Il nuovo municipio (1928)

La nuova casa comunale fu progettata dallo stesso podestà di Sarezzo, Geometra Giacomo Prunali, nel 1926-27, edificata e ultimata l’anno successivo. I lavori, per la spesa di £ 193.227,91, furono condotti dalla ditta Omodei Maffeo di Bovegno sotto la direzione del geometra Ettore Contessi e l’inaugurazione solenne avvenne il 28 ottobre 1928, mentre il collaudo avvenne il 26 maggio 1929 a opera dell’ing. Achille Foresti[1]. Il 17 giugno 1934, alla presenza del Prefetto e del Questore di Brescia, si tenne un’importante cerimonia presso il municipio e l’annessa Casa del Fascio.

Il nuovo edificio fu sviluppato su tre piani, con accesso centrale abbellito da una scalinata in pietra chiara, inquadrato da due esili colonne classiche sorreggenti il balcone balaustrato del piano nobile, alle spalle del quale si apriva una porta finestra binata e centinata; al pari di questa furono realizzate a centina le altre nove aperture della facciata principale, a eccezione delle quattro a pianterreno, ad arco ribassato; lo schema si replicava sugli altri prospetti, con l’unica differenza che al posto dell’ingresso e del balcone furono realizzate normali finestre singole; lungo tutti i lati furono apposte lineari fasce marcapiano in rilievo e una sagomata tra il limite superiore dell’ultimo ordine di finestre e il sottotetto; il piano terra all’esterno fu tinteggiato più scuro rispetto al primo e secondo piano; il tetto era a quattro spioventi e coppi. Sostanzialmente si tratta dell’edificio ben proporzionato e di un’eleganza semplice che ancora oggi fa bella mostra di sé, dopo gli accurati restauri eseguiti all’inizio del nostro secolo, sul lato settentrionale della centrale piazza.

L’interno, oggi riadattato alle attuali esigenze, era strutturato in 15 vani: al pianterreno vi era un ufficio di portineria, due stanze adibite ad ambulatorio medico-ostetrico, e altre due stanze ove era alloggiato l’ufficio postale, il telegrafo e il posto di telefono pubblico. Al primo e al secondo piano avevano sede gli uffici comunali e la sala per le adunanze, in tutto dieci vani.

Tra le opere d’arte racchiuse nel municipio di Sarezzo una soltanto spicca per qualche pregio: si tratta della pala di Pietro da Marone (1548-1625) raffigurante la Vergine col Bambino e, sui lati i SS. Patroni del paese Faustino e Giovita. Il dipinto, delle dimensioni di cm 74,5 x 74 racchiuso da una cornice lignea “a tempietto”, appartiene al manierismo bresciano, tant’è che sino al 1935 fu attribuito erroneamente al Moretto. Il quadro, per tradizione esposto nella sala delle adunanze della casa comunale, fu trafugato nella notte del 28 dicembre 1934 e venne ritrovato integro, non si sa dove e in che modo, il 5 gennaio 1935. Fu la conseguente perizia del direttore dei Civici Istituti nonché ispettore onorario dei Monumenti e Scavi Prof. Cav. Alessandro Scrinzi ad attribuire il dipinto a Pietro da Marone.

Nonostante avesse pochi anni di vita, il municipio ebbe a subire nuovi lavori nel corso degli anni Trenta: con delibera del 30 aprile 1935 furono liquidate £ 7.000 per riparazioni a edifici comunali negli anni 1932-33-34, di cui £ 2.095 solo per il municipio[2]; nel 1934 vi furono importanti acquisti di mobilio dell’anagrafe per £ 3.250 e £ 4.600 per gli altri uffici comunali (contratti del 18 agosto 1934)[3]; l’anno seguente l’impresa Ragni Romeo di Brescia assunse opere di ristrutturazione per £ 4.420,10 comprendenti la formazione del gabinetto del Podestà, la sistemazione di vari uffici, sostituzione e aggiunte di serramenti interni e opere di imbiancatura e verniciatura[4]; nel 1936, con contratto n. 50 rep. del 10 aprile la ditta saretina Zanetti Pietro fu incaricata di eseguire opere murarie per ridurre ad abitazione parte del piano rialzato a mattina del palazzo comunale, per un importo di £ 6.447,10[5]; i solai furono in parte rifatti a opera della ditta locale Perotti Paolo per l’importo di £ 3.050 (contratto 10 ottobre 1936 n. 87 rep.)[6]; fu sistemato l’atrio a pianterreno[7]  e infine, sempre nel 1936, fu riparato e sistemato l’impianto di riscaldamento con una spesa di £ 5.650[8]; nel 1940, con delibera del 27 novembre, il municipio fu dotato di una nuova caldaia per £ 3.800[9].

In anni a noi più prossimi il municipio fu sottoposto a ristrutturazione varie volte, per esempio nel 1981[10], e poi ancora in anni più recenti con interventi di abbattimento delle barriere architettoniche e di manutenzione ordinaria e straordinaria.

Nel 1996 il Comune di Sarezzo fu tra i primi a inaugurare la sperimentazione degli sportelli automatici per il rilascio di documenti amministrativi, i cosiddetti documat.

Nel 1997 si intervenne sul municipio cambiando e uniformando i serramenti vecchi, logori e non più recuperabili: essi furono sostituiti da infissi di legno Hemlock laccati, con vetri tipo termophan a doppia lastra di cristallo da mm 4 e intercapedine da mm 9 di aria disidratata, molto più isolanti dei precedenti; le tapparelle, alcune rimaste in legno (originali), altre in ferro e altre ancora in plastica, furono sostituite e uniformate. Il tutto ebbe un costo di 122 milioni di lire[11]. L’anno seguente la principale sede municipale fu ancora oggetto di una serie di lavori coordinati dagli ingegneri Luca Campana, Edoardo Belponer e Lorenzo Ruffini e volti all’eliminazione delle barriere architettoniche. L’utilizzo dei locali risultava così composto: nel seminterrato trovavano posto l’archivio e la caldaia; al piano rialzato gli uffici tecnici, al primo piano i vari servizi amministrativi e al secondo la sala consigliare, quella di Giunta, l’ufficio del Sindaco e la segreteria. L’intervento maggiore fu l’ascensore oleodinamico, con vano corsa in cristallo temperato e muratura in corrispondenza dei piani di arresto, cabina parte in acciaio inossidabile satinato al naturale e parte in cristallo. L’insieme degli interventi del 1998-1999 comportò una spesa di 150 milioni di lire[12].

All’inizio del XXI secolo fu posto mano alla piazza che venne ridisegnata, pavimentata su progetto dell’arch. Fabrizio Veronesi. In particolare l’eliminazione degli alberi al centro della stessa piazza ne valorizzarono la visibilità, evidenziando nel contempo il dialogo strutturale tra l’edificio comunale e la parrocchiale.

Le risorse umane del Comune di Sarezzo erano piuttosto esigue. Scorrendo le vecchie carte scopriamo che nel 1856 gli stipendiati comunali che chiedevano un aumento di paga (aumento che la Delegazione Provinciale ritenne di non accordare) erano in tutto sette, di cui tre maestri[13]. Undici anni dopo il personale civico era di nove unità, per effetto dell’ ingaggio di due guardie campestri, oltre ai già operativi due maestri, al medico condotto, alla levatrice e a due impiegati (segretario e cursore), mentre restava vacante il posto di scrittore e veniva annotata la presenza di una farmacia privata soggetta alle periodiche ispezioni comunali[14]. Le funzioni, i ruoli e le paghe di impiegati e salariati comunali sul finire del secolo furono disciplinate da un regolamento più volte oggetto di modifiche (1878, 1887, 1891, 1895 ecc.). Solo per fare un esempio, il regolamento del 1887 comprendeva 88 articoli e definiva le mansioni di segretario, maestri, medico, levatrice e cursore. Nella prima metà del Novecento il numero di impiegati e salariati rimase pressoché invariato: nel 1923 c’erano un medico, un veterinario, una levatrice, un segretario, uno scrivano, due messi scrivani fra gli impiegati; uno stradino, un tumulatore, due bidelle, due campanari, uno spazzino e un fontaniere[15]. Nel 1930-31 gli impiegati erano sette e comportavano una spesa complessiva a bilancio di £ 61.600[16].

Gli orari d’ufficio secondo l’ordinanza podestarile 7 novembre 1930 n. 2619 trasmessa all’Istituto di Previdenza Nazionale INIEL, erano nei giorni feriali 9-12/14-18, nei festivi 9-12; l’apertura al pubblico era ogni giorno dalle 9 alle 12, ogni giorno il Podestà riceveva dalle 11 alle 12 e la domenica dalle 9 alle 12; i giorni di riposo dei dipendenti erano diversificati[17]. La situazione mutò radicalmente nel periodo della guerra civile, tanto da indurre il Podestà Piero Franchi a scrivere alla Prefettura il 12 dicembre 1944 che, a causa della necessità di risparmio della legna per scaldare gli uffici del municipio, veniva adottato per i dipendenti l’orario continuato 8-13, con un dipendente a rotazione a garantire la fascia 13-18 nei feriali, mentre la domenica il comune rimaneva aperto dalle 9 alle 11,30[18].

 

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[1] Cfr. AA. VV. 2008, pp. 172-173.
[2] AC, Titoli 1906-1952, b. 21, fasc. 21.
[3] AC, Titoli 1906-1952, b. 21, fasc. 10-11.
[4] AC, Titoli 1906-1952, b. 21, fasc. 24.
[5] AC, Titoli 1906-1952, b. 21, fasc. 31.
[6] AC, Titoli 1906-1952, b. 251, fasc. 2.
[7] AC, Titoli 1906-1952, b. 251, fasc. 3.
[8] AC, Titoli 1906-1952, b. 21, fasc. 32.
[9] AC, Titoli 1906-1952, b. 251, fasc. 7.
[10] A. FAPPANI 2000, p. 311.
[11] Progetto definitivo ed esecutivo tavola A, febbraio 1997.
[12] Relazione tecnica, dicembre 1998.
[13] Lettera della Delegazione Provinciale del 20 marzo 1856, in AC, Titoli 1816-1859, b. 38 fasc. 11.
[14] AC, Titoli 1860-1897, b. 5, fasc. 6.
[15] AC, Titoli 1906-1952, b. 5, fasc. 6 (1923).
[16] AC, Titoli 1906-1952, b. 11, fasc. 1 e 4, elenco stipendi corrisposti, 25 agosto 1931.
[17] AC, Titoli 1906-1952, b. 11, fasc. 1.
[18] AC, Titoli 1906-1952, b. 15, fasc. 1 (1944).