Il municipio della tarda era fascista (1941-42) e i successivi rimaneggiamenti

Il personale del piccolo Comune di Polaveno (926 abitanti nel 1861) nei primi anni del ‘900 si attestava intorno alle 5-6 unità. Nel 1925 gli impiegati e salariati erano in tutto otto: segretario, medico condotto, 2 levatrici in consorzio con Brione, messo scrivano, guardaboschi, stradino e seppellitore[1]. Nel 1930 erano diminuiti a sei, mancando il seppellitore e un’ostetrica. Il numero si mantenne costante sino al 1941, quando, accanto ai 6 in servizio, furono assoldati 2 avventizi nelle mansioni di scrivano e messo. Il medico, il messo e lo stradino erano stati chiamati alle armi[2].

L’ufficio comunale era stato sistemato in quegli anni in una stanza presso la casa un tempo parrocchiale a fianco dell’attuale municipio, ove sorge l’ala più recente; prima ancora era stato per alcuni anni in via Roma n. 13 presso una casa privata. La visita del Prefetto del luglio 1941 pose tra l’altro all’attenzione delle autorità il problema della sede comunale: nell’occasione si propose l’acquisto e il riattamento del fabbricato adiacente onde ampliare il vecchio e malandato municipio. Detto fatto. Con atto notarile del 26 agosto ’41 tale Giuseppe Mingardi s’impegnò a cedere all’ente locale l’immobile rurale di sua proprietà per ricavarvi la nuova e più ampia sede del municipio, per la somma di £ 5.000, aumentate poi a £ 18.000 per liquidare altri fratelli del Mingardi, comproprietari[3].

Il 30 agosto fu stipulata la convenzione per i lavori di erezione della nuova sede municipale e dell’E.C.A. per l’importo a base d’asta di £ 149.000[4]. Il 16 settembre fu versata la somma pattuita per la vendita. I lavori procedettero speditamente. La nuova sede fu progettata dal geometra Angelo Taoldini di Gardone V. T. e i lavori condotti dall’impresa Umberto Trevisani di Gardone Riviera per la parte muraria, e da Bortolo Cippini di Sarezzo per quella elettrica, per un costo finale di £ 180.000. La pianta dell’edificio era rettangolare con portico sulla facciata principale, lunga m 15,50. I piani realizzati furono due più i solai; una fascia marcapiano era rappresentata dallo zoccolo di laterizi che movimentava anche il portico d’ingresso, contrastante con l’intonaco e la coloritura in Terranova.

L’altezza dell’edificio era di m 7,10 in gronda. Al pianterreno era ubicata la sala del Fascio (m 5 x 10,50), quella della G.I.L., la segreteria e i servizi. Mediante una scala, in cemento rivestita in Botticino con frontalini di Bardiglio, si accedeva al primo piano comprendente gli uffici municipali: l’ufficio pubblico (m 8,50 x 5,10), quello del Podestà (5,00 x 4,30), del Segretario (4 x 2,30) e il terrazzo. I materiali utilizzati furono murature di pietrame, laterizi e malta di cave locali al primo piano e sui solai, mattoni per lo zoccolo e le spalle delle finestre, cemento per gli architravi, i muri portanti, i pavimenti e il terrazzo, cemento tipo Duralbo per le banchine delle finestre, ossatura di legname per il tetto con listone e tegole marsigliesi, forati per le tramezze, graniglia levigata per i caminetti, abete per i serramenti, pino nazionale per le tapparelle avvolgibili. Il palazzo fu infine dotato di campanelli e impianto elettrico 120-140 Volta[5].

Nello stabile, ultimato nel 1942, furono ospitati anche l’ufficio postale, il dazio, l’ufficio agricoltura e il già citato E.C.A. (Ente Comunale di Assistenza).

Nel 1944 furnono acquistati mobili per l’anagrafe e l’archivio dalla ditta Febbrai Silvio di Brescia. Con delibera consigliare del 3 agosto 1946 i locali al pianterreno del municipio furono assegnati come abitazione del messo scrivano[6].

Conclusasi l’era fascista, alla carica di primo cittadino fu chiamato Giuseppe Mingardi (1° giugno 1945-7 aprile 1946), quindi fu eletto il social comunista Andrea Boventi (1946-51)[7].

Gli anni ’50 e ’60 furono per Polaveno anni di continua crescita: la popolazione nel 1961 era di 1.710 abitanti, l’economia da rurale si fece prevalentemente artigianale e la ricchezza del Comune aumentò. A fronte di una pianta organica rimasta press’a poco la stessa degli anni ’30, la burocrazia e le accresciute competenze comunali resero necessario ammodernare e ampliare gli spazi del municipio, che disponeva di sole tre stanze al primo piano, per una superficie totale di soli mq 80, poiché il pianterreno era occupato dalla scuola elementare[8]. Alla fine degli anni ’70 venne acquisito l’edificio limitrofo alla sede realizzata nel 1942 e si potè pertanto procedere al necessario ampliamento. Tale edificio era stato realizzato nel 1976 per essere adibito ad abitazione civile; furono pertanto indispensabili alcune opere di riadattamento. I lavori iniziarono nell’ottobre del 1979 e furono conclusi il 4 agosto 1980.

La nuova ala, costituita in corpo unico con la preesistente e leggermente più alta di questa, si presentò con tre piani fuori terra e un interrato. Presso il nuovo edificio furono sistemati anche l’ufficio postale, l’ambulatorio, mentre le scuole elementari furono trasferite nel plesso scolastico nel frattempo a sua volta ampliato. Ai piani superiori furono sistemati gli uffici ragioneria, del Sindaco, del Segretario, nonché la sala della Giunta (piano primo), la sala del Consiglio Comunale con l’archivio (piano secondo). L’importo delle opere fu preventivato di £ 114 milioni e mezzo[9].

Negli anni successivi intervennero altri lavori manutentivi ma la sede, formata dai due corpi, quello datato 1942 e l’altro datato 1976-80, uniti a formare un solo edificio, rimase sostanzialmente inalterata.

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[1] AC, 1898-1976, b. 94, fasc. 1 e 1.1.
[2] Relazione del Commissario prefettizio al Prefetto, in occasione della visita di quest’ultimo a Polaveno il 28 luglio 1941, in AC, 1898-1976, b. 94, fasc. 3.
[3] AC, 1898-1976, b. 94, fasc. 5.
[4] Ibidem.
[5] Ibidem.
[6] Ibidem.
[7] AA. VV. 1998, p. 28.
[8] Relazione tecnica dell’ing. Fausto Zabbeni, 30 dicembre 1978 in AC Deposito.
[9] Ibidem.