Il nuovo municipio (1962 - 1964)

Caduto il fascismo nel 1945 il C.L.N. designò sindaco Francesco Poinelli (n. 1912). L’anno seguente fu eletto nelle file della D.C. Paolo Duina (n. 1914) che tuttavia si dimise dopo poco tempo: dal 30 settembre ’46 gli subentrò infatti Francesco Bontempi (n. 1909), anch’egli democristiano.

Mentre la popolazione di Concesio aumentava in modo graduale e costante, raggiungendo i 7.500 abitanti all’inizio degli anni ’60, il numero degli impiegati si stabilizzò a lungo sulle sette unità[1]. Ma alla soglia degli anni ’60 il vecchio municipio d’epoca vantiniana era stato abbandonato e gli uffici si trovavano alloggiati in un edificio cadente, angusto, in precedenza adibito a palazzo residenziale[2]; una collocazione che mostrava i segni del tempo ed era del tutto anacronistica: al paese che aveva dato i natali al cardinale Giovan Battista Montini, dal 1963 divenuto Papa col nome di Paolo VI, serviva una nuova sede comunale.

Il primo passo per la nuova sede fu, il 30 giugno 1962, l’acquisto dell’area sulla quale doveva sorgere il nuovo palazzo del Comune. Il 30 agosto dello stesso anno l’Amministrazione affidò l’incarico di stilare i progetti e gli elaborati al geometra comunale Dario Damiani, e di seguito conferì la progettazione all’ingegnere bresciano Federico Buizza, lasciando a Damiani la direzione dei lavori. Il 9 ottobre il progetto era pronto: l’edificio, che occupava un’area di circa mq 800, avrebbe occupato il lato settentrionale della piazza che oggi porta il nome di Paolo VI, su una superficie complessiva di mq 3.300. La facciata principale risultò lunga m 32, mentre la profondità fu di m 26. Due i piani fuori terra, più un seminterrato, ma il progetto originario prevedeva anche un secondo piano, mai realizzato, da destinare ad abitazioni per gli impiegati. L’altezza dell’edificio fu di m 6 in gronda e sarebbe stata di m 9,80 con la costruzione del secondo piano.

I muri portanti del palazzo furono in calcestruzzo per le fondazioni, mattoni e malta di calce per le murature principali, cemento armato e laterizio nei solai. La copertura fu realizzata in fibrocemento e le tramezze in mattoni forati. Secondo il progetto originario soltanto il piano terra avrebbe dovuto essere rivestito esternamente in marmo, mentre sopra la fascia marcapiano di cesura tra pianterreno e primo livello era prevista un’intonacatura rasata in malta di cemento; in effetti fu in seguito deciso di rivestire l’intera facciata in marmo bianco, conferendo maggiore luminosità ed eleganza all’edificio. Pure in marmo di Botticino furono costruiti i pavimenti dell’atrio principale e della sala consigliare, la scala e le banchine delle finestre; queste ultime vennero inserite in telai e serramenti in alluminio anodizzato e dotate di doppi vetri. Le finestre sono una caratteristica saliente del bel progetto, ed essendo state pensate in grande numero nonché di ampie dimensioni, donano luminosità agli spazi interni, assolvendo egregiamente a una funzione pratica ed estetica. I pavimenti degli uffici furono realizzati in marmittoni cm 25 x 25, lucidati e levigati a piombo[3]. La planimetria, che era caratterizzata da due corpi di fabbrica laterali avanzati rispetto alla parte centrale, comprendeva al pianterreno il portico d’accesso, lo scalone, gli uffici dell’usciere e del messo, l’ufficio di collocamento, l’esattoria comunale, l’archivio; dopo il 1964 verranno aggiunti accanto a questi servizi anche le Poste e Telegrafi, il Corpo Forestale dello Stato, il Giudice conciliatore e l’ambulatorio medico. Al primo piano furono invece collocati il salone degli impiegati, gli uffici del Sindaco e del Segretario, l’ufficio tecnico, la sala consigliare e i servizi annessi.

Dopo una falsa partenza, con una licitazione andata deserta (14 maggio 1963) e l’affido a un’impresa che non iniziò mai i lavori, finalmente il 10 ottobre 1963, a un anno esatto dalla redazione del progetto esecutivo, le opere furono assegnate dall’Amministrazione retta dal  Sindaco dott. Riccardo Giustacchini alla ditta Marcobatti Quinto di Torbole Casaglia per l’importo di 45 milioni di lire. Il 3 settembre ’63 la Prefettura e il Genio Civile approvavano l’appalto e così i lavori ebbero inizio. Terminate nell’estate del 1964 le opere murarie al rustico, già nell’ottobre di quell’anno fu installato il centralino telefonico, mentre in ottobre furono forniti i primi mobili, le scaffalature e la cassaforte da parte della ditta Conforti di Verona. La conclusione dei lavori, senza alcun infortunio, fu decretata il 16 novembre: con essa erano state eseguite tutte le opere murarie e tecnologiche necessarie a garantire il funzionamento degli uffici, i servizi igienici, gli impianti tecnologici, e il primo piano; il pianterreno si presentava pure funzionale per i servizi portineria, messo, collocatore, esattore e archivio. A dicembre il nuovo municipio fu allacciato all’elettricità e al gas metano, e gli uffici furono dotati di impianti di illuminazione (ditte Venturini e Bottazzi). A gennaio e febbraio del 1965 furono forniti gli arredi da parte della ditta Riva di Brescia: i mobili erano parte in legno (principalmente mogano e noce), le scrivanie in gran parte metalliche, molti gli armadi a scaffale con ante scorrevoli; le sedie comode, imbottite in gomma piuma e rivestite in vinil-pelle. L’atto finale dei lavori fu il collaudo, eseguito il 6 settembre 1965 dall’ing. Pier Di Pietro.

La spesa finale, dopo una perizia suppletiva, fu di 49.100.000, finanziata da un mutuo contratto con la Cassa Depositi e Prestiti e senza contributi statali[4].

Durante i lavori di erezione del nuovo municipio gli uffici civici furono temporaneamente ospitati in una casa limitrofa al cantiere.

Il nuovo palazzo comunale di Concesio, grande e funzionale per un centro di 7-8 mila abitanti, cominciò ad andare stretto agli oltre 50 dipendenti a partire dagli anni Ottanta. Mentre venivano via via liberati alcuni spazi quali l’ufficio postale, il collocamento, l’ufficio del Giudice conciliatore e l’ambulatorio, all’inizio degli anni ’90 l’ufficio tecnico traslocò in una palazzina situata in via De Gasperi.  Nel 1996 alcuni uffici municipali vennero decentrati nell’ex asilo di S. Vigilio. Di lì a non molto anche il Corpo Forestale dello Stato fu dotato di una stazione in via Galilei, liberando altro spazio; l’archivio era stato nel frattempo spostato nel seminterrato e i Vigili Urbani nella parte ovest del fabbricato; questi ultimi nel 2009 furono trasferiti in una villetta acquistata dal Comune e adiacente al municipio.

I dipendenti nel 2010 erano 64 e dal 2008 si iniziò a parlare di ristrutturazione e ampliamento del municipio, ma i lavori vennero procrastinati.

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[1] AC, b. 322, fasc. 18 (1945).
[2] AC, Delibera Consiglio Comunale 13 ottobre 1962, Approvazione progetto di costruzione nuovo municipio.
[3] AC, Relazione tecnica allegata al progetto dell’ing. Buizza, 9 ottobre 1962.
[4] Relazione del Genio Civile del 1° febbraio 1963.