La storica rivalità tra gli antichi centri e parrocchie di S. Apollonio, S. Sebastiano e Pieve, si riflesse anche nel Novecento con un tormentato processo prima di divisione e poi di unificazione amministrativa.
Il 24 marzo 1921 la Camera dei Deputati approvò l’istituzione del nuovo Comune di Lumezzane San Sebastiano (Legge 14 aprile 1921 n. 495). Ma la tensione rimase assai elevata sicché le funzioni comunali incominciarono soltanto tre anni dopo, il 24 maggio 1924. Nel frattempo si era imposto, anch’esso a fatica, il fascismo,contrastato a Lumezzane soprattutto dalle associazioni e dai partiti cattolici. Il passaggio dall’amministrazione civica pre-fascista a quella fascista fu parimenti il più indolore possibile: infatti sia a Pieve che a S. Apollonio infatti i sindaci Giuseppe Rocca e Angelo Becchetti divennero podestà.
Delle sedi municipali di Pieve e S. Apollonio sino al 1927 s’è detto nel precedente paragrafo. Per il nuovo Comune di S. Sebastiano fu invece scelta una casa in via Monte Grappa «…dove attualmente è il negozio e la casa del sig. Agostino Rossi» afferma il Pellegrini[1]. Ivi s’insediò il sindaco e poi podestà di S. Sebastiano fu il Cav. Andrea Gnutti.
In applicazione del R.D. 4 dicembre 1927 a partire dal gennaio 1928 i tre enti locali furono soppressi e unificati nell’unico Comune di Lumezzane sotto la reggenza del Cav. Dott. Giannitrapani in qualità di Commissario Prefettizio. L’anno seguente toccò all’ex podestà di Lumezzane Pieve Cav. Giuseppe Rocca assumere la guida del Comune. Le ex sedi municipali dei comuni soppressi furono abbandonate o alienate. In particolare la Torre Avogadro finì per subire uno stato di incuria e degrado, dal momento che il regime promosse ben presto la costruzione di nuove scuole a Piatucco e i locali dell’ex castello dei feudatari vescovili restarono vuoti.
L’esigenza di un nuovo municipio era evidente quanto urgente. I tre centri all’atto dell’unificazione contavano ormai 7.597 abitanti (3.087 L. Pieve, 1.893 S. Sebastiano e 2.617 S. Apollonio) e nessuna delle sedi degli ex comuni era idonea. Fu così che il 7 gennaio 1928 fu inaugurato a S. Sebastiano il rinnovato municipio, in via Monte Grappa[2]. Ma anche questo edificio si rivelò presto inadeguato, stante il fatto che la popolazione era in continuo e vorticoso aumento. Nel 1937 fu quindi realizzato un municipio più grande sempre a S. Sebastiano, al crocicchio di Rossaghe. Si tratta di un palazzo dall’architettura classica littoria, «…ben equilibrata nelle simmetrie, in special modo della facciata, avente in sommità l’orologio pubblico e sui lati rientranti quattro bassorilievi, quelli superiori inneggianti ai fasci littori, quelli inferiori al lavoro»(Sabatti-De Leonardis)[3]. Il palazzo, sopraelevato rispetto al piano stradale, sito all’incrocio tra le vie Marconi, Mazzini e Rossaghe, fu realizzato su tre livelli fuori terra e un seminterrato. Il prospetto principale è caratterizzato da un corpo centrale arretrato e da due ali simmetriche contrassegnate da tre ordini di finestre rettangolari molto sviluppate in altezza e inquadrate da lineari e lisce lesene e sottili fasce marcapiano. Una scala esterna conduce dal piano di campagna all’ingresso principale contraddistinto da un portone rettangolare, sopra il quale, in corrispondenza del secondo piano, è un balcone in cemento a cui si accede mediante una grande porta finestra; sopra si eleva, staccandosi dal resto dell’edificio, una torretta centrale con orologio, sormontata da un ulteriore parallelepipedo più piccolo che chiude la struttura, resa imponente ma anche leggera dall’impostazione pulita e compatta della planimetria e dei prospetti, dall’angolatura delle ali, dalle modanature eleganti e quadre nonché dalla torre incorporata a formare un tutt’uno con il palazzo.
Nel 1958 furono poste nel municipio alcune sculture di Claudio Botta[4].
Nel 1966-67 il vecchio municipio fu abbandonato; negli corso degli anni seguenti al suo interno vennero ospitati in tempi diversi il liceo scientifico, la banda musicale, l’agenzia Lumetel e la sede dell’associazione astrofila “Serafino Zani” con il planetario. Nella primavera del 2010, abbandonato ormai quasi del tutto, l’ex municipio fu sottoposto a lavori di manutenzione straordinaria del tetto e dei pluviali[5].
 
 
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[1] A. PELLEGRINI, p. 160.
[2] AA. VV. 1979 VII, p. 342.
[3] C. SABATTI a cura di, p.345.
[4] AA. VV. 1979 VII p. 343.
[5] Vedasi E. BONOMI in Giornale di Brescia giovedì 25 marzo 2010.