Il Comune dagli Statuti più antichi della valle (1318) e i suoi antichi municipi.

Il documento più antico nel quale è nominato il Comune di Pezzaze risale al 18 marzo 1219 e, come sovente accadeva a quei tempi, trattasi d’una controversia con una comunità confinante, in questo caso quella di Avano e Savenone[1].

Pezzaze ha gravitato religiosamente nell’orbita della Pieve di S. Giorgio di Bovegno, vi furono redatti gli Statuti più antichi della valle, risalenti al 1318 e purtroppo perduti; essi sono citati nella seconda stesura riformata, del 1529.

Il centro e l’antica sede della vicinia di Pezzaze era Mondaro, ove sorse la torre medievale ancora esistente; nel 1343 è tuttavia citata una “vicinia di Lavone”[2] non più menzionata negli estimi viscontei del 1385 né successivamente nei documenti d’epoca malatestiana e veneta, anche se nella statistica demografica del 1493 “Pesazi” fosse indicato separatamente da “Lavon”, i due centri contando rispettivamente 1040 e 300 abitanti. Pure Omobono Piotti, nelle sue Cronache Triumpline (1907), sostenne che in via Taverna a Lavone vi fosse, oltre all’osteria, anche la casa del Comune[3].

All’inizio del ‘500 Pezzaze contribuì con grande spesa e fornendo soldati per la difesa di Brescia contro i Francesi (1512). Dall’esame degli Statuti del 1529 si apprende che i Consoli del Comune erano 12, con funzioni anche di massari; erano poi previsti un notaio, due campari (guardie campestri) e alcuni “ufficiali” che disimpegnavano mansioni minori e ausiliarie le più disparate, dai pignoramenti alla manutenzione delle strade. Sempre dagli Statuti sappiamo che le risorse principali di cui il paese godette furono le miniere, la legna dei boschi e il bestiame, e ciò fu vero sino a non molti decenni or sono. Infine sul frontespizio degli statuti cinquecenteschi appare, oltre al giglio della Comunità di Valle Trompia, l’antico stemma di Pezzaze, una stadera con dei ganci.

Nel 1610 Pezzaze era per popolazione, dopo Bovegno e Collio, il terzo centro della valle con 1.900 anime, ma la crisi dell’attività estrattiva e la peste del 1630 impoverirono il Comune, che dovette chiedere sovvenzioni al capitano di Brescia (1649). Cionondimeno nei secoli successivi il territorio di Pezzaze risultò il più ricco dell’alta valle, con un estimo, nel 1811, pari a £ 31.804[4].

La sede comunale di Mondaro, che da una successiva pianta dell’ingegnere Matteo Gatta è indicata essere la terzultima casa prima della piazza centrale[5], venne restaurata nel 1709, mentre nel 1714 il Comune, in difficoltà economica crescente, si separò dal resto della valle per non pagare la decima sull’estrazione del ferro.

Nel 1810 a Lavone era presente una sorta di distaccamento comunale e Pezzaze formava un unico territorio con Pezzoro e Irma[6]. Nel catasto napoleonico del 1811 tuttavia, la casa comunale è senz’altro segnata a Mondaro[7]. Nel 1826 la frazione di Savenone Superiore chiese di essere separata da Pezzaze per entrare a far parte di Bovegno[8]. Dopo l’Unità Pezzaze fu inquadrato nel mandamento di Bovegno insieme ad altri otto Comuni, tra cui Irma e Pezzoro, tornati indipendenti. Il primo Sindaco nell’Italia unita fu Giacomo Sedaboni (1860-1875 e poi ancora 1879-1885), mentre il 17 giugno 1924 l’esecutivo si dimise e fu nominato commissario Giacomo Prunali (che in seguito sarà podestà a Sarezzo), poi nel maggio 1926 fu designato alla massima carica comunale il cavaliere Piero Milesi. Dopo il ventennio fascista verrà eletto sindaco per la D.C. l’ingegnere Mario Piotti (nato il 12 novembre 1892), in carica dal 6 luglio 1945 al 2 giugno 1951[9].

Nel 1924 venne inaugurata la nuova scuola elementare in località Stravignino; al piano rialzato di tale stabile ebbero sede sino al 1993 gli uffici municipali[10]. Il baricentro del Comune di Pezzaze si trasferì perciò dall’antica piazza di Mondaro alla frazione di Stravignino (qui hanno sede le scuole, l’ufficio postale, la casa di riposo “Istituto Bregoli” e il municipio).

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[1] Ved. C. SABATTI 1995, p. 57.
[2] P. GUERRINI 1948, pp. 83-85.
[3] Rif. In C. SABATTI 1995, p. 92. In particolare il Piotti parla della casa comunale, lambita dall’antico acquedotto che si diparte dal «…primo ponte dello stradale, che mette a Pezzaze»; si trattava di un ufficio-osteria dove stava lo scrivano del Comune « ed è quella abitata dalla signora Maria Anna Bregoli vedova Pe».
[4] ASBS, Prefettura del Dipartimento del Mella, b. 109.
[5] ASBS, Architetti, ingegneri, agrimensori, b. 327.
[6] Ved. V. RIZZINELLI 2008, pp. 26-27. La denominazione a quel tempo era infatti Pezzaze con Irma e Pezzoro.
[7] Ibidem, p. 35.
[8] Ibidem, pp. 59-60.
[9] A. FAPPANI 1996, p. 387.
[10] AA. VV. 1993, p. 10 e V. RIZZINELLI 2008, pp. 225-226. All’inaugurazione intervenne l’on. Bonardi. Il progetto fu del geometra Brentana, la spesa fu di £ 586.388.