Il municipio oggi

 

Tra il 2008 e il 2009 il municipio di Tavernole fu sottoposto a importanti lavori di risistemazione, restauro conservativo, abbattimento delle barriere architettoniche e modifica del contesto urbano del centro storico in cui esso è situato. Con tale operazione, affidata all’architetto Flavio Cassarino, si volle restituire alla comunità locale un edificio funzionale ma anche rappresentativo; si tratta infatti d’un palazzo di pregio, sottoposto a tutela come bene culturale e dalla valenza storica importante per la valle.

Prima di tale intervento il municipio si presentava frammentato, disomogeneo, afflitto da superfetazioni e strutture estranee alla sua valenza architettonica originale (si pensi, per esempio, al tetto e alla scala interna in cemento armato). Esso constava di una porzione separata a nord, in parte utilizzata dai servizi comunali e in parte da uffici venatori e agrari zonali. Nel corpo principale al pianterreno c’erano la grande sala consigliare quadrata di lato circa m 8,50 e altezza m 3,80 (mantenuta tale), l’ufficio tecnico (mq 20,25), un portico di soli mq 9,50, l’archivio (mq 17), altre due stanze di mq 16,75 e mq 23 e i servizi. Al primo piano vi erano un ufficio di mq 50,13, l’ufficio del sindaco (mq 16,10), quello del vigile urbano (mq 9,90), un altro ufficio (segretario comunale) di mq 21,12, l’archivio e i servizi; nell’ala nord c’erano i già citati uffici agro-venatori (mq 15,90 e mq 22,30 con altezza m 3,18). Il sottotetto non era accessibile.

Dopo l’intervento il municipio è risultato rinnovato nelle sue caratteristiche esterne e interne. Prospiciente la piccola piazza Martiri, pavimentata con lastre a correre in pietra grigia locale e arricchita da una nuova fontana, sorge la facciata principale del comune, su cui campeggia la scritta MVNICIPIO; a pianterreno si aprono due porte; al primo piano tre finestre, due rettangolari con ante lignee e una vetrata ad arco a tutto sesto; tra queste trova spazio la lapide marmorea ai Caduti; al piano secondo le finestre sono tre, rettangolari, sviluppate in altezza meno di quelle sottostanti e inframmezzate dallo stemma civico. Il tetto è stato rifatto.

Il prospetto est del corpo nord è segnato dal vano scala, con una struttura in ferro e vetro e copertura in rame; è questa una delle modifiche più evidenti, essendo stata eliminata la scala interna in cemento armato e ricuperata quella esterna e più antica, ora fruibile e protetta; oltre alla scala, questo lato ha a livello terra due porte e una finestra rettangolare, e al primo piano tre finestre rettangolari. Sul lato ovest (retro) è posto l’ascensore centrale, oltre a otto aperture sui due livelli. Il prospetto nord del corpo sud a pianterreno è ingentilito da tre archi vetrati con serramenti in ferro; al primo piano spicca una loggetta con tre ordini di doppi archi a tutto sesto, mentre a destra si notano i vani scala e ascensore, veri e propri elementi di raccordo tra i due corpi. Il color rosso mattone e marroncino che caratterizzavano il municipio prima del restauro sono stati sostituiti da  intonaci conservati, malte a base di grassello di calce e calce idraulica naturale, che conferiscono al palazzo un colore tra il bianco e il grigio chiaro.

All’ interno, riformato prevalentemente attraverso moduli a spazi liberi, è stata mantenuta la sala consiliare, mentre si presenta ampliato l’atrio porticato (mq 27,35), chiuso da vetrate con struttura leggera in ferro verniciato, e l’ingresso (mq 13,96); mantenuto pure l’ambiente dell’archivio e ammodernati i servizi igienici, mentre la superficie destinata a ufficio è concentrata nel corpo settentrionale, ove è ubicato l’ufficio anagrafe di mq 40 (m 5 x 8). Il piano primo comprende uno spazio aperto ad uso ufficio di mq 123,73 complessivi, più mq 40 presso la porzione nord. Infine il soppalco, con struttura in legno e ferro,  di altezza media pari a m 2,30, consta di un grande ambiente per riunioni pubbliche e incontri culturali di m 12 x 17,50 circa, di cui lo spazio calpestabile è pari a mq 85,53.

Tra le opere d’arte presenti val la pena di segnalare il lacerto d’affresco scoperto durante i lavori di restauro nella sala consiliare, ma anche alcuni arredi originali dei primi del Novecento.

 

L’antico Comune di Cimmo e la sua casa comunale

Il Comune di Cimmo, come s’è già detto in principio, è più antico di quello di Tavernole, cosa che spesso accade di riscontrare riguardo i centri posti alla sommità di un monte e come mostra la stessa etimologia del nome Cimmo chiaramente derivante da Cima o Zima. Dotato di antico Statuto sin dal 1372, compilato dal sacerdote don Bernardino dei Cacii de’ Milanti, Nicolino de Cacijs, arciprete della pieve di inzino, e dal notaio Bressanino Bicocchi de Minalibus, abitante a Tavernole[1], il Comune di Cimmo godeva anticamente di una certa prosperità, attestata dall’estimo del 1811 che lo colloca al secondo posto tra i centri facenti parte del Cantone  di Bovegno, a quota £ 27.082[2]. Dopo secoli di autonomia nel 1810 venne aggregato a Cimmo il Comune di Marmentino, assumendo la denominazione di Comune di Cimmo con Marmentino, e naturalmente a Cimmo esisteva un municipio, una modesta casa civica sita in località Missone[3]. L’edificio nel 1850 venne distrutto da un incendio[4] e dopo il rogo fu in parte ristrutturato. Esso sorge in fregio a via Cereto, in un tratto ripido di strada, ed è composto da due piani fuori terra e un seminterrato, con una semplice porta d’ingresso e un’altra murata, entrambe a tutto sesto sul prospetto che guarda a nord, due porte a tutto sesto sul lato est con una finestrella incassata al pianterreno e quattro finestre rettangolari al piano primo, e quattro aperture di misure e forme diverse e asimmetriche sul lato ovest, di cui una appartenente a un livello seminterrato; l’aspetto della casa è particolarmente rustico talché è lecito supporre che oltre all’ufficio comunale vi fosse ospitato un fondaco o un magazzino per le legne o le granaglie; tutte le finestre sono inoltre dotate di grate il che rende ancora più rude e arcigno l’aspetto dello stabile.

A seguito dell’incendio di tale edificio fu deciso di trasferire il municipio nell’ex palazzo di valle in Tavernole. La popolazione di Cimmo non accettò di buon grado tale decisione che dovette suonare loro come un esproprio di autonomia; il paese infatti per secoli aveva mantenuto il ruolo di capoluogo. Inutili furono i tentativi per riportare il municipio in quella che, stanti così le cose, sebbene il Comune continuasse a chiamarsi Cimmo, era divenuta una frazione di Tavernole; nel 1884, con la delibera del 2 aprile, venne sancita definitivamente la conferma della sede municipale a Tavernole[5]. Il Comune mantenne la denominazione di Cimmo sino al 1927 quando, con Regio Decreto 12 maggio 1927 n. 767 venne cambiato il nome in Comune di Tavernole-Cimmo. Tale denominazione durò invero soltanto pochi mesi dacché con Regio Decreto 23 agosto 1927, in applicazione del R. D. 17 marzo 1927 n. 383, vennero accorpati al Comune anche i centri di Pezzoro e Marmentino e il nuovo ente assunse il nome di Comune di Tavernole sul Mella[6], che ancora oggi mantiene, avendo come frazioni Cimmo e Pezzoro, mentre Marmentino tornò ad essere autonomo nel 1955.

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[1] Statuti rurali bresciani del secolo XIV (Bovegno, Cimmo e Orzinuovi) 1927, p. 121
[2] ASBS, Prefettura del Dipartimento del Mella, b. 109.
[3] Nell’agosto 2013 il Comune di Tavernole mise all’asta l’antico municipio di Cimmo per una cifra di € 45 mila a base d’asta (G. RUSSO, in Giornale di Brescia, sabato 3 agosto 2013, p. 26).
[4] A. FAPPANI 2002, vol. XVIII, p. 299.
[5] Delibera 2 aprile 1884 n. 1, cit. in AA. VV. 1975, p. 230.
[6] Ibidem.