Testimonianze preistoriche e romane fanno del territorio di Sarezzo uno dei centri abitati più vetusti della Valle Trompia. Avogadro e Martinengo furono potenti feudatari vescovili, ma nel 1232 vi è già traccia di autorità comunale[1]. Nell’estimo visconteo del 1385 è indicato quale comune della Valle Trompia. Alla fine del sec. XV Sarezzo contava 780 abitanti. Il suo centro coincideva con l’attuale piazza Cesare Battisti, a quel tempo chiamata piazza della Chiesa o piazza Grande, sul cui lato orientale si trovava l’antica casa comunale, che nel 1524 venne ampliata su un preesistente edificio da parte dei locali maestri murari Lorenzo e Marco Betti: dalla descrizione dei lavori sappiamo che l’accesso al comune avveniva mediante una scala esterna, sul davanti vi era un portico a due archi sovrastati da due balconi, mentre al piano nobile era una sala per le pubbliche adunanze riscaldata da un caminetto[2]. 

La casa del Comune sorgeva sul lato nord-est della piazza della Chiesa, sulla sponda sinistra del torrente Redocla. Frequenti erano le esondazioni del corso d’acqua che scendeva dalla valle saretina e perciò nel 1583 il Comune realizzò un argine, non risolvendo del tutto i problemi, dato che le alluvioni del 1738 e del 1757 causarono danni. Nel corso del XVI secolo Sarezzo accrebbe notevolmente il suo patrimonio (terreni, boschi, case, stalle, officine) e il Comune si dette una compiuta organizzazione, attestata dai perduti statuti, di cui ci restano alcune trascrizioni postume[3]. Il suono della campana radunava la vicinìa; la torre campanaria era torre della comunità, quindi simbolo religioso e civico al tempo stesso; essa si erge massiccia e pietrosa sulla piazza principale sin dal 1585: al 6 agosto 1585 risale l’accordo tra il Comune di Sarezzo e i Maestri di fabbrica. La Torre è descritta di 70 braccia in altezza, come risulta da atto di Vincenzo Pasinetti, regestato da Giovanni Risino[4].

Sulla parete orientale, nella spessa muratura di conci a corsi paralleli, oltre alla lapide di dedicazione a Dio, alla Vergine e ai SS. Faustino e Giovita, patroni di Sarezzo, è inserita l’effigie dei due santi e, sotto, a formare una forma a T, lo scudo con la scritta Castellanie Comunis Saretii Vallis Trompie che, come abbiamo visto compare nello stemma civico e forse si riferisce all’esistenza di uno scomparso castello di Sarezzo[5], vi è riprodotto lo stemma comunale, purtroppo oggi deteriorato in modo tale da risultare illeggibile. La torre oggi ha orologi sui diversi lati, ma quello più antico è quello del lato est, ove sono le già citate sculture opera di Francesco Faitini[6].

Nel 1539 fu allargata la piazza centrale del paese[7]. Nel 1560 sono attestati capitoli del Comune per «la fabrica della casa del Comune in contrada la Piazza»[8].

Alla fine del dominio veneto Sarezzo, che contava 1240 anime e versava in misere condizioni, passò dal cantone del Mella (1797, anno in cui proprio qui si verificò un duro scontro tra Francesi e filo-veneziani), distretto delle Armi (1798), al distretto I di Brescia (1801), al cantone V di Gardone (1805). Sotto l’Austria nel 1816 fu compreso nel VI distretto di Gardone. Infine, nel 1859 fece parte del mandamento VII di Gardone. Nel 1861 Sarezzo contava 1.846 abitanti in tutto, suddivisi nelle tre frazioni di Sarezzo, Zanano e Noboli, con Sarezzo capoluogo[9]. Nel 1860 fu eletto Sindaco Carlo Montini, di anni 38, possidente, che aveva già ricoperto cariche di rilievo nella Deputazione sin dal 1843 e che resterà a capo del Comune sino al 1877[10]. Nel 1885 la Provincia respinse la domanda degli abitanti di Ponte Zanano che desideravano essere staccati da Sarezzo e aggregati a Gardone.

Nel 1820  furono eseguite riparazioni alla torre civica, danneggiata da una tempesta[11]. Nel 1834 fu oggetto di sistemazione la scala d’ingresso dell’edificio municipale, a opera di Martino Perotti[12], mentre sulla scorta delle note del perito Domenico Foresti furono liquidati all’impresario Battista Tonni £ 21,88 per interventi sulla loggia, sul soffitto e sui volti della torre del Comune, così come riporta dettagliatamente una missiva del 29 ottobre 1840 del vice-delegato provinciale Garavaglia alla Deputazione comunale saretina[13]. Nell’occasione fu riparato pure il meccanismo dell’orologio per l’ammontare complessivo di £ 213,60 (lettera del Garavaglia alla Deputazione di Sarezzo recante la data del 5 aprile 1841)[14].

Nel 1838 il muratore Fortunato Peli era stato frattanto incaricato di intervenire sulla casa comunale per opere che importavano per le casse locali £ 330 a base d’asta. In particolare il Peli ristrutturò i locali ad uso abitazione dei cappellani coadiutori, con rifacimento del muro di cinta, opere murarie interne e sistemazione del copertume e delle finestre; delle perizie tecniche fu incaricato Domenico Foresti[15].

Il 14 agosto 1850  una rovinosa alluvione infierì su Sarezzo distruggendo, oltre a numerose abitazioni, anche l’antico municipio. Delle opere ivi custodite si salvò soltanto una tela di Pietro Marone raffigurante la Vergine col Bambino e i SS. Faustino e Giovita. Per un anno e mezzo i documenti salvati dalla furia delle acque furono sistemati presso la casa della signora Rosa Ballerini vedova Barboglio, poi presso un’altra casa privata a tale scopo presa in affitto da tale signor Buffoli. Nel 1865 il Comune acquistò da Antonio Guizzi alcune stanze in contrada dell’Acqua (oggi via Roma) da adibire a uso ufficio. Tale sede provvisoria del municipio svolse le sue funzioni sino al 1928.

La tabella riassuntiva dei lavori pubblici relativi al 1866, compilata dal segretario e indirizzata alla Prefettura di Brescia il 15 luglio 1867, annota che «le case di ragione del Comune sono mantenute e conservate in modo lodevole». Ma, con ogni probabilità, si trattava di giudizi autoreferenziali. L’esigenza di un municipio efficiente e dignitoso fu sentita a lungo e si sarebbe concretizzata solo con l’avvento del Fascismo.

 

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[1] Il Comunis de Saretio è citato in una disputa per il possesso del monte Palosso (A. FAPPANI 2000, p. 307).
[2] S. SOGGETTI 1995, p. 10.
[3] Si veda a tal proposito A. FAPPANI 2000, p. 308 e l’accurato studio di Alfredo e Stefano Soggetti (1995).
[4] AC Sarezzo, Istrumenti, serie 04, n. 223.
[5] Nel territorio comunale di Sarezzo, a Ponte Zanano, è documentata l’esistenza del castello Testaforte, presidio con guarnigione della Comunità della Valle contro i Ghibellini; ma è probabile che il castello cui fa riferimento la dicitura riportata sulla torre campanaria fosse un’antica fortezza di cui resta anche traccia nella memoria toponomastica di una contrada di Sarezzo, denominata appunto Castello.
[6] Vedasi AA. VV. 1986 VI, p. 503 e R. SIMONI 2001, p. 75.
[7] A. FAPPANI 2000, p. 308.
[8] AA. VV. 2008, p. 362.
[9] AC, Titoli 1860-1897, b. 153, fasc. 2
[10] R. SIMONI 2001, p. 233 e AA. VV. 2008, p. 64.
[11] AC, Raccolta annuale 1816-1859, b. 6, fasc. 1.
[12] AC, Titoli 1816-1859, b. 23, fasc. 7.
[13] Ibidem.
[14] Ibidem.
[15] AC, Raccolta annuale 1816-1859, b. 25, fasc. 1.