di Claudio Cazzago

 

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D’azzurro (campo di cielo), alla nave romana vagante sopra un mare fluttuante d’argento e d’azzurro; al capo d’azzurro coricato di tre crescenti di argento posti 2, 1[1].

Il nome di Nave non tragga in inganno: nulla esso ha a che fare con il mare, le imbarcazioni, la navigazione. Come annota infatti lo Gnaga, il toponimo, di origine pre-latina, deriva da nava, e significa conca[2]. Il Guerrini chiarisce l’equivoco: «…lo stemma…, rappresentato da una nave che solca le onde azzurre del mare, è uno stemma “parlante”, che esprime il nome ma non la località, e che è di formazione tardiva perché non si può documentare, almeno a mia notizia, al di là del sec. XVI»[3]. L’illustre storico bresciano si riferisce alle campane della chiesa di S. Cesario, sulle quali fu rintracciata la sagoma della nave in abbinamento alle lettere C e M, Communitas Navarum. Stante il fatto che tali campane furono fuse nel 1672, è quest’ultima la data più antica alla quale è possibile rilevare la simbologia della nave. Sempre il Guerrini ci informa peraltro che tale concerto campanario fu interamente rimosso tra il 1899 e il 1903.

Il secondo elemento che contraddistingue lo stemma di Nave è il complesso delle tre mezzalune argento in campo azzurro. Tale iconografia ci riporta senza dubbio al blasone dei Paitoni, padroni di un castello a Montecchio di Nave[4]. Il più celebre esponente di tale famiglia fu Valerio Paitone, che nel sec. XVI congiurò contro gli invasori francesi insieme a Gian Giacomo Martinengo, e che dopo aver spadroneggiato come un don Rodrigo, finì i suoi giorni nel più atroce dei modi: decapitato e squartato.

La necessità di uno stemma si evidenziò il 13 aprile 1925 quando, essendo Sindaco Bernardo Zanelli, durante la seduta ordinaria del Consiglio Comunale venne proposto l’acquisto di un gonfalone per le cerimonie; ma per l’acquisto del gonfalone era necessario che il Comune fosse dotato di uno stemma, che invece non c’era, o meglio, non era stato ufficializzato, dacché sia in un documento del 1887 che nei sigilli della fabbriceria parrocchiale appariva la figura di un veliero[5]. Per dotarsi dunque di un adeguato stemma l’ente locale incaricò il prof. don Paolo Guerrini scrittore della Biblioteca Queriniana di Brescia, come risulta dai carteggi tra il Comune e lo storico bresciano[6]. Nel corso del 1926 proseguì il carteggio con la Consulta Araldica e il lavoro del Comune e dello storico Paolo Guerrini per documentare debitamente l’adozione dello stemma contenente il disegno della nave. A completamento della figura sono la corona regolamentare dei Comuni italiani, sotto lo scudo due rami in decusse, uno di quercia e uno d’alloro, onusti di frutti, annodati al centro da un nastro con i colori nazionali.

La foggia dello stemma venne formalizzata per interesse del Podestà e fu resa ufficiale il 22 settembre 1927 dal Re e dal Presidente del Consiglio dei Ministri Benito Mussolini mediante la firma del relativo decreto.

Nel 1965 l’Amministrazione comunale scrisse all’Ufficio Araldico presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri manifestando l’intenzione di sostituire lo stemma con la nave con un altro emblema civico già in uso nel 1890 e raffigurante una chiesa romanica e la dicitura Navarum Communitas, ma la risposta da Roma fu negativa (M. Foppoli).

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[1] R. D. di concessione dello stemma, 22 settembre 1922.
[2] A. GNAGA, p. 408.
[3] P. GUERRINI, p. 10.
[4] Il Popolo di Brescia, giovedì 20 settembre 1928, p. 8.
[5] Vedasi lo studio di G. DANESI, pp. 13-14-15.
[6] Ibidem.