L’antico Comune a cavallo tra Valtrompia e Valsabbia

Lodrino fu storicamente centro che ebbe contatti sia con la Valtrompia che con la Valsabbia. Numerosi sono i cenni che si trovano nella cronachistica savallese che riguardano questo centro relativamente piccolo, così come numerose sono le dispute relative ai confini che Lodrino sostenne con centri della valle confinante; valgano come esempio quelle secolari con Comero (1608; 1720-22)[1]. Da Lodrino nel 1136 passò l’imperatore Lotario che, sulla via del ritorno in Germania, trovò, in località Cocca, il passo sbarrato da tale Adalberto, feudatario locale, il quale tuttavia non riuscì a impedire che gli imperiali sfondassero e, anzi, si dovette ritirare nella sua rocca, sicché Lotario potè proseguire per la Valsabbia[2]. Nell’estimo visconteo del 1385 Lodrino è inserito in Valtrompia, collocazione confermata dal Catastico Bresciano del Da Lezze (1609-1610). In quegli anni a Lodrino v’erano due Consoli, un notaio, un massaro, due campari e alcuni ministrali[3]. Il territorio era piuttosto povero: tra le risorse principali dell’ente storicamente vi furono la vendita di legname e il mulino comunale, ma anche la caccia, con la posa di tese e archetti. Non mancava l’attività siderurgica, se si pensa che il ferro per il cantiere della Loggia di Brescia tra il 1555 e il 1564 giunse da qui[4].

Il funzionamento della Vicinia fu disciplinato da un apposito regolamento, datato 1628[5]. Tra il 1810 e il 1816 Lodrino fu accorpato a Brozzo con Cesovo, con sede comunale a Brozzo. Passato a far parte del distretto di Bovegno nel 1816 e poi, alla soppressione di questo incluso in quello di Gardone (1853), fu nuovamente inserito nel mandamento VIII di Bovegno nel 1859. Nel 1641 a Lodrino venne fondato un Monte di Pietà, testimone della solidarietà cristiana che da sempre ha contraddistinto la comunità.

La sede comunale fu ab antiquo situata nella contrada di Dosso. L’archivio antico andò in gran parte distrutto nel 1797, al passaggio delle truppe francesi (5-12 maggio)[6]. Era in quel tempo sindaco Giacomo Morandi, appartenente alla famiglia più ricca e potente del paese; egli, restando fedele alla bandiera di S. Marco, radunò armati e guidò la resistenza antifrancese. Nel 1817 e negli anni seguenti risultò affittata una “casa di ragione comunale” con orto, fienile e porcile, ma è incerto si trattasse del municipio[7]. Nel 1823 invece furono eseguiti alcuni lavori di miglioria proprio presso la «casa comunale di Lodrino ad uso ufficio». Tra essi il rifacimento del pavimento «…di tegole ben cotte e rettifilate…», la stabilitura e sistemazione della facciata, dalla quale esecuzione sappiamo che il prospetto principale era alto bel 10 metri e largo 9; opere di intonacatura e imbiancatura, anche dell’appartamento in uso abitazione del maestro normale (mq 72); venne aperta una nuova finestra, che s’aggiunse alle quattro già esistenti, le quali furono abbellite con banchette di pietra di Rezzato; infine uno scrittoio in noce, un burò (bancone) e un calamaio in ottone completarono le opere il cui importo complessivo fu stimato in £ 262. L’asta, di cui fu aggiudicatario il 30 giugno 1822 un tale Pedersoli, venne chiusa con un notevole ribasso a £ 178[8]. In quegli anni sappiamo che il numero degli stipendiati del Comune comprendeva ben 10 persone, tra cui un medico e un chirurgo[9].

Il 20 maggio 1857 venne appaltato a tale Bettinzoli Agostino un progetto dell’ing. Nicola Sedaboni relativo alla posa dei cartellini civici (310 in tutto) e segnaletica delle principali località nonché servizi pubblici, ivi compreso quello con la dicitura «Ufficio Comunale di Lodrino». Proprio da quest’ultimo edificio partiva la numerazione civica, che poi discendeva dalla contrada Dosso[10].

Nel 1901 Lodrino fu l’unico dei paesi della Valtrompia, a figurare tra i fondatori dell’Associazione Nazionale Comuni Italiani (A.N.C.I.), in attuazione della deliberazione del consiglio comunale del 20 ottobre 1901, essendo all’epoca sindaco Giuseppe Bettinsoli.

____________________________________________________________________________________________ 


[1] AC, b. 2, fasc. 8 e 9.
[2] V. COSI, p. 10.
[3] Cfr. C. SABATTI 1979.
[4] C. SABATTI 1987, p. 61.
[5] Vedasi AC, b. 1, fasc. 4.
[6] Nella minuta d’una lettera indirizzata dalla deputazione comunale all’i.r. commissario distrettuale di Bovegno datata 18 febbraio 1826 prot. 30 citata nel sunto storico compilato dal segretario comunale lodrinese il 12 marzo 1935, si legge: «Erano custoditi in un armadio a tre chiavi in Casa Comunale; nel 1797 venne rotto dai Francesi ivi alloggiati, in quell’incontro disgraziatamente quasi tutte le carte pubbliche vennero maltrattate o disperse».
[7] AC, b. 45, fasc. 2 e 4.
[8] AC, b. 88, fasc. 1.
[9] Ibidem.
[10] AC, b. 11, fasc. 26. I cartellini civici erano lunghi cm 36 e larghi cm 24; i cartelli indicanti le contrade misuravano cm 108 x 24; quelli indicanti luoghi e uffici pubblici cm 72 x 72, erano dipinti a fresco con scritte nere e lettere d’altezza cm 12. Nell’ambito del progetto, stimato in £ 160,38, fu anche previsto di levare due lapidi con il nome del soppresso distretto di Bovegno, sostituendole con altre due con la dicitura “distretto di Gardone”. I lavori di segnaletica si protrassero sino al 1859.