Dall’antica Pieve al Comune moderno. Due Comuni, due municipi: Concesio e San Vigilio

Quando le legioni di Druso domarono la tenace resistenza triumplina, i Romani tracciarono la strada militare e mineraria della valle e costruirono l’acquedotto che dissetava Brixia captando le sorgenti di Lumezzane (Gazzolo). La testimonianza remota della civiltà romana a Concesio fu pertanto documentata soprattutto con il ritrovamento, nel 1919, di tratti dell’acquedotto imperiale (sec. I). Anche a S. Vigilio furono rinvenute importanti tracce romane (necropoli in località Mandò). Nel corso dell’Età di Mezzo la famiglia dei da Concesio si affermò, giungendo a esprimere varie cariche presso il Comune di Brescia e addirittura un Podestà di Milano[1]. Nel contempo il Comune era amministrato da alcune famiglie della nobiltà rurale, tra cui i da Lodrone.

Passato nel Medioevo sotto l’autorità vescovile cittadina per tramite delle famiglie Confalonieri e Avogadro e, nel XV secolo, infeudato ai conti di Lodrone, Concesio ebbe una Pieve di tarda fondazione, che ancora oggi designa la frazione che è  centro amministrativo del paese, ospitando peraltro il municipio. Il Comune di S. Vigilio fu nominato in un’annotazione del 3 giugno 1297[2], e la sua casa comunale, dotata di portico, è menzionata in un registro del Capitolo della Cattedrale di Brescia[3]. Ancora nel 1750 risulta che Concesio non avesse una vera e propria sede comunale, venendo sovente a radunarsi il Consiglio Generale degli Originari all’interno dei locali della parrocchiale[4]. E così dovette avvenire a lungo, sino alla metà del sec. XIX quando, come vedremo, fu eretto il municipio su progetto del Vantini.

L’estimo visconteo del 1385 ci informa che Concesio e San Vigilio erano parte della Quadra di Nave. Concesio e S. Vigilio nel 1406 risultavano invece compresi nella Quadra de le Mesanis (Lumezzane) e de Lumesanis nel 1411 e 1416 (Carlo Sabatti).  Il Catastico del 1609-1610 precisa che S. Vigilio aveva 600 abitanti, un massaro e un sindaco, mentre Conceso era «terra de fuoghi 96, anime 850 de’ quali utili 230»[5]. La peste del 1629-31 ebbe a Concesio effetti drammatici – la popolazione diminuì da 850 a 500 abitanti – e il Comune, notevolmente impoverito, dovette alienare molti beni.

Come già s’è accennato, pare che a Concesio nel periodo napoleonico e poi sotto la dominazione austriaca non esistesse un edificio specifico adibito a ufficio comunale. Probabilmente le riunioni della Deputazione si tenevano in qualche stanza del centro (Pieve) oppure in un locale attiguo alla canonica adiacente la parrocchiale. Nel 1844 su progetto dell’illustre architetto bresciano Vantini fu eretto l’edificio della scuola elementare (normale) che fu destinato a ospitare anche l’ufficio comunale per circa un secolo, periodo fascista compreso.

A S. Vigilio invece, sino al 1928, la casa comunale era situata presso l’edificio noto come Casa Cottinelli, oggi trasformato dal Comune in abitazioni per gli anziani.

 

Nel 1797 Concesio entrò a far parte del Dipartimento del Mella con capoluogo Gardone V.T., quindi nel 1801, fu compreso nel Distretto I di Brescia. Nel 1816 una parte dell’odierna frazione bresciana di Stocchetta fu aggregata al territorio di Concesio. Diversa la collocazione amministrativa di S. Vigilio che nel 1798 passò a far parte del Distretto del Garza Occidentale, nel 1801 fu inserito nel Distretto di Brescia, per poi far parte del Cantone II  del Distretto III di Brescia nel 1805. Dal 1810 al 1816 fu concentrato in Concesio. In vista del ritorno all’autonomia nel 1816 a S. Vigilio fu effettuato un inventario di carte, registri, documenti, mobili ed effetti comunali consegnati dal Sindaco di Concesio agli amministratori della nuova Comune[6]. In base alla legge del 1859 Concesio e S. Vigilio, rispettivamente con 1.971 e 737 abitanti (Censimento del 1861), furono inseriti nel Mandamento III, Circondario I di Brescia.

Il primo Sindaco di Concesio fu Pietro Brioni[7], mentre a S. Vigilio fu eletto Giuseppe Montini, già milite della Guardia Nazionale[8].

Nel 1882 la frazione di Stocchetta inferiore avanzò domanda di aggregazione con il Comune di Concesio[9].

Il personale in servizio presso il Comune di S. Vigilio passò dalle sei unità nel 1819 (medico,  chirurgo, cursore, agente comunale, custode orologio e guardia campestre)[10], ai nove del 1860 (in aggiunta ai precedenti figuravano il segretario, due maestri, una levatrice e un becchino ma mancavano il chirurgo e la guardia campestre)[11], per diminuire a cinque nel 1917 (medico condotto, due levatrici in consorzio, segretario e tumulatore, ma va tenuto conto di lavoratori avventizi e salariati, non compresi nell’elenco dei dipendenti comunali)[12]; peraltro l’ufficio sanitario a quell’epoca era sito a Villa Cogozzo; quello veterinario aveva sede a Bovezzo[13]. Nel gennaio del 1918 fu richiamato alle armi lo stesso primo cittadino Alessandro Cottinelli, classe 1888[14]. Con delibera del 30 novembre 1919 fu quindi approvata la pianta organica e il regolamento per impiegati e salariati, sicché nel 1920 erano in servizio ben 12 dipendenti, oltre al veterinario in consorzio: il medico, il nuovo segretario, un messo, la levatrice, il regolatore del pubblico orologio, uno stradino, un bidello, tre maestre, un tumulatore e un campanaro[15].

In una situazione simile doveva essere Concesio se alla vigilia dell’aggregazione di S. Vigilio, nel settembre 1927, erano in pianta organica il Segretario, un applicato, oltre a due salariati: un messo scrivano e uno stradino. Fuori pianta però Concesio aveva alle dipendenze un maggior numero di persone: l’addetto al dazio, un tumulatore, due bidelle, il regolatore dell’orologio, il medico condotto, una levatrice[16]. Durante il Fascismo peraltro i dipendenti vennero assicurati; in particolare Concesio assicurò sulla vita i propri dipendenti stipulando polizze apposite con l’I.N.A. nel luglio 1927[17]. Dopo l’unificazione il nuovo e più grande Comune di Concesio vedeva accrescere anche il personale: Segretario, medico, messo scrivano, stradino, due levatrici, tre bidelle, due regolatori di orologi pubblici, un campanaro (per S. Vigilio), un commesso daziario, in tutto 13 dipendenti[18]. Sorprendente l’aumento del personale fisso e avventizio nel pieno della guerra, nel 1943, quando, da una relazione del Commissario prefettizio Alvise Prati datata 6 agosto 1944, apprendiamo che erano in servizio ben 26 persone tra cui le novità erano il tecnico comunale, una guardia urbana e messo, un operaio, un insegnante, ben cinque bidelli, e sei impiegati straordinari[19]. Nell’ottobre 1944, secondo un elenco stilato dallo stesso Commissario, i dipendenti erano diminuiti a 15. Interessante pure notare l’orario stabilito per quell’anno: nei feriali 8,30-12/ 14,30-18 e nei festivi 9-12, con apertura al pubblico solo nei pomeriggi[20].

 

  1. Vigilio e Concesio ebbero una vita politica e amministrativa assai travagliata e discontinua sia negli anni precedenti il Fascismo che durante il regime: nel 1912 fu emanato un regolamento per gli impiegati e salariati comunali[21]. Tale regolamento e la pianta organica furono sottoposti a modifiche tra il 1925 e il ’29, e poi nuovamente nel 1933[22]. Nel 1914 il Consiglio Comunale di Concesio fu commissariato per eccessivo passivo di bilancio[23]. Nel 1923 a S. Vigilio l’intero Consiglio Comunale si dimise[24] e nel 1926, alla vigilia della soppressione dell’ente, fu inopinatamente approvato un nuovo regolamento per gli impiegati e salariati comunali[25].

Nel 1927, ultimo anno del Comune di S. Vigilio come ente autonomo, fu sistemata la casa comunale del nuovo paese unificato[26]. L’ultima riunione del Consiglio Comunale di S. Vigilio era infatti avvenuta il pomeriggio del 17 gennaio 1926. Anomalo fu anche il trapasso verso il Comune unificato, giacché dopo la nomina di un Commissario prefettizio a S. Vigilio (26 febbraio 1926), in aprile fu designato Podestà l’industriale tessile Mario Rossi, che assunse la carica di capo dell’Amministrazione Comunale anche a Concesio. A questo punto, con un Podestà unico per due Comuni, le pratiche per l’aggregazione avrebbero dovuto correre spedite; invece la Prefettura dovette in qualche modo sollecitare l’ente locale ad accelerare i tempi (lettere del 26 ottobre e del 14 novembre 1927 e del 30 gennaio 1928[27]). Ancora il 2 dicembre 1927, in una missiva indirizzata dal fiduciario del Fascio al Prefetto e alla Federazione Provinciale Fascista, il ras locale segnalava che S. Vigilio era dotato di una sede municipale «modesta ma sufficiente e decorosa», mentre Concesio ne era praticamente privo[28]. Tuttavia, nonostante questi ritardi camuffati da velleitarie resistenze, nel febbraio 1928, con un mese di ritardo rispetto ai programmi del regime, nasceva il Comune di Concesio comprendente la frazione di S. Vigilio[29].

Fu allora possibile iniziare una serie di lavori volti a garantire a Concesio un municipio accettabile, sicché nel 1929 vennero eseguiti lavori esterni e interni con un nuovo tavolato, intonacatura esterna, sistemazione dei soffitti e della stanza sita sotto la tettoia, nuovi usci e serramenti.

Nel 1932-33, essendo state nel frattempo costruite le nuove scuole (1927-28 su progetto dell’ing. Vittore Fontana e un costo di £ 435.000)[30], liberatasi la vecchia sede in condominio con l’ufficio civico, il capomastro Alessandro Ronchi eseguì opere di restauro della casa comunale, sita, come si legge nel contratto dell’8 febbraio 1933, in contrada Rodolfo da Concesio. Il progetto, compilato dal geometra Ettore Contessi, comportava un costo di £ 6.100,55[31]. In particolare fu demolita la vecchia sala delle adunanze creandone una nuova,  rifatto il pavimento in mattonelle unicolori di cemento e sistemato il soffitto, rivestito con perlinatura; anche gli infissi furono sostituiti e migliorati, utilizzando legno d’abete[32].

Ma il municipio continuava a essere piccolo e inadeguato: mancavano il gabinetto del Podestà, i servizi igienici, un moderno impianto di riscaldamento. Il geometra Contessi redasse allora un piano di ampliamento e restauro che prevedeva, al costo finale di £ 46.500, la costruzione ex novo di tre locali di m 4,30 x 3,50 a ponente dell’esistente fabbricato: sarebbero stati a pianterreno la caldaia, al primo piano l’ufficio podestarile, al secondo l’archivio di deposito. Con gli ampliamenti realizzati il palazzo comunale sito nella piazza della Pieve assunse le seguenti dimensioni: m 14,10 di lunghezza, m 10 di larghezza e m 8,85 d’altezza. I muri portanti furono in cemento, calce, sabbia e ghiaia del Mella, pietrame di cava, mattoni comuni; le tramezze in mattoni forati; travature e serramenti in abete; i quattro portoncini esterni furono foderati in larice; al primo livello fu creato un lungo e stretto poggiolo (m 9,50 x 1,20) in cemento armato e graniglia martellinata; l’intonaco esterno fu caratterizzato da un finto bugnato a delimitare il piano terra; il tetto fu rifatto. All’interno i vecchi pavimenti in cotto furono rimpiazzati da altrettanti in cemento e graniglia a mosaico; la malandata scala fu abbattuta e ne fu approntata una nuova in cemento, con gradini rivestiti in pietra di Costorio spessa cm 6 e frontalino in mattoni; furono realizzati i servizi con sanitari in porcellana e un impianto di riscaldamento a termosifoni[33]. Nel 1938 fu infine installato il telefono[34].

Il 12 luglio 1935 e il 24 settembre 1936 il Prefetto Salerno scrisse lamentando la mancanza a Concesio di un degno municipio, nonché l’assenza di sedi adeguate per le organizzazioni fasciste[35].

In seguito a tali sollecitazioni un progetto più ampio fu stilato ancora dal geom. Contessi in seguito alla parziale mancata realizzazione del precedente (delibera del Podestà del 3 ottobre 1936).

Tuttavia l’incombere della guerra italo-etiopica e poi la preparazione del secondo conflitto mondiale allontanarono la traduzione in realtà di siffatti progetti, e la sede comunale restò ancora per oltre un quarto di secolo in quel palazzo ottocentesco accanto alla Pieve.

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[1] Si tratta di Patrizio da Concesio, Podestà di Milano nel 1260 (cit. in MASETTI ZANNINI, p. 16).
[2] AA. VV. 1979 XVI, p. 279.
[3] Ibidem.
[4] Vedasi ad esempio C. SABATTI-D. LAROVERE, p. 133.
[5] G. DA LEZZE, p. 163.
[6] AC, b. 27, fasc. 1.
[7] AC, b. 72, fasc. 1 e seguenti.
[8] AC, b. 85, fasc. 1.
[9] AC, b. 71, fasc. 8.
[10] AC, b. 28, fasc. 1.
[11] AC, b. 60, fasc. 1 e 2. La paga massima era attribuita al medico con £ 864,19 annue, la minima al becchino con £ 30.
[12] AC, b. 190, fasc. 1.
[13] Ibidem.
[14] AC, b. 190, fasc. 2.
[15] AC, b. 190, fasc. 2 e 4.
[16] AC, b. 249, vari fascicoli.
[17] AC, b. 249, fasc. 7.
[18] Delibera podestarile del 26 aprile 1928 in AC, b. 249, fasc. 18.
[19] AC, b. 321, fasc. 18.
[20] Disposizione del Commissario prefettizio del 10 febbraio 1944 in AC, b. 17.
[21] AC, b. 150, fasc. 7.1.
[22] AC, b. 250, fasc. 15 e b. 254, fasc. 1.
[23] Vedasi COMUNE DI CONCESIO, cit. in G. BOCCINGHER, p. 231.
[24] AC, b. 191, fasc. 2.
[25] AC, b. 191, fasc. 9.
[26] AC, b. 291, fasc. 14.
[27] Per quest’ultima vedasi AC, b. 249, fasc. 15.
[28] Ibidem.
[29] G. BOCCINGHER-C. FIORINI, p. 85 nota.
[30] AC, b. 417, fasc. 2 e b. 418, fasc. 1.
[31] AC, b. 292, fasc. 15.
[32] Ibidem.
[33] AC, b. 293, fasc. 4.
[34] AC, b. 316, fasc. 12.
[35] AC, b. 293, fasc. 4.