Breve storia del Comune: dai tre Comuni al Comune unico di Marcheno

Non a caso rappresentati nello stemma e nel gonfalone marchenese, gli antichi Comuni di Brozzo e Cesovo erano un tempo autonomi. Cesovo risulta indipendente nel 1445, mentre Brozzo è citato separatamente da Aleno () per la prima volta nel 1479[1].

Già nel 1233 è noto come a Marcheno, più che altrove nel Bresciano, imperversassero furiose contese tra guelfi e ghibellini[2]. A quel tempo il capoluogo era la contrada o castelanza de Le (Aleno), dove forse sorgeva appunto un castello già documentato dall’estimo visconteo del 1385; solo «…in seguito al trasferimento della Parrocchiale anche la sede dell’Amministrazione Comunale fu trasferita nella sottostante Frazione…»[3].

Tra il 1427 e il 1797 anche Marcheno fu soggetto alla Repubblica Veneta. Basato su un’economia povera (il Comune di Brozzo con Cesovo e Lodrino era ai primi dell’800 il centro più povero dell’alta valle, con un estimo di sole £ 13.974 nel 1811[4]), il piccolo paese contava 700 abitanti nel 1580, si ridusse drasticamente per effetto di carestie e pestilenze, contando soltanto 267 anime nel 1791; nel 1822 la popolazione risalì a 420 ab., per raggiungere i 1.066 nel 1861[5]. Nel 1911 però la popolazione scese nuovamente a quota 880[6]. Brozzo e Cesovo invece alla metà del Seicento contavano rispettivamente 200 e 160 abitanti (B. Faino).

Il 27 aprile 1797 fu combattuta a Marcheno una battaglia tra Francesi da una parte e Trumplini, Valsabbini e Tirolesi dall’altra, con vittoria dei secondi sui primi. In conseguenza dell’avvento del nuovo regime filo-francese Marcheno fu inquadrato nel I Distretto del cantone V del Dipartimento del Mella (1807). Brozzo e Cesovo (con Lodrino) formarono un comune unico inserito nel cantone VI[7]. Nel 1810, con atto del 15 dicembre, fu aggregato a Inzino[8], mentre sotto l’Austria riacquistò l’autonomia[9].

Dopo l’Unità d’Italia a Brozzo fu eletto Sindaco un’importante esponente del Risorgimento bresciano, già protagonista dei moti del ’48 e attivo patriota nelle successive tappe per l’Indipendenza: don Luigi Fausti (1814-1890), sacerdote, maestro, cappellano, cavaliere della Corona d’Italia (con R.D. 15 febbraio 1881); nel 1863, alla morte di Maffeo Fausti fu Bortolo, primo Sindaco dall’Unità, fu primo cittadino del suo paese; al Comune, morendo, lasciò in eredità il palazzo di famiglia sito all’inizio della via per Lodrino, affinché fosse adibito a sede dell’Amministrazione Civica e delle scuole[10].

A Marcheno il primo sindaco dell’Unità fu invece Pietro Morandi.

Il 16 maggio 1926 venne nominato Podestà di Marcheno Nino Fausti. Il 23 maggio dello stesso anno a Brozzo prese invece servizio, in sostituzione del Sindaco Giuseppe Resinelli, il nuovo capo della civica amministrazione, avv. Giovanni Amerigo Cavadini[11]. L’attivazione di vari servizi in forma consorziale (ad esempio il Segretario Comunale già dal 1919 copriva Inzino, Magno, Marcheno e, col 1926, anche Brozzo) fu il preludio, nel 1927, all’unificazione di Marcheno e Brozzo (quest’ultimo già aveva unito Cesovo dal 1810). L’ambiente politico marchenese durante il fascismo fu caratterizzato da una certa instabilità, almeno a giudicare dall’avvicendarsi dei commissari e podestà. Nel 1938 tuttavia fu chiamato a dirigere l’Amministrazione un combattente che si era distinto nella Grande Guerra, un fascista della prima ora, già segretario del fascio di Marcheno e Brozzo: Umberto Zanoletti[12].

L’incrudelirsi della guerra portò a una crescente militarizzazione anche dell’ente municipale: si pensi che nell’autunno 1944 ben sei erano gli uomini addetti al servizio di guardia alle linee telefoniche[13].

Terminata la guerra venne designato Sindaco di Marcheno Giovanni Rizzinelli (D.C.), che si dimetterà per motivi di salute nel dicembre 1946[14].

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[1] C. SABATTI 1995, p. 12.
[2] O. PIOTTI, p. 22.
[3] O. PIOTTI, pp. 9-10.
[4] ASBS, Prefettura del Dipartimento del Mella, b. 109.
[5] Cfr. V. RIZZINELLI-C. SABATTI, p. 240.
[6] O. PIOTTI, p. 11.
[7] A. SABATTI 1807, pp. 521-522.
[8] Cfr. V. RIZZINELL-C. SABATTI, p. 203.
[9] V. RIZZINELLI-C. SABATTI, p. 220.
[10] C. SABATTI 1995, p. 86 e F. BEVILACQUA 1995 cit.
[11] AC, b. 43, fasc. 1.
[12] Il Popolo di Brescia, domenica 16 gennaio 1938.
[13] AC, b. 155, fasc. 4.1, lettera del 11 ottobre 1944 del Commissario prefettizio alla Prefettura Repubblicana.
[14] Nato il 5 gennaio 1908, professione armaiolo, partecipò alla lotta partigiana. Vedasi AC, b. 47, fasc. 15. Fu nominato sindaco dal C.L.N. il 28 aprile 1945.