Breve storia del Comune.

Come si ricava dai settecenteschi Annali della Communità di Bovegno (f. 494), conservati nella sede municipale, il 6 marzo 1281 il Comune di Bovegno mirò ad obbligare la Comunità di Marmentino alle spese relative al “riffamento” della pieve di S. Giorgio; si tratta della più antica citazione del Comune di Marmentino, documentata da una pergamena di Bovegno.

Il Comune di Marmentino era piuttosto popolato nel XV secolo, contando nel 1493 ben 760 anime, più o meno quante ne conta oggi questo paese a cavallo tra Valtrompia e Valsabbia. Nei secoli successivi la popolazione diminuì. La storia di Marmentino come Comune è relativamente recente, né si sono conservati gli Statuti; secondo il Vaglia sino al sec. XVIII Marmentino fece parte del territorio valsabbino, escluso tuttavia dall’autorità della pieve di Savallo[1]. Tuttavia è necessario osservare che sia religiosamente che civilmente Marmentino appare legato alla Valle Trompia. Le carte, quasi tutte parrocchiali, risalgono generalmente non ante il 1500. Dalle disposizioni emanate nel 1645 dal capitano di Brescia Venier, volte a ridurre le spettanze per gli amministratori comunali, apprendiamo che a Marmentino operavano 12 consoli, un notaio, un ministrale, un cavallaro, un camparo, un massaro generale e alcuni stimatori[2].

Nel 1810 Marmentino fu unito a Cimmo, ma nel 1816 fu di nuovo distaccato e incluso nel Distretto di Bovegno. Nel 1859 fu inquadrato nel Mandamento VIII di Bovegno, Circondario I di Brescia. La sua popolazione era frattanto tornata a crescere, nel 1861 era di 737 abitanti[3].

La rivista Brescia nelle industrie e nei commerci riportava  nel 1927: «Il Comune di Marmentino con le vistose rendite che ha dai suoi boschi e dai suoi pascoli, potrebbe essere dotato di tutte le comodità moderne, e invece si fossilizza in sterili competizioni personali e campanilistiche senza conchiudere nulla»[4]. Pochi erano pure gli impiegati ma, curiosamente, vi erano in servizio ben tre stradini, e dal 1908 fu anche nominato un ingegnere delegato alla sorveglianza delle strade[5]. A smorzare l’ardore di campanile ci pensò l’unificazione con Tavernole, nel 1928, e bisognò attendere il 1955 perché Marmentino tornasse a essere Comune autonomo.

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[1] U. VAGLIA, p. 78.
[2] C. SABATTI 2009, p. 208.
[3] AA. VV. 2001, p. 101.
[4] Riportato in P. GUERRINI 1986, p. 487.
[5] AC, b. 44, fasc. 3.