Tra il 1805 e il 1816 i due centri di Inzino e Magno furono uniti, per poi essere nuovamente separati con decreto 26 aprile 1816 n. 20867-2477, e il secondo assunse la denominazione preesistente di Magno sopra Inzino[1]. Alla nuova fusione di Inzino e Magno con Gardone Val Trompia nel 1927 gli stabili che avevano funto da case comunali dei due enti soppressi cambiarono destinazione d’uso.

 L’ex palazzo comunale inzinese sorgeva su un preesistente edificio medievale ampiamente rimaneggiato nel corso dei secoli ed è un immobile di pregio, sebbene oggi degradato, con vasto pianterreno a tre aperture, primo piano costituito da diversi ambienti, balconata novecentesca e sottotetto con copertura a due falde. Tre sono gli ingressi affacciati su via Benedetto Castelli, ortogonale rispetto a via Zanardelli, ai civici 1-3-5, di cui la più interessante è senza dubbio quella al numero 1, con piccolo portale avente stipiti e centina in pietra di Botticino, di foggia settecentesca. Lungo le pareti di via Castelli si scorgono, non senza fatica, tracce di decorazioni monocrome antiche, forse rinascimentali, di colore bianco, con qualche graffito[2].

L’8 giugno 1928 una deliberazione del Commissario prefettizio Gino Zuccarelli, nominato con R.D. 14 settembre 1927 n. 1870, statuì la vendita della vecchia sede municipale inzinese, che sorgeva nell’allora via XX Settembre al civico 23, oggi via Zanardelli n. 78-80[3]. L’anno prima il geometra Angelo Taoldini era stato incaricato di stilare una perizia di stima dei locali in questione, e proprio dall’esame di questo documento può ricavarsi una fotografia di come si presentasse l’ex comune al momento della sua cessata funzione amministrativa. Gli uffici del Comune di Inzino si trovavano al primo piano, e consistevano in due vani cui s’accedeva mediante una scala a rampa unica «…con ingresso dal vicolo di allacciamento fra via XX sett. e la strada provinciale (oggi denominata via B. Castelli n.d.r.). Questa porzione di fabbricato confina a sera con muro comune con le proprietà Rizzini e Gitti, a nord, mattina e mezzodì con strade comunali e sulle quali ha cinque finestre di prospetto. Il piano terreno sottostante è di proprietà Rizzini e Bruni». La scala, larga m 1,10, era ricoperta in pietra e frontalini di cotto. I due uffici erano ampi il primo, cui si accedeva direttamente dalla scala, m 3,85 x 7,90 e altezza m 2,92, il secondo m 3,80 x 4,30 e altezza di m 2,50. La pavimentazione di entrambi gli ambienti era in cotto; la prima stanza aveva due finestre affacciate sulla pubblica via ed era munita di un focolare di fianco al quale curiosamente sporgeva la canna fumaria appartenente al panificio del sig. Lorenzo Bruni (che come vedremo acquisterà la porzione dello stabile già appartenuta alla comunità inzinese). Il tetto era costituito da ossatura ordinaria di legno e tegole.

Il tecnico incaricato della stima valutò il valore dell’ex comune inzinese in £ 6363,60[4]. Si fece avanti il panettiere Bruni, al quale la porzione di casa fu ceduta per £ 7.000[5].

Morto il Bruni la bottega continuò l’attività sotto la gestione dei coniugi Angelo Moretti e Teodora Cominelli ai quali subentrò la figlia Maria Teresa che, col marito Ezio Favero, gestì il negozio dal 1980 al 2000, quando chiuse definitivamente i battenti[6].

L’ex municipio di Magno era una casa situata lungo l’erta via San Martino al centro del paese, ora abitazione privata. Sulla facciata esterna del vecchio municipio si trova ancora la lapide dedicata ai benefattori, collocata nel 1903.

Essa recita:

A RICORDARE

I MUNIFICI LASCITI DEI COMPIANTI

ANTONIO MATTEO E GIUSEPPE TANFOGLIO

EROGATI A PRO DEI DISEREDATI

I POVERI PONGONO

13 APRILE 1903

 

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[1] AA. VV. 1999, pp. 118 e 132.
[2] C. SABATTI 2013, p. 244.
[3] AC, b. 383, fasc. 8.1.
[4] Perizia Taoldini del 27 novembre 1927 in AC, b. 442, fasc. 1.1
[5] AC, b. 383, fasc. 8.1.
[6] C. SABATTI 2013, p. 244.