco socialista di Villa-Cogozzo Angelo Massari; nel 1924, il 14 febbraio, Villa-Cogozzo decise di non aderire più all’Associazione dei Comuni Italiani[14] e il 23 maggio fu attribuita la cittadinanza onoraria a Mussolini. Nel 1926, il 13 maggio, fu designato Podestà di Carcina Guido Glisenti (1878-1948), già Sindaco fin dal 1910; il giorno successivo alla stessa carica per il Comune di Villa-Cogozzo fu nominato G. Maria Cavadini[15].

Il 6 maggio 1927 Carcina aderì alla Confederazione Generale degli Enti Autarchici: fu uno degli ultimi atti di questo Comune come ente autonomo. Infatti col R. D. del 29 dicembre 1927 i Comuni di Villa-Cogozzo e Carcina furono uniti a formare il Comune di Villa Carcina; a dirigere il nuovo ente fu, sino al 1937, il podestà Guido Glisenti. Nel 1929 l’ex palazzo comunale di Carcina fu oggetto di lavori che ne modificarono definitivamente la destinazione a uso residenziale[16].

Anche la struttura operativa e l’orario dell’ente in quegli anni registrarono taluni cambiamenti: a Villa-Cogozzo in base all’ordine del Commissario prefettizio Ernesto Guli del 27 marzo 1923 il servizio si svolgeva nei feriali secondo la scansione 9-12/14-17, nei festivi 9-11 con apertura al pubblico nei feriali 10-12/15-17 e nei festivi 9-11. L’anno seguente l’orario fu modificato: feriali 9-12/13,30-17,30; festivi 9-12, con apertura al pubblico 10-12/15-17 nei feriali, 9-12 nei festivi. Secondo il regolamento approvato dal Consiglio Comunale in data 30 agosto 1924 gli impiegati lavoravano per 42 ore settimanali e i salariati per 48[17].

La sede del municipio di Villa Carcina rimase in condominio con la scuola elementare sino al secondo dopoguerra, nonostante non mancassero sin dagli anni Venti progetti per un nuovo municipio, sito nei pressi del vecchio: nel 1928 si tentò una sottoscrizione pubblica per un nuovo palazzo comunale, ma essa fallì[18]. Il 31 dicembre 1928 tuttavia l’Amministrazione incaricò l’ingegnere bresciano Oreste Buffoli di redigere un progetto: il 16 dicembre 1929 il Podestà scrisse a Buffoli di non poter liquidare il piano, pur se incompleto, in mancanza di una sua presentazione ufficiale[19]. Il giorno seguente l’ingegnere rispose chiedendo chiarimenti[20]. Il progetto fu infine depositato in municipio il 7 gennaio 1930, ma la questione venne rinviata.

Nel 1937 vi fu un carteggio tra Buffoli e il Podestà: il progettista desiderava sapere se l’ente avesse ancora intenzione di avvalersi di quel progetto vecchio di nove anni (lettera del 6/12/1937); il Podestà Antonio Cappelli rispose che, a causa di spese più urgenti, la questione era ulteriormente da rinviarsi (lettera del 13/12/1937)[21]. Nel frattempo fu realizzato il Consultorio dell’O.N.M.I. e ambulatorio medico (che nel dopoguerra sino al dicembre 2012 sarà la sede principale del municipio), nelle vicinanze della strada provinciale. I lavori, iniziati il 3 luglio 1935 su progetto degli ingegneri bresciani Gallia e Zuccarelli, si conclusero il 31 luglio 1936[22] e importarono una spesa finale di £ 103.745. Il collaudo fu eseguito dall’ing. Attilio Biemmi in data 19 ottobre 1936 e, pur evidenziando alcune crepe esterne e qualche discrepanza nell’impiego di alcuni materiali, ebbe esito positivo. Le opere furono definitivamente liquidate con il saldo finale di £ 6.000 effettuato il 24 settembre 1938. Intanto, con delibera del 16 agosto 1937, il Comune aveva speso £ 6.000 per mobilio degli uffici anagrafe e stato civile nella vecchia sede[23].

Lo spostamento del municipio dalle scuole tornò a farsi attuale proprio nel ‘38, perché il 15 marzo di quell’anno il Prefetto scrisse al Podestà di Villa Carcina che il Provveditorato agli studi, causa l’aumento di scolari, aveva chiesto che i locali scolastici fossero lasciati liberi entro due anni. Fu allora che si pensò di costruire il nuovo municipio accanto all’edificio dell’O.N.M.I. e di destinare gli ambienti al piano superiore di quest’ultimo a Casa del Fascio. Scriveva il Prefetto: «Ritengo che convenga incoraggiare il Podestà a costruire la nuova sede, riservando i locali del piano superiore dell’edificio della Maternità a sede del Fascio»[24]. Fu questa la soluzione adottata nel 1939, ma il nuovo municipio non fu realizzato. Il Comune spese £ 20.539,40 per adattare il primo piano dell’edificio O.N.M.I. a Casa del Fascio: fu così data sistemazione a questo livello, una sistemazione che poi sarebbe risultata valida per molti anni quando, nel dopoguerra, si addivenne al trasferimento nella palazzina ex O.N.M.I. degli uffici municipali.

Le opere eseguite comportarono l’erezione di muri, la stesura di intonaci e stucchi, la giustapposizione di frontalini della scala in pietra di Botticino, la ringhiera con corrimano, i pavimenti a piastrelle esagonali in grès ceramico, la tinteggiatura, i serramenti nuovi in abete, le tapparelle avvolgibili in pino di Svezia, l’illuminazione elettrica e l’impianto di riscaldamento a termosifoni, i sanitari. La progettazione e direzione fu affidata agli stessi ingegneri che avevano edificato lo stabile, gli ingg. Gallia e Zuccarelli e condotti dall’impresa Fiorini Primo. Il collaudo, costato £ 4.455, fu eseguito nel 1939[25].

Il palazzo risultò così composto: la facciata principale lunga m 19 e larga m 10,20; la torretta alta m 8,40 sul piano di campagna e larga m 4,40. Le strutture portanti furono realizzate tutte in cemento armato, l’intonaco fu sobriamente impostato sul grigio liscio (nel dopoguerra modificato in un color panna), i livelli principali risultanti furono tre: il sotterraneo con tre vani e quattro vespai (in totale mq 283,20); il pianterreno (o rialzato) diviso dalla scala, nella parte sud comprendeva tre vani: l’anticamera ambulatorio (m 3,45 x 3,75), la sala radioscopia (m 3,5 x 3,75), la stanza per le visite mediche (m 5,00 x 4,5); nella parte a nord della scala parimenti tre ambienti: anticamera maternità (m 4 x 3), un ufficio (m 4 x 3,10) e la stanza visita medica (m 4,5 x 5), nonché i servizi. La scala colmava un dislivello di m 5,10 fra piano terra e piano primo mediante 29 gradini. Il primo piano fu concepito con a sud uno stanzone a “L” di m 5 nel punto più largo e 3,45 nel più stretto, della lunghezza di m 12,35, la scala con androne e a nord un salone di m 8,70 x 7,20 nel progetto originario senza precisazione circa la destinazione d’uso[26].

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[1] Cfr. R. PRESTINI 1984, pp. 18 e 21.
[2] A. MEDIN, Descrizione della città e terre bresciane nel 1493, “Archivio storico lombardo”, vol. III, A. XIII, Milano 1886, pp. 684-684 e BIBLIOTECA DEL SEMINARIO DI PADOVA, Codice 188.
[3] C. LOTTIERI 1992, p. 436.
[4] Ved. R. PRESTINI 1984, p. 305 e seg.
[5] AC, Villa-Cogozzo 1797-1897, Amministrazione anno 1819.
[6] Cfr. MINISTERO PER L’INDUSTRIA...1916.
[7] Prospetto del 1° maggio 1861, AC, Villa-Cogozzo, Guardia Nazionale anno 1861.
[8] AC, Villa-Cogozzo 1797-1897, Consiglio Comunale (1860).
[9] F. BEVILACQUA 1993, p. 13.
[10] AC, Villa-Cogozzo 1797-1897, Amministrazione (1852-53).
[11] AC, Villa-Cogozzo 1797-1897, Istruzione Pubblica, deliberazione del Consiglio Comunale del 2 aprile 1882.
[12] Ibidem.
[13] Ibidem.
[14] AC, Villa-Cogozzo 1898-1927, b. 142, fasc. 3.
[15] F. BEVILACQUA 1993, p. 9.
[16] Il Popolo di Brescia, 23 ottobre 1929, p. 5.
[17] AC, Villa-Cogozzo 1898-1927, Amministrazione 1923 e 1924.
[18] AC, cat. 6 cl. 1, f. 2, lettera del Comune del 27 agosto 1928.
[19] AC Villa Carcina 1928 - 1939, Cat. 1 (Amministrazione) anno 1929.
[20] Ibidem.
[21] Il carteggio e il progetto in AC Villa Carcina 1928-1939, Cat. 1 (Amministrazione) vari fascicoli. Il progetto, in sintesi, prevedeva di erigere un palazzetto in stile primo Novecento a sud delle scuole ove allora era allogato il municipio: dai disegni si nota un edificio dallo stile assai passatista, tradizionale e ornato, a tre piani, con torretta laterale e balconcino centrale; al pianterreno erano previste 3 sale e un loggiato, al primo piano un androne, il gabinetto del Podestà, l’ufficio segreteria, l’archivio e il gabinetto del Segretario; il secondo piano sarebbe stato occupato dall’archivio. La superficie utile totale era di circa mq 200.
[22] AC, Villa Carcina, cat X (Lavori Pubblici) 1936.
[23] Ibidem.
[24] Ibidem.
[25] Stato finale del lavori dell’ 11 novembre 1938. Tutti i dati sono in AC Villa Carcina 1938-1939, cat. X (Lavori Pubblici).
[26] Ibidem. Si legge nella relazione tecnica: «…si potrà ricavare al primo piano un’ampia sala per gestanti, con annesso piccolo locale per interventi chirurgici e per medicazioni e piccola cucinetta scalda vivande, e nell’ala di monte un appartamento da assegnare alla levatrice o, meglio ancora, ad una infermiera».