di Claudio Cazzago

 

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Ornato dai consueti corona e rami intrecciati,  semipartito e troncato, il primo d’argento, al giglio sbocciato, di rosso, sormontato dal rastrello anomalo munito di nove denti (simbolo della Communitas Vallis Trompiae); il secondo di rosso, mostra un libro aperto, d’argento con la scritta in nero statuta su tre righe, e con la data MCCCXVIII su due righe e sempre in nero; il terzo, di azzurro, alla stadera d’argento (arcaico simbolo del Comune), con il primo posto a sinistra e con il piatto quadrangolare e graticolato a destra.

La stadera è l’antica bilancia che costituisce un oggetto in araldica definito parlante ovvero in grado di richiamare l’etimologia del nome del paese: Pesaciis, Pèsase o Pesaze richiamano infatti l’atto del pesare e perciò lo strumento utilizzato per tale operazione. La data riportata sul libro in numeri romani, ovvero il 1318, è quella degli Statuta del Comune, come vedremo essere i più antichi della Valle Trompia. Il giglio simbolo della Communitas è stato inserito a voler rimarcare l’appartenenza del paese alla Valle del Mella.

Contrariamente a quanto si potrebbe pensare lo stemma, pur fondato su storici riferimenti che affondano le radici nel passato, è stato approvato e concesso soltanto nel 2004 con Decreto del Presidente della Repubblica.