Nel 1945 fu designato sindaco Carlino Sala; l’anno successivo, sin da gennaio, subentrò alla guida del Comune G. Battista Casotti (Piatulì)[1]. Il vecchio municipio continuò a svolgere degnamente la propria funzione sino alla metà degli anni Cinquanta, quando si avvertì l’esigenza di costruire una nuova sede: gli abitanti di Lumezzane nel 1961 erano 17.075 e lo sviluppo industriale del paese era frenetico. Di conseguenza il Comune decise di affidare all’ing. Alessandro A. Abba, coadiuvato dall’ing. Moretti e dal geom. Aldo Lupi, l’erezione di un nuovo municipio sempre a S. Sebastiano ma un poco più a valle del vecchio (1957). I lavori si svolsero tra il 1957 e il 1962 e diedero al paese un edificio moderno e funzionale, oggi osservabile nella porzione ovest dell’attuale sede. Su quattro ipotesi di lavoro fu scelta la “D”, con una soluzione che univa il ferro dei telai al vetro delle ampie specchiature, manteneva il torrione angolare e comprendeva, in pianta, quattro piani di cui uno cantinato e tre fuori terra. Al pianterreno venivano a trovarsi un atrio, la sala consigliare, i servizi demografici, l’archivio oltre a servizi e spogliatoi per il personale; al piano primo erano un atrio, il settore finanziario, l’archivio, gli uffici protocollo, annona, polizia urbana, dattilografe, vice-segretario, archivio-catasto e giudice conciliatore e ancora servizi e spogliatoi; al piano secondo l’ufficio del sindaco, quello del segretario, la sala giunta, ufficio dattilografe e l’urbanistica, oltre, anche qui, servizi e spogliatoi.
Dal punto di vista strutturale il palazzo venne realizzato in cemento armato, con un portico a pilastri, che fungeva da terrazza per il primo livello. I lotti del progetto unico furono tre: il primo, per un importo di £ 12.500.000 interamente a carico del Comune, per la sistemazione del piazzale antistante; il secondo, di £ 29.500.000, sussidiato per £ 15.000.000 inizialmente e poi interamente dallo Stato, per le opere murarie principali; il terzo, dell’importo di £ 21.500.000 a carico dell’ente locale, per attrezzature, impianti e finiture. La spesa si aggirò sui 70 milioni di lire[2]. L’impresa aggiudicataria fu la Menapace.
Il conto spese fu destinato inevitabilmente ad aumentare per via degli adeguamenti dei prezzi e di ulteriori finiture che resero più bello il municipio, sicché nel 1968 il conto finale fu di £ 198.836.091.
Nel 1973-75 fu realizzato il pianterreno dell’ala occidentale, destinata a magazzino e autorimessa. Quindi nel 1978-81 si intervenne sull’ex casa del fascio (poi del popolo in quanto occupata dalle sedi del P.S.I., del P.C.I. e della Camera del Lavoro), nel frattempo acquisita dal Comune. Fu effettuato in particolare un sopralzo dell’ala ovest per gli uffici tecnici e di ragioneria, quindi, di seguito (1982-83) fu realizzata la parte di raccordo tra il corpo di fabbrica principale e il teatro Odeon nel frattempo giacente in stato di abbandono: qui vennero a sistemarsi gli uffici commercio, vigilanza, la biblioteca civica, gli ambulatori. Il torrione fascista era stato nel frattempo abbattuto, con una soluzione che rendeva l’estetica del complesso più piatta e meno solenne, ma più omogenea, stante le caratteristiche costruttive del manufatto, in laterizio. Nel 1985-86 furono realizzate autorimesse e sala mensa verso nord ovest. Lunghissima fu, tra il 1989 e il 1998, la ristrutturazione del teatro comunale Odeon, piccolo vanto della cultura del fare lumezzanese, seppure decisamente lenta fu la gestazione di tale rinascita. Infine di recente, nel 2005, furono eseguiti lavori interni di miglioria e funzionalità, con l’adeguamento della struttura alle normative antincendio e per le barriere architettoniche.
Oggi il municipio della cittadina valgobbina appare adeguato alle esigenze e trova il suo degno spazio tra le architetture contemporanee della valle, sebbene la sua composita natura rispecchi appieno il non sempre ordinato sorgere della fenomenologia urbana di questo singolare centro industriale.
 
_____________________________________
 
[1] A. PELLEGRINI, p. 160.
[2] Giornale di Brescia 4 aprile 1962.