Breve storia dei Comuni di Gardone Inzino e Magno. L’antico municipio di Gardone: palazzo “della loggetta” o “casa di San Marco”

 La più antica pergamena conservata nell’archivio parrocchiale di Inzino, datata 9 aprile 1285, cita per la prima volta il Comune di Inzino; Gardone e Magno erano a quel tempo compresi nel Comune di Inzino, citato come Castelanza de Inzino nell’estimo visconteo del 1385, e come Castelancia Inzini nel 1429, anno dopo il quale Gardone si rese civilmente indipendente, intorno al 1436, con propri statuti, e così pure Magno, intorno al 1444, anno in cui è per la prima volta menzionato come Comune a sé stante; i tre i Comuni sono citati nel 1493[1]. Nel periodo malatestiano i privilegi sul commercio delle ferrarezze favorirono lo sviluppo del centro medio-valtrumplino, che si specializzò nella fabbricazione di canne per armi da sparo, in cui primeggiarono i Beretta. Tra le famiglie armiere del ‘500 figurano i Chinelli e i Rampinelli, i cui nomi sono legati al palazzo sei-settecentesco che nel 1879 diverrà ufficialmente il municipio di Gardone[2]. Dopo Lepanto (7 ottobre 1571), dove larga parte ebbero le armi da fuoco gardonesi nell’impedire l’invasione delle orde mussulmane, l’industria armiera, a causa di un periodo di relativa pace, entrò in una fase di recessione. Nel 1609-1610 il Catastico da Lezze affermava che la vicinia gardonese era composta di 100 persone, un consiglio di 20, due consoli, due notai, tre consiglieri di valle, un massaro e un numero imprecisato di ragionati. La peste nel 1629-1631 colpì Gardone, causando circa 500 morti [3]. Dopo una ripresa il settore armiero subì una nuova battuta d’arresto dal 1718 sino agli anni ’40 del XVIII secolo. Proprio a questo periodo è databile l’erezione dell’attuale palazzo del municipio gardonese, palazzo Chinelli-Rampinelli[4].

Si ignora dove fosse ubicata la prima sede del Comune di Gardone allorquando esso divenne indipendente, staccandosi da Inizino nel secolo XV. La sede più antica della casa comunale gardonese era insediata nel palazzo sul lato sud di piazza San Marco, detto della loggetta o di San Marco; infatti come si può ancora oggi osservare, l’edificio è dotato d’un elegante porticato ad archi ribassati impostati su pilastri di sezione cruciforme; probabilmente il portico veniva utilizzato per le riunioni delle locali magistrature. L’ordine superiore è scandito da tre finestre centrate in linea ortogonale con i sottostanti archi. Nel corso dei secoli gli spazi interni subirono molte modifiche, venendo in epoca contemporanea adibiti a negozi e spazi pubblici a pianterreno, e uffici a quello nobile, dove in origine era ubicato un salone per le adunanze del consiglio. Il bell’edificio fu realizzato nel secolo XVI su disegno dell’ingegnere Faustino Soncinelli da Cadignano. Il 16 aprile 1537 risulta infatti che mastro Faustino da Cadignano marangono overo jnzegnero […] lavora in giesa de Santo Marco et la lozeta sula piaza al comune de gardon, ricevendo pagamenti nel 1537 e venendo saldato il 21 gennaio 1538 per le fabbriche realizzate nella chiesa di S. Marco, nel cimitero e nella loggia costruita sulla piazza di detta terra come risulta da due atti rogati dal notaio Comino Fini editi nel 1984[5]. Il documento del 1538 è rogato sulla scala delle case del Comune di Gardone nella terra di Gardone, dove evidentemente era sita la sede comunale primitiva.

Il 5 agosto 1825 un avviso annunciava che a decorrere dall’11 novembre (giorno adibito tradizionalmente ai traslochi, nella ricorrenza di S. Martino) «La Comune di Gardone V.T….deve affittare per un seennio…i seguenti locali: 1. Casa detta di St. Marco compresa la porzione attualmente inserviente per l’Ufficio Comunale»[6]. Dall’esame di un altro documento s’apprende quale fosse l’ubicazione di tale ufficio comunale nell’edificio identificabile con quello della loggetta, descritta  con tre piani, una bottega a pianterreno, una cantina con aia e portico, una cucina con stanzino attiguo, uno «stallone e uno stallino» al terzo piano, «…una stanza ad uso di camera, a due altre…abitabili con latrina. Altre tre (stanze n.d.r.) servono attualmente ad uso dell’ufficio comunale»[7]. Sia l’antico Comune che la deputazione filo-austriaca ebbero sede al terzo piano della Casa di San Marco, sita nell’omonima piazza, a fianco dell’omonima parrocchiale. Abbiamo anche prova di un’asta che il Comune indisse il 24 maggio 1825 per affittare alcuni locali di tale edificio, asta che andò tuttavia deserta[8]. Il 24 novembre tuttavia seguì la firma dell’affitto e la Parrocchia propose al Comune «…la definizione delle spese occorrenti ai locali»[9]. A tal fine fu incaricato di eseguire una perizia tale Domenico Foresti[10]. Nei primi mesi del 1826 vennero ultimati dei lavori di ristrutturazione edilizia dello stabile, eseguiti dal muratore Bortolo Camplani[11]. Nel 1831 vennero forniti alcuni arredi nuovi, risultanti da un pagamento datato 16 marzo 1831 di £ 167 da parte del Comune a beneficio d’un tale Paris[12].

Il 4 maggio 1835 Domenico Foresti presentò anche una relazione di stima per il caseggiato di Valle, utile per conoscerne la composizione, per il vero assai modesta: al pianterreno il portico, una cucina, uno stanzino-dispensa, al piano nobile una stanza con antiporto e all’esterno un orto[13]. E fu proprio l’esiguità degli spazi della vecchia casa comunale che, dopo l’Unità d’Italia, indusse le autorità cittadine a individuare nel palazzo Chinelli-Rampinelli una nuova sede idonea alle esigenze dell’amministrazione e della popolazione.

 

Palazzo Chinelli-Rampinelli e il Comune di Gardone tra Ottocento e Novecento

Poco o nulla sappiamo della costruzione di palazzo Chinelli-Rampinelli, né ci è stato tramandato il nome di chi ne fosse l’architetto. Come già si è fatto cenno pare assodato che l’edificio venne costruito tra la fine del ‘600 e il primo quarto del ‘700. Sappiamo altresì da una mappa recante data 30 luglio 1843 che il palazzo era in quel tempo sede del commissariato della polizia austriaca[14].

Dal punto di vista amministrativo, con il crollo della dominazione veneta nel 1797, Gardone fu inserito nel Cantone del Mella, passando l’anno successivo nel Distretto delle Armi, indi nel I Distretto di Brescia (1805), e poi posto a capo del Cantone VII (1810). Nel periodo 1816-1859,  divenne capoluogo del Distretto VI, nonché sede pretoria di III classe. Numerose le autorità che visitarono Gardone nel periodo asburgico: tra esse l’arciduca Ranieri (1818 e 1823) ed il re di Baviera Massimiliano Giuseppe (1825).

Quando Gardone entrò a far parte del Regno d’Italia, ebbe il suo primo sindaco il 22 febbraio 1860 nella persona di Luigi Moretti fu Pietro Paolo, di anni 62 che durò in carica sino al 1874. I primi sindaci di Inzino e Magno (allora comuni indipendenti) furono Giuseppe e Salvatore Gitti.

Nel XIX secolo Gardone era divenuto il centro più importante della valle sotto il profilo politico e amministrativo. Vi avevano sede la Pretura e le carceri[15]. Gli edifici che ospitavano tali istituti vennero a più riprese sottoposti a lavori edilizi, migliorie, ampliamenti e modifiche da parte del Comune. Nel palazzo di valle aveva sede l’I.R. Pretura e le carceri, vi abitava il Pretore e il custode[16]. Tale palazzo altro non era che palazzo Chinelli-Rampinelli, acquistato dai Comuni della Valtrompia ai primi dell’Ottocento per farne sede della Comunità di Valle in sostituzione del palazzo comunale sito in Tavernole (allora frazione di Cimmo) ove tale istituto aveva avuto sede in epoca veneta. Il palazzo, alla locazione del quale contribuivano altresì i comuni un tempo già appartenuti alla Comunità di valle[17], era anche dotato di un giardino[18]. Tra il 1822 e il 1857 furono spese almeno 6.900 lire per lavori di restauro e miglioria, spese in parte dovute anche all’inglobamento dell’ex mandamento di Bovegno[19].

Nel 1829 i Comuni del mandamento di Gardone acquistarono il palazzo olim Chinelli, odierno municipio. In previsione di ciò era stata effettuata nel 1828 una stima del palazzo da parte del già citato perito Foresti, risultante pari a £ 17.576. Acclusa alla stima è pure una planimetria dell’edificio, dalla quale risultavano affittati quattro locali; i vani erano in tutto 57, di cui 23 al piano terra, 19 al primo piano e 15 al secondo[20].

Gardone, come abbiamo già detto, non difettava di palazzi amministrativi, giudiziari e di enti sovraccomunali. Sin dal 1860 la casa di San Marco venne affittata alla Guardia Nazionale (poi Regi Carabinieri)[21], l’edificio detto Croce Bianca, sito in contrada Ferrari, venne pure dato in locazione per 80 lire[22], mentre una stanza di ragione del Comune dalle dimensioni di m 4,25 x 5,15 x 4,50 fu affittata nel 1865 all’ufficio delle imposte e registro[23]. Ciononostante il municipio necessitava di nuovi spazi, essendo troppo angusti quelli della casa di San Marco, tra l’altro in coabitazione con la caserma dei Carabinieri. Così nel 1879 il Comune decise di adibire il palazzo ex Chinelli a propria sede e pertanto l’acquistò dai Comuni della Valle che ne possedevano ognuno una quota[24]. L’edificio il 23 agosto 1890 accolse il re d’Italia Umberto I, in visita a Gardone.

Scoppiata la Grande Guerra il sindaco socialista Franzini fu rimosso dall’incarico a causa delle sue posizioni anti-interventiste.

Terminato il primo conflitto mondiale anche a Gardone le autorità fasciste subentrarono a quelle democratiche: nel luglio 1923 si dimise il Consiglio Comunale, e con esso il sindaco G. Belleri, lasciando campo libero alle gerarchie in orbace.

A metà degli anni ’30 nell’edificio di fronte a palazzo ex Chinelli-Rampinelli furono alloggiati alcuni uffici comunali, come è provato dai contratti d’affitto (per esempio prot. 4569/R. del 17/7/1935)[25], nonché, sempre in quegli anni, la banca. Taluni uffici (per esempio i vigili e l’assistenza sociale) rimasero scorporati dalla sede principale sino a tempi relativamente recenti. Nel 1931 vennero effettuate manutenzioni straordinarie degli uffici comunali da parte della ditta Luigi Della Torre[26]. Nel 1936 la ditta Baglioni Leone fu chiamata a sistemare l’ufficio anagrafe e tasse nel palazzo comunale[27].

Il personale che lavorava per il Comune di Gardone si trova elencato in vari atti, e citiamo ad esempio l’elenco del 1882 (14 dipendenti tra impiegati e salariati)[28], ma è particolarmente interessante accennare a quale fosse la sua entità all’indomani dell’unificazione in unico ente, Gardone Val Trompia, dei cessati Comuni di Inzino e Magno[29]. Nella deliberazione prot. 1461-30 reg. verbali del 13 marzo 1928 recante disposizioni per la soppressione o riduzione dell’indennità caroviveri e assegni al personale, risultavano in servizio per compiti civici 18 persone, oltre al campanaro e al parroco nonché due pensionati. Essi erano: il segretario, il vice-segretario, un applicato, uno scrivano, un cursore, un portiere, un medico condotto, due levatrici, uno spazzino, due tumulatori, due bidelli, due regolatori di orologi, una guardia boschiva e una guardia urbana. Nel 1928 erano stati nominati mediante concorsi, per far fronte alle accresciute esigenze di un Comune, nel frattempo unificato e quindi più grande, il vice-segretario, lo scrivano, il cursore, il portiere, il tumulatore-muratore, la guardia urbana, mentre con incarico temporaneo erano stati assunti uno spazzino e una bidella[30]. Nel 1938 i dipendenti erano 18 in tutto: 11 di ruolo (tra essi un carceriere e un veterinario consortile), 6 avventizi e un incaricato (tecnico comunale), come si evince da una comunicazione del Podestà al Consigliere delegato dell’Opera Nazionale per la protezione e assistenza degli invalidi di guerra recante la data del 2 febbraio 1938[31]. Nel 1944 gli stipendi mensili netti andavano dalle £ 2.510 del segretario alle £ 804 del portiere; gli avventizi, quasi tutte donne, percepivano emolumenti di minore entità[32]. Sin dall’inizio della guerra ai dipendenti comunali ma non solo furono fornite 88 maschere antigas[33]. A guerra finita le nuove autorità politico-amministrative concessero una mensilità di stipendio a 17 persone, compresi Parroco e campanaro, mentre risultavano aumentati a 12 i dipendenti in pianta stabile[34]. Le competenze del segretario risultano di molto accresciute dal 1944 al 1946, assommando in quest’ultimo caso, pur in termini lordi e tenendo in debito conto la svalutazione monetaria, a £ 205.750 annue, equivalenti a una mensilità di circa £ 17 mila[35]. Al gennaio 1947 il numero dei dipendenti fu mantenuto stabile a quota 18[36]. Tra i casi di epurazione il più evidente fu quello del tecnico comunale ing. Gennaro Stefanini, che era stato assunto dal Comune nel 1928 e prestò servizio sino al 31 maggio 1945, allorquando fu allontanato per ordine espresso dal locale C.L.N. il 19 maggio dello stesso anno, con la motivazione principale e del tutto generica di aver ricoperto la carica di vice-segretario del fascio[37]. Nel 1947 andò in pensione lo stimato medico Luigi Ajmone che aveva prestato servizio a Gardone sin dal 1921[38].

Per quanto concerne gli orari di apertura in quegli anni essi erano differenziati per stagione: da ottobre a marzo nei feriali si osservava l’orario 9-12/14-18, nei festivi 9-12; da aprile a settembre nei feriali 9-12/15-19 e nei festivi 9-12. Da notare che gli uffici erano aperti al pubblico solo al mattino[39].

Anche la toponomastica del paese fu cambiata: la vecchia via Umberto I tornò dapprima a chiamarsi via del Comune, e dal 28 settembre 1947, su istanza del locale P.R.I., il nome fu mutato nell’attuale via Mazzini[40]. Erano anni di contrapposizioni politiche dai connotati a volte assai aspri, pur nel recinto di un formale rispetto istituzionale: curioso quanto significativo di tale clima l’episodio che, nel 1947, in occasione della festa religiosa del SS. Redentore, vide l’allora sindaco di comunista Antonio Selva, autorizzare l’uso del salone municipale per l’allestimento di una mostra meccanica da parte del sindacato F.I.O.M., rifiutando al parroco don Francesco Rossi, come si legge nella lettera del 16 luglio di quell’anno, la stessa sala per ospitare il banchetto di S. E. il Cardinale Patriarca di Venezia in visita a Gardone.

Il palazzo comunale non subì importanti interventi sino al 1986 quando l’ing. Carlo Giorgio Pedercini fu chiamato a eseguire opere di consolidamento, manutenzione straordinaria e un restauro generale dell’edificio. La ristrutturazione interessò complessivamente mq 2.340, durò tre anni, e comportò fra l’altro la chiusura dell’ingresso sul pianerottolo presso lo scalone di marmo; fu recuperato e posto in un vano al primo piano un camino del sec. XVI dalla casa ex Rossi di via San Rocco; furono scoperti i locali di servizio nella parte sud-ovest: emersero quelli che un tempo erano stati i forni per il pane, le condutture per sfruttare l’aria calda ivi prodotta e convogliarla ai piani superiori. Adriano Ansaldi si occupò invece di riportare all’originario splendore gli affreschi decorativi (architetture, fiori, cornici tardo-barocche ecc.) nel saloncino adiacente la sala maggiore al primo piano.

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[1] AA. VV. 1977, p. 23 e C. SABATTI 2013, pp. 241-242.
[2] Nel 1770 Ottavio Rampinelli fu fatto conte da re Stanislao di Polonia (A. A. MONTI DELLA CORTE, p. 154).
[3] AA. VV. 1984, p. 23.
[4] E’ noto che nel 1735 nel palazzo fosse ospite il cardinale Angelo Maria Querini, in visita pastorale a Gardone. Sul palazzo settecentesco vedasi anche C. RUGGERI, pp. 49-58.
[5] AA. VV., p. 201.
[6] AC, b. 4, fasc. 11 (1825).
[7] AC, b. 4, fasc. 11 (1825), documento del 7 maggio 1825 dell’i.r. commissario.
[8] AC, b. 4, fasc. 11 (1825).
[9] Ibidem.
[10] Ibidem.
[11] AC, b. 5, fasc. 1 (1826).
[12] AC, b. 9, fasc. 3 (1831).
[13] ASBS, Architetti, ingegneri, agrimensori, b. 311.
[14] Nella mappa il palazzo è infatti contrassegnato come Palazzo dell’Imperial Regio Commissariato, e la stessa via che oggi passa dinanzi alla facciata principale dell’edificio, intitolata a Giuseppe Mazzini, si chiamava allora contrada dell’Imperial Regio Commissariato.
[15] Si tratta di un edificio che è tutt’ora visibile, pur avendo subito modificazioni, in piazza S. Rocco, sede per molti anni della biblioteca civica e oggi, tra l’altro, dell’ufficio di polizia municipale.
[16] AC, b. 7, fasc. 5 (1829).
[17] I Comuni del distretto nel 1851 pagavano ciascuno in proporzione un affitto complessivo di £ 337,76. Non solo: quando nel 1856 furono eseguite opere edilizie per £ 4.883,55 i vari enti dipendenti dal Distretto con sede a Gardone versarono parimenti delle quote, secondo una ripartizione definita il 29 gennaio 1858 (AC, b. 26, fasc.19).
[18] Documento del 19 marzo 1831 del Comm. Distr. di Gardone in AC, b. 9, fasc. 3 (1831).
[19] I lavori furono condotti da Domenico Gallina (1822-25), Antonio Gazzetta (1844), Francesco Porta (1854), Gaetano Bianchi (1856) e Domenico Foresti (1857), vedasi AC, b. 181, fascicoli vari.
[20] AC, b. 182, fasc. 2.2.
[21] AC, b. 173, fasc. 4. Tra il 1861 e il 1867 fu realizzata una terrazza per una spesa di £ 700 (AC, b. 126, fasc. 4).
[22] AC, b. 173, fasc. 3.
[23] AC, b. 173, fasc. 2.
[24] AA. VV. 1975, p. 99.
[25] In AC, b. 455, fasc. 1.
[26] AC, b. 563, fasc. 10.
[27] AC, b. 457, fasc. 1.
[28] AC, b. 84, fasc. 11.
[29] L’unificazione avvenne il 1° dicembre 1927 ; la popolazione dei tre centri al 31/12/1926 era così composta : Gardone : 4.129 ab. ; Inizno: 1.433 ab.; Magno: 450 ab. (AC, b. 263, fasc. 6).
[30] AC, b. 383, fasc. 8.1.
[31] Il documento trovasi in AC, b. 389, fasc. 6.
[32] AC, b. 393, fasc. 4.7.
[33] AC, b. 519, fasc. 1.4. Le maschere furono acquistate nel 1939/40 e distribuite, oltre che ai dipendenti comunali, anche a quelli delle opere pie e ai privati proprietari di fabbricati e aziende.
[34] AC, b. 393, fasc. 4.8.
[35] AC, b. 394, fasc. 6
[36] Ibidem.
[37] AC, b. 399, fasc. 1.
[38] Ibidem.
[39] AC, b. 383, fasc. 18.
[40] AC, b. 570, fasc. 1.