Dalla Pieve alla seconda metà del Novecento

Il territorio di Nave fu abitato in epoca romana, come testimoniano numerosi ritrovamenti, in particolare presso Cortine. A partire dal sec. IV o V il pago di Nave, centro religioso e amministrativo, aveva il proprio fulcro presso la chiesa detta della Mitria, dedicata in origine alla Vergine Annunciata. Il Comune invece si costituì nel sec. XII[1]. Nel 1385 Nave divenne capoluogo dell’omonima Quadra, ruolo che mantenne sotto il successivo dominio veneto. Gli studiosi sono concordi nel ritenere che sin dal sec. XIII Nave avesse i propri statuti, giacché se ne trovano i riferimenti nei successivi regolamenti statutari tradotti in lingua volgare nel 1555[2]. Da Caterina Cassandi e Antonino Fedele si ritiene “ratificata nel 1444” la compilazione in “latino tardo-medievale” degli Statuti del Comune di Nave; lo storico Mons. Paolo Guerrini più in generale la riconduce “certamente al secolo XVII”, insieme ipotizzando che sia “probabilmente una rielaborazione di un testo più antico che risale per lo meno al secolo XIII”. La popolazione al principio del sec. XVII era di 1.600 abitanti, che diverranno 2.800 alla fine del sec. XIX. Le principali risorse pubbliche e private erano costituite dai boschi, cui si affiancarono poi le cartiere e le fucine di ferro. L’energia motrice fu assicurata dal fiume Garza che, incanalato e guidato dall’opera dell’uomo, tanta parte ebbe quale baluardo e barriera attorno al perimetro di Brescia.

Dal punto di vista amministrativo nel 1610 a Nave operavano tre sindaci e un pari numero di consiglieri, un notaio e un console con carica della durata di un mese. In quanto capoluogo di quadra a Nave esisteva anche un Monte di Pietà, che nel 1771-83 concesse un prestito anche alla Vicinìa di Cortine per complessive £ 220[3].

Il primo edificio comunale venne probabilmente eretto in contrada Costalunga[4]. Il 12 febbraio 1484, in un documento notarile, è tuttavia citata una pubblica riunione della Vicinìa presso la camera maiori comunis in contrada dell’Osteria (taberne)[5]. Non era infatti infrequente che la comunità possedesse edifici pubblici adibiti anche a “osteria”, intesa in senso lato come negozio e locanda con alloggio. Dai documenti si evince che la casa comunale fosse dotata di una piccola loggia o di un balcone[6]. Nel 1629 fu acquistato un edificio privato adiacente alla prisca sede, talché la casa comunale risultò più ampia: le nuove acquisizioni compresero altresì una bottega, dei vani residenziali, un portico con loggia e un brolo. I nuovi locali erano orientati a nord, sulla strada maestra della valle del Garza. Per tutto il periodo veneto il municipio, almeno quanto a dimensioni, rimase pressoché lo stesso di quello che fu utilizzato sino agli anni Sessanta del XX secolo.

Nel 1797 la soldataglia transalpina agli ordini del generale Landrieux, vinta la resistenza dei Valsabbini ai piedi del Dosso del Grizzago, dilagò nella valle del Garza saccheggiando, depredando, uccidendo; la furia dei Francesi e dei loro accoliti si accanì pure sulla casa comunale che fu devastata: l’archivio fu dato alle fiamme e preziosi documenti antichi si persero per sempre.

Durante il Risorgimento la casa comunale fu adibita a caserma per 25 croati stanziati per dar man forte al presidio austriaco, giacché a Nave era particolarmente forte il sentimento avverso ai dominatori asburgici[7]. Da documenti risalenti alla metà del sec. XIX sappiamo che l’ufficio comunale era situato in una parte della scuola, in contrada Osteria: ci è stato tramandato dalle carte anche il nome del progettista di tale edificio, l’ingegnere Pietro Filippini, e il costo dell’opera di sistemazione di quel modesto municipio, pari a £ 1.318[8]. Ma nel 1854 l’importo dei lavori, liquidati all’impresa Battista Trainini, era aumentato a £ 2.060; da quel momento le opere per il municipio navense furono dichiarate collaudabili[9]. Per l’effettivo collaudo bisognerà attendere il 31 agosto 1865, quando un certo ing. Venturini scrisse nella propria relazione che, tra l’altro, la riduzione a ufficio comunale di una parte della scuola era stata ottenuta modificando la destinazione d’uso di un edificio agricolo, dal momento che alcune aule e sale s’erano ricavate in aree precedentemente occupate da un fienile e da un porcile[10]. Trascorsero altri 12 anni e si dovette mettere nuovamente mano al municipio: nel 1877 vennero infatti eseguiti non meglio precisati lavori di sistemazione della casa comunale, affidati all’impresario edile Carlo Pasotti di Bovezzo[11]. L’anno successivo furono spese 8.710 lire per fornire la casa comunale di un nuovo ingresso, nuovi pavimenti e servizi, e per imbiancare l’esterno e l’interno[12].

Nel 1863 il valore capitale della casa comunale, sita ai mappali catastali 91-92, era pari a £ 5.250 e comprendeva, oltre all’ufficio municipale, la sede della Guardia Nazionale dal 1860, e la scuola elementare maschile e femminile[13]. Negli anni 1855-58 l’ing. Filippini aveva pure eseguito lavori di ristrutturazione ai locali della Gendarmeria, mentre la porzione orientale dell’edificio polivalente, come abbiamo visto, ospitava la scuola elementare, sino al 1913 quando fu realizzato un nuovo plesso.

Il primo Sindaco di Nave dopo l’Unità fu un cittadino illustre della Nazione: Giuseppe Zanardelli, illustre statista, eletto alla carica di primo cittadino nel 1860 e che diverrà in seguito Ministro ai Lavori Pubblici, Presidente del Consiglio dei Ministri, Presidente della Camera dei Deputati e Ministro della Giustizia. Come consigliere comunale a Nave lo Zanardelli rimase in carica sino al 1872. Il Consiglio Comunale fece murare sulla facciata del municipio una lapide a ricordo del celebre uomo di Stato[14]. Tra il 1861 e il 1869 fu Sindaco Francesco Barcella, al quale parimenti fu dedicata una lapide collocata nel vecchio municipio. Queste le parole scelte, alla morte del Barcella (1894), per eternare nella pietra la gratitudine di Nave verso colui il quale, sull’impronta data dallo Zanardelli, amministrò per due volte da primo cittadino (1861-1869 e 1874-1889): A/ Barcella Dr . Cav. Francesco/ Per quasi mezzo secolo/ Amministratore di questo Comune/ esempio raro/ di virtù pubbliche e private/ il Consiglio Municipale/ interprete/ del voto unanime della popolazione/ questo ricordo/ decretava/ nel giorno XX sett. MDCCCXCIV[15].

Negli anni immediatamente successivi all’Unità d’Italia il Comune aveva alle sue dipendenze un segretario, uno scrivano, un cursore, il medico condotto, due levatrici, cinque maestri, due tumulatori; tra gli stipendiati vi erano pure due campanari e un regolatore dell’orologio comunale[16]. Dati successivi, relativi al 1873, ci dicono anche che era presente una guardia forestale[17]. Nel 1897 il personale alle dipendenze del Comune era formato dallo stesso numero di quello del 1861, con qualche differenza tra stipendiati e salariati[18].

Nell’inventario del 1878  la «casa uso ufficio municipale e scuola elementare» è indicata in viale del Commercio n. 1 e, su un patrimonio comunale di complessive £ 32.910, era stimata del valore di £ 7.000[19]. Nell’inventario del 1891 la denominazione e la collocazione dell’edificio risultavano ancora diverse: la «casa civile in Nave contrada Garibaldi n. 1» era adibita a ufficio municipale, scuole e asilo infantile[20].

Frattanto si era verificato un tentativo di smembrare il territorio navense, quando, nel 1869, la frazione di Cortine, presentò una petizione per essere elevata a Comune autonomo. La Prefettura tuttavia respinse la domanda[21].

 

Il cuore del paese frattanto veniva abbellito: nel 1920 fu eretto un monumento ai 57 Caduti nella piazza antistante il vecchio municipio, opera dello scultore milanese Cirillo Bagozzi e del marmista Vigilio Bertoli. Il 7 settembre 1924 fu inaugurato il Parco della Rimembranza.

Il primo Podestà di Nave fu il Cav. Celestino Comini, nominato il 16 maggio 1926, ma il trapasso dalla democrazia al regime fu caratterizzato da ribaltoni e avvicendamenti alla guida dell’ente: Comini era succeduto alla carica di Sindaco al Cav. Andrea Reggis nel 1922; nel 1923 tornò per breve tempo in sella Reggis; Comini, tornò a guidare l’Amministrazione nello stesso ’23 e, rimasto in carica sino al 1924, all’inizio di quell’anno rassegnò le dimissioni; il Comune fu commissariato (21 marzo 1924)[22]. Tra i consiglieri che nell’occasione si dimisero figuravano gli ex sindaci Barcella, Comini e Reggis. Nel periodo di commissariamento Nave concesse la cittadinanza onoraria a Benito Mussolini (15 maggio 1924) e aderì alla Federazione Provinciale dei Comuni Fascisti (5 giugno 1924)[23]. Nell’estate del ’24 fu eletto Sindaco Bernardo Zanelli. Infine, come abbiamo visto, Celestino Comini tornò al timone nel 1926 come Podestà. Nel frattempo, alla fine del ’25, fu riorganizzata la pianta organica, con la soppressione del posto di fontaniere e l’istituzione di due stradini e tumulatori, uno per Nave e uno per la frazione di Cortine (delibere del C. C. del 15 novembre 1925)[24].

Nel 1928, essendo Podestà di Nave Enrico Comini, il Comune di Caino fu aggregato a Nave, non senza qualche resistenza passiva da parte del primo. Al momento dell’unione, a Nave erano in servizio sei dipendenti: un segretario, un messo scrivano, uno scrivano, una guardia, una guardia boschiva, un commesso daziario. Il personale avventizio era invece composto da ben 11 persone (medico, stradini, tumulatori, bidelli ecc.)[25]. Curioso quanto interessante l’elenco delle suppellettili d’arredo e del materiale in uso all’ufficio comunale: «un orologio, 2 tavoli grandi,…6 sedie imbottite, 7 portatimbri, 5 timbri d’ottone, 10 timbri di gomma, 10 quadri di S. M. il Re, uno di Cavour, uno di Zanardelli, 6 dei Caduti di Nave…una stufa in ghisa, un termometro, una macchina da scrivere, un calamaio in vetro,…un parafuoco, 2 molle e palette per fuoco, 2 persiane alle finestre…un ritratto di S. E. Mussolini, una fascia tricolore con stemma sabaudo,…un leggìo in noce…una bandiera, mappe e carte geografiche, un tappeto verde, 4 urne di vetro (sic!) e 4 cabine elettorali…»[26] Dotatosi, come abbiamo visto, nel settembre 1928 dello stemma ufficiale e posto questo sulla facciata del municipio e sul gonfalone già acquistato nel 1926[27], nel 1930 la municipalità si trovò a dover esaminare la petizione di Caino per tornare indipendente; tuttavia il Prefetto Solmi, con lettera del 2 ottobre indirizzata al Podestà di Nave, respinse tale ipotesi[28]. L’edificio municipale non era granché cambiato da quello ottocentesco: nell’inventario del 1926 si legge che la casa comunale, sita in via Nazionale n. 22, comprendeva tre locali a uso ufficio e 16 altri locali per effetto della riduzione delle vecchie scuole a caserma dei Carabinieri, che erano in affitto nello stabile di proprietà del Comune[29]. Urgeva dotare il municipio di nuovi spazi, stante il celere aumento della popolazione, ascesa a 5.298 abitanti al 21 aprile 1931 (censimento ufficiale della popolazione). In una lettera del Podestà al Prefetto recante la data del 17 ottobre 1934 si rendeva noto all’Autorità Provinciale di Governo che erano in corso trattative tra il Comune e la Cassa di Risparmio delle Provincie Lombarde per ottenere un prestito di £ 235.000 finalizzato a costruire un nuovo municipio; tale cifra, assicurava il Podestà, sarebbe stata inserita nel bilancio preventivo del 1935[30]. Una lettera, con lo stesso mittente e lo stesso destinatario, datata 2 novembre ’35, annunciava tuttavia la sospensione della pratica «dato il momento eccezionale»; solo nel 1938 una missiva del 21 settembre del Podestà al Sindacato Provinciale degli Ingegneri ufficializzava l’incarico ai tecnici ing. Angelo Tosana e Gino Casnighi di stendere il progetto per il nuovo palazzo comunale[31]. Ma la guerra avrebbe nuovamente vanificato le buone intenzioni delle autorità locali.

Alla fine della guerra, nel 1945, fu designato Sindaco Riccardo Frati, mentre nel 1946 fu eletto Benedetto Mombelloni che durò in carica un solo anno, seguito da Francesco Corsini (1947-1948) e dal democristiano Camillo Fenotti (1948-1951); negli anni del dopoguerra i dipendenti comunali di Nave rimasero a lungo sei, gli stessi del periodo fascista; a mutare furono gli avventizi, tra i quali ad esempio troviamo, nel 1946, il ripristinato fontaniere, due regolatori dell’orologio (di Nave e Caino), gli stradini, il sacrista[32]. Storica, tra le altre, la figura del messo scrivano Giuseppe Velo, classe 1896, mutilato di guerra 1915-18, in servizio dal 1932, dimessosi nel 1941 ma sempre scrupoloso nei doveri d’ufficio, morto nel 1953 e ricordato da un elogio funebre compilato dal Sindaco al momento della sua scomparsa[33].

Nel 1955 furono eseguiti lavori di ristrutturazione comprendenti la demolizione del muro di cinta del cortile posto a settentrione del municipio, con il caratteristico portale a tutto sesto che si vede in alcune vecchie fotografie; l’abbattimento della porzione ex caserma Carabinieri; la ristrutturazione del portico con pietre a vista; il riattamento del primo piano. Sempre negli anni Cinquanta, nel cortile del municipio fu posta una stele funeraria romana in pietra di Botticino, delle dimensioni di m 2,10 d’altezza, m 0,68 di larghezza e m 0,20 di spessore, relativa alla memoria della locale famiglia dei Vocconi[34].

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[1] Cfr. P. GUERRINI, p. 14.
[2] P. GUERRINI 1950, p. 25.
[3] D. MONTANARI, p. 170 tab.
[4] S. ROSSETTI, p. 10.
[5] Ibidem.
[6] S. ROSSETTI, p. 12.
[7] P. GUERRINI 1950, p. 56.
[8] AC, b. 78, fasc. 3 (1853).
[9] AC, b. 78, fasc. 4.
[10] AC, b. 78, fasc. 7.
[11] AC, b. 78, fasc. 8.
[12] AC, b. 78, fasc. 9.
[13] AC, sec. XIX b. 90 bis reg. 1 (inventario beni comunali anno 1863).
[14] A. DOVARA cit. e M. GUERRA, p. 21. Sulla lapide è scritto: a Giuseppe Zanardelli/ che col poderoso ingegno e profonda dottrina/ assurse alle più alte cariche dello Stato/ cooperando/ con l’opera sua gagliarda e illuminata/ al miglioramento economico/ della Patria/ il Consiglio Comunale di Nave che lo ebbe suo primo Sindaco/ volle in questo marmo eternarne la gloriosa memoria/ Del. Con. VII febb. E XXVIII mar. MCMIV.
[15] M. GUERRA, p. 30-32.
[16] AC, b. 7, fasc. 2 (anno 1861).
[17] Ibidem.
[18] AC, b. 7, fasc. 20.
[19] AC sec. XIX, b. 90 bis, reg. 3 (inventario beni comunali anno 1878).
[20] AC sec. XIX, b. 90 bis, reg. 5 (inventario beni comunali anno 1891).
[21] AC, b. 7, fasc. 1
[22] AC, sec. XX, b. 1, fasc. 6.
[23] AC, sec. XX, b. 1, fasc. 7.
[24] Ibidem.
[25] AC, sec. XX, b. 10, fasc. 4.
[26] AC, sec. XX, b. 90 bis, reg. 11 (inventario beni comunali anno 1926).
[27] AC, sec. XX, b. 10, fasc. 1.
[28] AC, sec. XX, b. 10, fasc. 4.
[29] AC, sec. XX, b. 90 bis, reg. 11 (inventario beni comunali anno 1926).
[30] AC, sec. XX, b. 212, fasc. 1.
[31] Ibidem.
[32] AC, sec. XX, b. 7, fasc. 5.
[33] Ibidem.
[34] P. GUERRINI, p. 12.