Il nuovo municipio (1993)

Nel 1993 dinanzi alla nuova casa comunale, progettata dall’architetto Pierfranco Rossetti, fu approntata una piazzetta pavimentata in porfido; accanto al comune furono realizzati spazi commerciali e residenziali.

L’edificio ha pianta a “L” ed è dotato di un portico a cinque fornici a tutto sesto, affacciato verso nord, cui s’aggiunge un altro fornice oltre il pilastro a ovest;  le colonne sono in pietra grigia, mentre la struttura muraria è in cemento e calcestruzzo intonacato. Sopra una sobria linea marcapiano sono infilate sette aperture rettangolari e all’altezza del sottotetto si susseguono tre sequenze di finestrelle abbinate, a rettangolo longitudinale. Nella parte “commerciale” affacciata a est si apre un altro portico stilisticamente uniforme rispetto al precedente, ma più ridotto in quanto a dimensioni.

Il prospetto est, sviluppandosi lungo un terreno in dislivello, presenta in vista uno zoccolo di cemento a vista su cui s’aprono tre finestrelle in corrispondenza del seminterrato, mentre sopra sono, da nord a sud rispettivamente, un fornice all’angolo e tre porte finestre rettangolari; quindi, oltre la  fascia marcapiano longitudinale si allineano, sempre da nord a sud, una decorazione con gli stemmi della Valtrompia, quello del Comune, con ai piedi la scritta “PEZZAZE” e tre finestre rettangolari; il solaio è contraddistinto all’esterno dalla medesima fascia su tutti i lati. Il fronte meridionale mostra i quattro  livelli: il seminterrato con un’ampia porta che introduce nel salone civico e, a fianco, la bascula della rimessa-deposito; il piano primo (pianterreno per il fronte nord), è dotato di tre finestre rettangolari così come il piano secondo (primo per il prospetto principale), mentre le finestrelle ribassate del solaio sono binate come quelle sul fronte nord.

I livelli sono dunque quattro in tutto, di cui uno interrato destinato a sala civica e del consiglio comunale, oltre a locali accessori, deposito e autorimessa; il pianterreno adibito all’albo pretorio (atrio d’ingresso), ai servizi demografici e sociali, commercio, ragioneria, protocollo, vigilanza urbana e messo con uno spazio d’attesa per l’utenza. Il piano primo ospita l’ufficio tecnico e gli altri uffici di segreteria, le stanze dell’esecutivo, Sindaco e Giunta e un salottino d’attesa centrale. Il quarto livello è costituito dal sottotetto, adibito ad archivio.

Tra le opere presenti all’interno del municipio spicca l’encausto a freddo[1] eseguito nel 1992 da Giovanni Repossi. Si tratta di un grande affresco che traccia, attraverso una narrazione iconografica richiamante certo realismo novecentesco (vengono in mente i nomi di Funi, Sironi, Purificato), la storia e la cultura di Pezzaze rappresentata dalle componenti produttive, religiose e sociali di cui la vita di questo paese di montagna è da sempre costituita: vi sono rappresentati i “capifamiglia” della Vicinia discutere e decidere per il bene della comunità, i carbonai i quali fanno in modo che la trasformazione della materia avvenga tramite una combustione ottimale del poiàt; e, ancora, il dolore nella storia (le invasioni, la peste, la morte), ma anche la redenzione della forza della vita rintracciabili nella figura di una giovane madre con un neonato in grembo o nella luce albeggiante che avvolge il Santo Patrono; e poi i pastori, i contadini, le donne alla fontana, una filatrice, il cantastorie e al centro di tutto il monte, dalle cui viscere possono derivare progresso, ascesa sullo scosceso pendìo, ma anche desolazione e disgrazia.

Tra le opere scultoree presso il municipio pezzazese sono invece degne di nota alcune realizzazioni in ferro di Vittorio Piotti (1935-2000). Significativo quanto scrisse il critico Fausto Lorenzi riguardo a questo scultore legato a Pezzaze: «voleva che la sua arte avesse la stessa fusione con le montagne, i boschi, l’acqua, i cieli, le colture che avevano i boscaioli, i cacciatori, i pastori, i fucinieri delle nostre valli: piccoli trofei di un’umanità radicata alla terra»[2].

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[1] L’encausto è una «antica tecnica pittorica, fondata sull’uso di colori sciolti nella cera e riscaldati al momento di dipingere» (Devoto-Oli). Nel caso dell’encausto “a freddo” si tratta di una specifica tecnica utilizzata nel dipinto di Pezzaze.
[2] AA. VV. 2005, p. 59.