Dal castello degli Avogadro al Comune moderno

Da sempre tramite tra la Valtrompia e la Franciacorta e il Sebino, Polaveno è nominato in un documento del 1280 col quale si imponeva ai comuni della Franciacorta di concorrere alla riparazione del ponte delle Grotte (attuale ponte Crotte)[1]. Situato in una zona ricca d’acqua e franosa – come attesterebbe, secondo lo Gnaga, lo stesso toponimo derivante da pullus e labes – il territorio di Polaveno appartenne ai monasteri di Provaglio e di Rodengo (sec. XII), indi alla Pieve d’Iseo (XIII-XIV). Inserito nella Quadra di Gussago nell’Estimo Visconteo (1385)[2], divenne possedimento feudale degli Avogadro, sancito dal Malatesta (1409) e dal Doge Francesco Foscari (1427); in quello stesso anno Lumezzane fu data in feudo al posto di Polaveno. Sino ad allora vi sorgeva un castello, press’a poco dove ora sorge la parrocchiale; tale castello fu quindi distrutto e la Vicinìa polavenese potè svilupparsi. Tra i primi atti in cui è menzionata la casa comunale è quello datato 21 febbraio 1504: essa si trovava «nella contrada del Dosso…nel luogo del Carrobio»[3]. Il Catastico del 1609-1610 annovera 1.000 anime e risorse derivanti essenzialmente dai boschi e da due molini comunali. Il nucleo ove sorse sin dall’antichità la casa comunale sarebbe quello poi denominato Parrocchia.

Sino al 1797 Polaveno gravitò nell’area della Quadra di Gussago[4]. Con i regimi filo-napoleonici la comunità di Polaveno fu autonoma e fu inquadrata nel Dipartimento del Mella, Distretto I, Cantone V sino al 1810, ma come si legge nella lettera del Cancelliere Censuario di Gardone, del 24 dicembre 1809, dal successivo 1° gennaio Polaveno fu concentrato con Ome[5]. Nel 1816 tuttavia, con la dominazione austriaca, il Comune tornò a essere autonomo, venendo però incluso nel Distretto VII di Ospitaletto; nel 1817 tornò a far parte della Valtrompia, nel Distretto di Gardone[6]. Nel 1859 Polaveno fu accorpato al Mandamento VII di Gardone. Il suo primo Sindaco eletto in base alla Legge Comunale e Provinciale 23 ottobre 1859 fu Giovanni Peli[7].

La casa comunale risulta fosse sita nelle vicinanze della zona ove ancora oggi si trova. L’orologio pubblico era invece posto sul campanile parrocchiale di S. Nicola. Tale orologio fu riparato nel 1827[8]. Il 28 febbraio di quell’anno sappiamo, da una lettera del Commissario di Gardone, che la casa comunale necessitava di restauri[9]. Seguì un fitto carteggio tra i due enti: il 27 settembre 1829 la Deputazione propose al perito Domenico Foresti di stimare le opere di restauro necessarie; ma a ottobre la Commissaria replicò che tale designazione tralignava le competenze municipali. L’11 ottobre la Deputazione insisteva: Polaveno non possedeva un ufficio degno di questo nome, mancavano i serramenti, i telai dei vetri (telari d’invetriata), andavano eseguite modifiche interne e l’inverno s’approssimava con i suoi rigori; venne riproposta la consulenza del Foresti. Per di più – si legge nel cartiglio – la spesa sarebbe stata esigua e i lavori sarebbero stati fatti eseguire da un muratore del luogo. Finalmente il 20 ottobre 1829 l’Imperial Regia (I. R.) Commissaria autorizzò gli interventi sui serramenti ma, traendo a scusa che la stagione non era adatta a compiere opere murarie, negò l’esecuzione delle modifiche interne[10].

Il 23 novembre 1829 fu presentato un progetto di restauro del municipio, ma l’autorità provinciale lo respinse con comunicazione del 19 dicembre 1829 perché giudicato poco dettagliato e carente, giacché si prescriveva di indire un’asta pubblica per l’aggiudicazione dei lavori, importanti una spesa di £ 554,79[11]. L’asta pubblica fu indetta e l’8 gennaio 1831 fu incaricato per il progetto di restauro l’ing. Cavadini; nel frattempo la Deputazione comunale segnalò l’improrogabilità dei lavori alla Commissaria imperiale di Gardone. Ancora una volta l’autorità filo-austriaca concesse qualcosa ma non tutto, autorizzando opere per sole £ 310, invece delle 539,14 del preventivo già scontato[12]. Il 20 ottobre 1832, da una relazione della Deputazione alla Commissaria, risulta che i lavori non fossero ancora ultimati: mancavano tre inferriate, mentre gli infissi erano stati finalmente sistemati[13].

Le opere furono iniziate, ma non finite, da tale Giuseppe Giovanelli, sicché il 20 novembre 1832 fu stilato un processo verbale in cui erano elencati i lavori ancora da svolgere per £ 144,56. Un secondo riconteggio, compilato il 29 dicembre 1833 e spedito alla I. R. Commissaria di Gardone, indicava le spese ancora necessarie in £ 160,76.  Il 29 aprile 1832 era frattanto stato riparato l’orologio pubblico[14]. Il 29 gennaio 1834 ricompare il nome del perito Foresti, al quale la Deputazione fu invitata dal Commissario ad affidare il computo di stima delle opere. Il mese successivo la Commissaria autorizzò i lavori prescrivendo però che venissero effettuati non già in economia come intendeva il Comune, bensì mediante contratto di cottimo. Ottemperando agli zelanti ordini superiori, il 14 aprile 1834 la Deputazione, a firma Vinati e Peli, indisse l’asta per l’affido dei lavori a cottimo per £ 161[15].

I lavori di restauro della casa comunale si conclusero il 10 settembre 1834, come si evince da una missiva della Deputazione all’ I. R. Commissaria di Gardone[16]. Essi consistettero in modifiche dell’ingresso, rifacimento dei pavimenti, riduzione e omogeneizzazione delle finestre, munizione di inferriate alle stesse, scrostatura e intonacatura dei soffitti a volta e riduzione del grande camino[17].

Dalla descrizione delle opere compilata il 25 novembre 1830 è possibile farsi un’idea di come fossero i locali (o meglio, il locale ché si trattava soltanto di una stanza) siti al pianterreno della casa comunale in contrada Parrocchia n. 1. Si accedeva tramite un portone a una sala misurante m 6,30 x 5,52 x 4,50, pavimentata a mattoni, con due finestre di m 1 x 1,40 a tramontana, e una di cm 50 x 50 a levante, con un grande camino. Nel settembre dello stesso anno al falegname Giovanni Palini fu commissionato un lavoro significativo della scarsità di risorse del Comune di Polaveno: il «panco ridotto in forma di tavolo per ordine della Deputazione amministrativa» per un preventivo di £ 43,98 giacché il municipio non aveva altri mobili oltre a quello. E persino su una spesa così esigua furono liquidate soltanto £ 39, con determinazione del 30 settembre 1834[18].

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[1] AA. VV. 1994, pp. 74-75.
[2] E. ABENI, p. 217.
[3] Rif. C. SABATTI a cura di, p. 27 doc. in ASBS, Notarile Brescia, Belleri Gio. Benedetto, notaio in Polaveno, filza 550, ad annum 1504.
[4] Vedasi L. MAZZOLDI, p. 162.
[5] AC, 1725-1897, b. 4, fasc. 2.5.
[6] Cfr. G. DONNI, p. 217.
[7] AC, 1725-1897, b. 54, fasc. 10.
[8] AC, 1725-1897, b. 18, fasc. 2.
[9] Ibidem.
[10] Il carteggio citato in AC 1725-1897 Deputazione comunale, b. 20, fasc. 2.1.
[11] AC, 1725-1897, b. 22, fasc. 2.1.
[12] Ibidem.
[13] AC, 1725-1897, b. 23, fasc. 2.
[14] Ibidem.
[15] AC, 1725-1897, b. 25, fasc. 2.1.
[16] Ibidem.
[17] Ibide
[18] AC, 1725-1897, b. 25, fasc. 2.m.