Tavernole, antico centro della Valtrompia

L’importanza di questo piccolo ma composito Comune, già documentato all’inizio del XIII secolo, fu massima nel periodo veneto allorquando esso fu sede del Consiglio di Valle, assemblea delle rappresentanze dei singoli Comuni valtrumplini[1]; presso l’Archivio di Stato di Venezia è conservato il codice degli Statuti Generali della Valle Trompia, datato 1436 ma basato su un testo della prima metà del ‘400[2].  

Il Palazzo della Valle sito in Tavernole coincideva probabilmente con l’odierna casa comunale, - ma tra gli storici non manca chi identifica il palazzo con casa Fontana - ove nel XIX secolo era anche alloggiata la Guardia Nazionale del Comune di Cimmo; il portale è descritto con parti in marmo di Tavernole, scuro con venature bianche (predizzo) e, all’interno, nella sala maggiore, un dipinto con le tre sorelle, simboleggianti le tre valli bresciane[3]. L’edificio fu riattato presumibilmente nel 1857 da parte del noto ingegnere trumplino Nicola Sedaboni, del quale l’Archivio di Stato di Brescia conserva un fondo denominato Carte Sedaboni.

Tale ristrutturazione risulta da una lettera del 25 agosto 1857 dell’i.r. delegato provinciale nella quale si chiedeva al Sedaboni di presentare un rendiconto dettagliato in merito alle minori e maggiori spese sostenute per le opere effettuate presso il municipio di Cimmo adibito anche a palazzo di valle; il progettista eseguì pertanto un prospetto, che trovasi accluso al medesimo fascicolo d’archivio[4], dettagliando le varie spese, la cui maggiorazione risultò pari a £ 215,16; dall’esame delle carte pare si trattasse di opere di consolidamento, ripavimentazione, tinteggiatura e generale abbellimento dell’edificio.

Il Comune di Cimmo verrà soppresso con delibera n. 32 del 23 agosto 1927. Il municipio principale fu sempre ubicato a Tavernole, tant’è che nel 1884 fu confermato di mantenerlo nella parte bassa nonostante il Comune fosse ancora denominato Cimmo[5]. Tuttavia, come vedremo oltre, anche a Cimmo, per un certo periodo, esistette un ufficio comunale.

La “villa de Pesoro” è citata negli Statuti di Cimmo e Tavernole del 1372; il vocabolo latino “villa” in questo caso è da intendere come paese, che allora era compreso nel Comune di Cimmo; tra i comuni valtrumplini Pezzoro non risulta citato nel 1385, 1408 e 1429; dopo alcuni anni si rese indipendente grazie alla Serenissima Repubblica di Venezia che favori le autonomie locali; intorno al 1440 venne compilato lo statutino, promulgato dai sette capifamiglia nel gennaio 1442.

Nel 1443 le anime di Pezzoro erano 280[6].

La casa comunale, all’indomani dell’Unità d’Italia, era situata nel luogo dove ancora oggi si trova, se è vero ciò che nel 1911 è riportato dall’ Illustrazione Bresciana (n. 192 del 16 agosto 1911, p. 9). Tra il 1810 e il 1816 il Comune comprese anche Marmentino, mentre la frazione di Pezzoro passò alle dipendenze di Pezzaze. Dal 1860 Cimmo fu inserito nel Circondario di Brescia, all’interno della Pretura e del Mandamento di Bovegno. Dal quinternetto «che si consegna all’esattore di Cimmo sulle scosse dei redditi comunali del 1870» risultano spettanze per £ 2.793 per tagli legna e £ 5.415 per fitti; nello stesso anno apprendiamo che esisteva la figura professionale dello stradarolo e fontaniere[7], segno di un centro sufficientemente organizzato.

 Il municipio nel corso del Novecento

 Il 3 agosto 1914 fu eletto Sindaco un uomo politico che avrebbe segnato la storia di Tavernole per decenni, Davide Pelizzari, a capo dell’ente nel 1926 con la carica di Podestà, che detenne sino al 1938; egli tornerà a dirigere il Comune di Tavernole nel dopoguerra sino alla fine degli anni Cinquanta. Il municipio ai primi del ‘900 era piccolo, praticamente ridotto alla sola sala consigliare, tant’è che con deliberazione del 13 maggio 1913 veniva negato l’uso della sala per conferenze, «…essendo il solo ambiente addetto per l’Ufficio…»[8]. Il Lonati scrisse che presso il municipio di Tavernole esisteva un ritratto in marmo di Pio XI scolpito dal lodrinese Alessandro Pederzolli (1839-1927)[9].

Se il municipio era angusto, il personale alle dipendenze dell’ente locale era abbastanza numeroso: la pianta organica comprendeva solo il segretario che, con uno stipendio di £ 1.400 serviva pure il Comune di Pezzoro, e un messo (retribuito con £ 366), ma altri vari incaricati erano stipendiati dal Municipio[10]. Alla vigilia dell’accorpamento in unico Comune dei centri di Marmentino e Pezzoro, i dipendenti del Comune di Cimmo-Tavernole erano 12, nello specifico il segretario, all’epoca tale Zappa Pietro, con uno stipendio di £ 11.760, un messo scrivano, un medico e una levatrice consorziali, un guardaboschi, uno stradino, due tumulatori, un bidello e due sacristi[11]. Dopo l’unificazione dei tre paesi risultava in servizio lo stesso numero di dipendenti:  il segretario, un messo scrivano, un cursore, tre guardaboschi, un medico, due levatrici, un veterinario e due stradini[12]. Restavano esclusi dalla pianta organica il personale scolastico, i regolatori degli orologi pubblici e i sacristi, che pure continuavano a ricevere compensi dall’ente.

Negli anni successivi le necessità di risparmio si riflessero sull’organico municipale, ridotto nel 1932 a sette unità (di cui ben tre levatrici), risaliti nel 1936 a nove tra impiegati e salariati, più un posto vacante di cursore[13]. La gestione dei bilanci di Tavernole era tradizionalmente contraddistinta da una certa floridezza, inusuale per l’alta Valtrompia, tant’è che già anticamente gli originari di Cimmo avevano formato  un ente ben regolato al fine di impedire che i forestieri s’impadronissero delle sostanze messe da parte con fatica e oculatezza[14]. Tale virtuosità nella gestione del denaro della comunità fu mantenuta dall’amministrazione podestarile del nuovo comune unico, talché nel 1929 risultava un avanzo di amministrazione di £ 28.090[15]. In virtù di tale quadro finanziario nel 1929 il Podestà determinò che fosse approntata una sala per l’archivio, oltre all’ampliamento del municipio mediante il riattamento di un piccolo ambiente attiguo alla sala municipale, sino ad allora adibito a ripostiglio, e al rifacimento del tetto ad opera del capomastro Gabriele Piotti; i lavori furono eseguiti in economia e importarono una spesa di £ 7.000[16].

Ciò non impedì che il vice-Prefetto, in visita a Tavernole nel maggio 1935, si sentisse in dovere di segnalare la necessità di un ampliamento e di una sistemazione dell’ufficio comunale[17]. Ma la raccomandazione prefettizia non ebbe seguito e nessuna opera rilevante fu operata sul municipio sino agli anni ’50. Nel 1956 furono radicalmente rinnovati gli arredi della casa comunale e quelli dell’ambulatorio, con spesa rispettivamente di £ 250.000 e £ 200.000[18]. L’anno seguente furono i circa 300 mq della piazzetta Martiri a fianco del municipio a essere sistemati secondo le modalità individuate dalla Giunta.

Dal punto di vista amministrativo il primo sindaco del dopoguerra fu, nel 1946, Santo Zubani, classe 1902, di professione capocantiere, in lista con lo Scudo crociato, che rilevò Luigi Possi, designato dal Comitato di Liberazione Nazionale (C. L. N.) nel 1945.

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[1] In precedenza il centro cui faceva capo la valle era Bovegno.
[2] Ogni comune della valle (da Carcina in su) mandava a Tavernole due o più rappresentanti; primo magistrato della Valle era il sindaco, che durava in carica un anno (rinnovabile); quindi veniva, secondo per importanza, un vicario generale (per dirimere cause civili), anch’esso in carica per un anno; veniva poi un luogotenente per conto del vicario; un nunzio residente a Brescia, che rappresentava i valligiani nei ricorsi dinanzi ai rettori bresciani o al governo veneto; i ragionati.
[3] AA. VV. 1975, p. 99 rif. L. FALSINA, Gemme Artistiche Triumpline, Tavernole e S. Filastrio, in La Valle Trompia, anno VII, p. 78 (nota), Brescia 1930.
[4] ASBS, Carte Sedaboni, busta 4, fasc. LXI.
[5] Delibera n. 1 del 2 aprile 1884. Cfr. AA. VV. 1975, p. 230.
[6] A. FAPPANI 1996, vol. XII, p. 397
[7] ASBS, Prefettura, b. 1123.
[8] AC, Comune di Cimmo, b. 23, fasc.1.
[9] G. ANZANI-L. CARAMEL, p. 234.
[10] Deliberazione della Giunta del 31 maggio 1913 in AC, ibidem.
[11] AC, b. 24, fasc. 11.
[12] Prospetto personale dipendente 1929 in AC, serie 4, b. 32, fasc. 1.
[13] AC, b. 65, fasc. 17.
[14] I.B. 1911, p. 9. A Cimmo esiste ancora oggi una via “Antichi Originari”.
[15] AC, serie 4, b. 32, fasc.1 (1929).
[16] Vedasi Deliberazione 26 gennaio 1929 del podestà Pelizzari Davide in AC, b. 64, fasc. 11 e serie 4, b. 32.
[17] Lettera del 18 maggio 1935 della Prefettura al Podestà di Tavernole in AC, b. 65, fasc. 16.
[18] AC, serie 75, b. 86, fasc. 1.