Il municipio di Marcheno nella storia: dal vecchio edificio alla costruzione del nuovo municipio (2004)

Nel centro principale, tra la fine dell’Ottocento e i primi anni del Novecento il contesto prospiciente il municipio venne conformandosi in modo più decoroso e razionale; tolta la vecchia fontana e il tratto di cloaca a cielo aperto, posto il nuovo zampillo di quella in marmo bianco che ancora oggi si può osservare[1], nel 1888 la contrada centrale fu abbellita col contributo comunale di 800 lire; l’ente cedette gratuitamente alla Parrocchia una porzione di area e parte d’un suo fabbricato. Il 10 aprile 1906 davanti al comune fece la propria comparsa il tram della linea Gardone – Brozzo: la vecchia casa del Comune si poneva come cuore di Marcheno moderno, guardata oltre il Mella dalla parrocchiale, lambita dal nuovo sferragliante mezzo di trasporto, ma ancora affiancata dal broletto, un orto che, quasi a voler testimoniare le radici agricole dell’antico borgo, ancora negli anni Venti veniva affittato dal Comune[2].

Sorprende come a Marcheno, nel 1941-42, quindi in tempo di guerra, furono avviati importanti lavori di ampliamento e ristrutturazione del municipio (dopo che nel 1938 esso era stato trasferito presso l’ex palazzo Vigliani, a circa 200 metri di distanza dalla sede storica del Comune[3]; nel 1939 la casa comunale era stata dotata di una nuova terrazza con balaustrata in cemento e di una scala d’accesso agli uffici su progetto del geom. Ettore Contessi di Gardone V. T.[4]. I lavori del 1941-42 videro sorgere, accanto al corpo di fabbrica preesistente, una porzione intermedia su due livelli (fu infatti innalzato di un piano il precedente fabbricato con terrazza balaustrata), con doppio parapetto non a sbalzo – fu la Provincia a prescrivere che non vi fosse sporgenza poiché in fregio al municipio passava la strada[5] – e una terza porzione in forma di torretta parallelepipeda di pari altezza rispetto al corpo principale e copertura a falde; le aperture e le bifore esterne furono rifinite in marmo, l’esterno fu interamente imbiancato e tinteggiato, mentre all’interno gli architravi furono realizzati in castagno, il solaio in travetti d’abete e furono anche poste nuove caldane in malta di cemento, con un’apprezzabile opera di consolidamento strutturale; i pavimenti furono sostituiti con mattonelle a mosaico, in graniglia di grana mezzana; il terrazzo fu impermeabilizzato con triplice strato di feltri bitumati, pavimentato in cemento e arricchito di nuovi parapetti pure in cemento; i telai delle finestre furono in abete scelto, i vetri semidoppi lucidi; al primo piano, a sud della scala realizzata nel 1939, fu ricavata la sala riunioni, mentre a nord sorsero due ambienti comunicanti per gli impiegati e  il pubblico e, ancora più a nord fu ubicata la sala del Podestà e del Segretario; quest’ultimo ambiente fu dipinto con l’effetto della finta tappezzeria e anche gli altri vani vennero sobriamente decorati. Nel 1942 fu realizzata la nuova stanza soprastante la terrazza (adibita a ufficio e archivio); i lavori furono condotti ad opera dell’impresa Baglioni Leone per un importo di £ 59.340 comprendente anche gli arredi, in parte cambiati e rinnovati, i serramenti, nuove canne fumarie e tubi pluviali[6].  

 

Il vecchio municipio, oggi trasformato in edificio residenziale e commerciale, era un palazzo di tre piani, la cui faccia principale, rivolta verso est e prospettante la strada Valleriana contemplava al pianterreno un ingresso centrale con duplice portone e duplice arco a tutto sesto, tre aperture quadre con inferriate e un portoncino laterale pure ad arco; il piano primo era caratterizzato da sei finestre alte, con semplice trabeazione, mentre al centro furono in seguito posti la lapide a commemorazione dei Caduti della prima guerra mondiale e un artistico lampione in ferro battuto, elementi che ancora oggi si possono ammirare nel complesso sorto nell’ex sede comunale; il secondo piano vedeva allinearsi sei finestre semplici, senza elementi architettonici aggiuntivi. I livelli erano contraddistinti da differenti lavorazioni e materiali, in particolare il pianterreno e le fasce laterali presentavano una muratura a bugne neoclassiche, e tra questo e il primo livello era abbozzata una fascia marcapiano.

Nel 1897 il Comune di Marcheno stipendiava sei dipendenti: il segretario Luigi Gitti, nominato “a vita” sin dal 1891, un cursore e guardia boschiva, un medico, una levatrice, un maestro e una maestra[7]; nel 1913 prestavano servizio tra gli stipendiati solo il Segretario Comunale e un cursore[8].

A Brozzo, al momento dell’accorpamento per decreto (1927), erano alle dipendenze comunali, tra stipendiati, salariati, consorziati e avventizi, 12 persone [9]. La pianta organica del nuovo ente unico fu nel corso degli anni snellita[10] e le paghe dei dipendenti tenute sotto controllo, con differenze tuttavia notevoli tra i più e i meno pagati: il medico comunale nel 1930 percepiva un reddito di £ 11.299, il Segretario £ 10.032, mentre i tumulatori dei cimiteri di Brozzo e di Cesovo soltanto £ 48.

Nel 1940 il personale del Comune di Marcheno venne ridotto a 5 dipendenti di ruolo e uno avventizio per esigenze di risparmio di risorse in vista dell’impegno bellico[11].

Interessante anche notare come assai diversi da oggi fossero gli orari osservati dal personale dipendente del Comune: nel 1929 nei giorni feriali il municipio era aperto dalle 8 alle 12 e dalle 15 alle 19 i feriali, e dalle 8 alle 12 la domenica; nel 1930 dalle 9 alle 12 e dalle 14 alle 18, con apertura la domenica mattina[12]; nel ’35, con l’istituzione del “sabato fascista” (R.D.L. 20 giugno 1935 n. 1010) venne adottato l’orario continuato 9 – 16,30 con pausa pranzo dalle 12,30 alle 13 e municipio aperto pure la domenica mattina[13]: il Segretario svolgeva servizio per 42 ore la settimana, l’impiegato per 48. Il podestà riceveva il pubblico la domenica e il mercoledì mattina, e per un’ora il venerdì pomeriggio[14]. Nel 1944 a Marcheno venne adottato l’orario consigliato dalla Prefettura Repubblicana[15], ridotto per ovvie contingenze belliche a 8-12/ 14-17 nei giorni feriali e 9-11,30 nei festivi. Nel 1945 il Sindaco disporrà un orario unico dalle 8 alle 12[16].

Nel 1946 I dipendenti comunali a libro paga dell’ente locale erano sette[17]. L’orario di apertura al pubblico fu ampliato dalle 8,30 alle 12 e dalle 18 alle 19, eccetto il martedì, «aperto tutto il giorno»[18]. Fra le innovazioni degne di nota menzioniamo l’installazione del telefono in municipio, avvenuta nel 1946-47, dopo numerosi solleciti all’azienda S.T.I.P.E.L., documentati sin dal 1942[19].

Tra gli episodi avvenuti nell’immediato dopoguerra fece notizia il processo contro la guardia comunale Luigi Valentini, iscritto fascista e diligente lavoratore anche durante gli anni difficili della lotta civile; si tratta di una vicenda interessante, sintomatica del clima pesante di quel frangente storico, e che aprendo una breve parentesi riassumiamo in nota[20].

Il vecchio municipio di Marcheno venne abbandonato da amministratori e dipendenti col finire degli anni Ottanta. Quale sede provvisoria del Comune venne scelto un edificio in via Rinaldini, al civico n. 5.

La sede “storica” del comune giacque per oltre un decennio in stato di abbandono. Soltanto nel 2003 fu recuperata, ma non a fini amministrativi pubblici, bensì commerciali e residenziali: fu ripristinato, mantenendo le forme originali, il municipio ottocentesco (mc 4.262), e anche la parte più a monte (mc 6.000), costruita in tempi più recenti, per una volumetria complessiva di mc 10.262[21].

Tra il 2001 e il 2004 fu realizzato un nuovo edificio municipale in via Giuseppe Zanardelli, circa 250 m più a valle rispetto alla vecchia sede municipale ma più a monte di quella provvisoria di via Rinaldini, presso la quale, una volta trasferito il municipio nella nuova struttura, furono insediati la Direzione Didattica, la Protezione Civile, il Gruppo Anti-incendio, l’Associazione Volontaria degli Anziani e un ufficio della Polizia Provinciale.

La nuova sede comunale fu progettata dall’ing. Eugenio Pezzola e dagli architetti Laura Pietrobelli ed Emanuela Zizioli; si trattò di un piano urbanistico che oltre al polo comunale realizzò volumi residenziali e commerciali e fornì adeguata sede al nuovo ufficio postale, corredando il tutto con parcheggi in grado di soddisfare le esigenze della zona. La volumetria complessiva dell’intervento, ottenuta con il concorso di privati, fu pari a mc 10.800. Le strutture pubbliche occupano parte di tali volumetrie per complessivi mc 5.600. I muri portanti della nuova casa comunale furono realizzati in cemento armato, mentre i divisori interni prefabbricati al fine di una maggiore flessibilità nell’uso degli spazi. La facciata principale del nuovo municipio (lato nord-ovest, che si affacciava su via G. Zanardelli) si presenta lunga una quarantina di metri, tre sono i livelli fuori terra, cui si aggiunge un piano interrato adibito a posteggio, servizi, caldaie, locale macchine, magazzini e depositi, tra i quali anche l’archivio comunale. L’edificio ha un’altezza di gronda di m 11,10, l’interrato ha pavimento a m 3,13 sotto terra. Al piano secondo si sviluppa un ampio terrazzo, mentre sopra il vano della scala interna principale è un lucernario piramidale che dà luce alla medesima scala e ai pianerottoli di raccordo tra i vari uffici. Nella parte nord del piano secondo si sviluppa una struttura a pannelli di legno, mentre tra gli altri materiali che caratterizzano la facciata si segnalano il vetro a doppia lastra temperata selettiva di colore verde, intercapedine a miscela di gas (argon ed esafloruro di zolfo) e interna stratificata e rinforzata; e il cilindro che racchiude la sala consigliare rivestito con lastre di rame pre-inverdite. La scala interna è in ferro con parapetto in lastre vitree e corrimano in legno chiaro. I serramenti sono a taglio termico e retrocamera con lastre di sicurezza, mentre i pavimenti interni, sopraelevati, ospitano, così come i controsoffitti, le reti di distribuzione, in parte sotto traccia. La piazzetta antistante il municipio fu pavimentata in materiale lapideo, mentre le aiuole furono delimitate da cordoli in calcestruzzo. Per la sola realizzazione della nuova sede municipale i lavori furono stimati a base d’asta in 3 miliardi e mezzo di lire. Complessivamente i vani della struttura furono 44, di cui 13 adibiti a uffici propriamente detti, 3 a uffici politico-amministrativi (sale consiglio, giunta e ufficio del sindaco) e 2  a sale riunioni[22].

Nella sala consiliare è installato sulla parete un grande pannello a mosaico opera di Francesca Pezzotti. Lungo la spirale del suo tracciato, che ricorda una conchiglia fossile, sono rappresentate simbologie attinenti il territorio trumplino, marchenese in particolare, dalle ceramiche dell’età del ferro ai bassorilievi dell’età romana, dagli stemmi e argille medievali alle composizioni sugli acciarini e gli attrezzi agricoli per finire con le fotografie su porcellana di personaggi quali il garibaldino locale Cristoforo Fausti  o luoghi ed eventi più vicini nel tempo. 

Le vecchie case comunali di Brozzo e Cesovo

L’antica casa comunale di Brozzo era sita nella contrada della piazza e ad essa era annesso il mulino civico[23]. Alla fine del secolo XIX don Luigi Fausti lasciò al Comune, per alloggiarvi la propria sede, il palazzo di famiglia, attualmente ospitante l’asilo. Si tratta di un fabbricato d’origine settecentesca poi rimaneggiato, sul cui portale principale in chiave di volta è riportato l’acronimo F.L.P.te / 1864 (interpretabile come Fausti Luigi Prete)[24], sviluppantesi su tre livelli principali, dal prospetto austero ma semplice, caratterizzato da quattro finestre inferriate e il portale a tutto sesto con ghiera moderatamente modanata al centro per quanto concerne il pianterreno; cinque finestre al primo piano e altrettante al secondo, cornicione pronunciato e tetto a falde; alla struttura è annesso un cortile forse un tempo adibito a brolo.

Il vecchio comune di Cesovo si trovava invece nelle vicinanze della parrocchiale; ne esiste ancora una parte, una sede invero assai modesta, cui successivamente fu aggiunta una nuova porzione di edificio, adibita a scuola comunale. L’aspetto si presenta oggi al rustico, con qualche pietra che emerge sulla parete esterna e con una piccola porta d’ingresso a tutto sesto senza alcuna profilatura né decorazione; l’altezza eccede di poco i quattro metri e il piano superiore appare oggi assai degradato.

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[1] «…l’elegante fontana comunale in marmo di Botticino…sormontata da due stemmi, uno dei quali abraso; quello superstite riproduce in alto un leone rampante ed in basso una pistola ed uno stiletto incrociati, sormontati da una corona. L’emblema è ritenuto lo stemma del Comune di Marcheno, realizzato negli anni Venti-Trenta del ‘900» (RIZZINELLI-SABATTI, p. 320).
[2] Per l’affittanza del broletto del municipio vedasi AC, estratto verbale del Consiglio Comunale del 21 ottobre 1923, b. 42, fasc 1.
[3] Delibera del 23 dicembre 1937 in AC, b. 152, fasc. 15.1.
[4] Tale scala, di cui è disponibile presso l’AC, b. 153, fasc. 7.2 e 7.3 anche il disegno originale e una minuta descrizione dei costi e delle specifiche di realizzazione, si sviluppava per m 5,70 di lunghezza, superava un dislivello di m 3,5 ed era larga m 2,20.
[5] Lettera dell’Amm.ne Prov.le 24 luglio 1942 n. 1871 P.G. in AC, b. 154, fasc. 7.5.
[6] Cfr. AC, b. 153, fasc. 22 e b. 154, fasc. 7.5 Liquidazione lavori palazzo comunale recante la data del 26 febbraio 1943 e AC, b. 154, fasc. 7.5, fattura emessa il 2 giugno 1944 dalla ditta Baglioni Leone.
[7] AC, b. 33, fasc. 9.
[8] AC, b. 43, fasc. 10.
[9] Prospetto dei dipendenti comunali del 1926 in AC, b. 43, fasc. 1.
[10] Nel 1931 a Marcheno la pianta organica prevedeva solo un segretario, un messo scrivano e una guardia campestre provvisoria, pur essendoci alle dipendenze effettive del Comune 11 persone, tra stipendiati, salariati e personale a tempo determinato (AC, b. 44, fasc. 8).
[11] AC, b. 46, fasc. 6.
[12] Ibidem.
[13] AC, b. 45, fasc. 11.
[14] AC, b. 45, fasc. 33.
[15] Circolare 21 ottobre 1944 n. 31445 Div. 11.
[16] Per gli orari del 1944 e del 1945 vedasi AC, b. 47, fasc. 1 e 7.
[17] AC, b. 47, fasc. 17.1
[18] AC, b. 47, fasc. 13, avviso del sindaco del 27 giugno 1946.
[19] Il contratto tra il Comune e la S.T.I.P.E.L. è datato 7 ottobre 1946 (AC, b. 155, fasc. 11).
[20] Valentini, classe 1896, combattè, fu ferito e decorato al fronte durante la prima guerra mondiale ed era padre di cinque figli. Scrupoloso e zelante nel proprio dovere, era stato effettivamente iscritto al P.N.F. e al P.F.R. Anche dopo l’Armistizio del 1943 si era sempre mantenuto leale al podestà, che allora costituiva il legittimo potere locale. Pare si fosse fatto anche parecchi nemici in paese, e ciò è evidente da alcuni esposti e denunce che egli aveva sporto nei confronti di vari trasgressori delle norme e dei regolamenti che egli era chiamato a far osservare. A causa di tale vero o presunto malcontento fu sospeso dal servizio il 7 maggio 1945 per decisione del C.L.N. e della Giunta dei partiti e, il 19 novembre successivo fu sottoposto a giudizio di epurazione con provvedimento n. 6746. Nel maggio dell’anno seguente però la Commissione Provinciale di Epurazione di Brescia lo giudicò non colpevole di alcun reato e pertanto il vigile venne riassunto in servizio, venendo nel contempo licenziato colui che l’aveva sostituito nel frattempo, tale Giuseppe Belleri (AC, b. 64, fasc. 8 e 9 cat. III e AC, b. 47, fasc. 17.1).
[21] AC, Relazione tecnica al progetto, pp. 7-8.
[22] I dati e le informazioni sul municipio inaugurato nel 2004 sono stati desunti dal progetto Pezzola-Pietrobelli-Zizioli.
[23] Cfr. C. SABATTI 1995, pp. 30 e 71.
[24] Cfr. C. SABATTI 1995, p. 217.