di Claudio Cazzago

 

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Sino al 1964 Concesio non era dotato di uno stemma ufficiale. L’anno precedente, essendo salito al soglio pontificio Giovan Battista Montini col nome di Paolo VI, nativo di Concesio, l’Amministrazione decise di avviare le pratiche per dotarsi di un simbolo e di un gonfalone che rappresentasse degnamente questa comunità. Il lavoro si ispirò alle quattro principali famiglie nobili e possidenti che nel corso della storia abitarono a Concesio: i Caprioli, i Lodrone, i Balucanti e i Montini.

Prima di analizzare l’iconografia dello stemma concesiano va detto che durante il periodo fascista furono numerose le segnalazioni e i solleciti affinché il paese avesse il proprio stemma, ma nessuna delle proposte giunse a buon fine[1].

Soltanto nella seduta del Consiglio Comunale del 14 febbraio 1964 fu approvato lo stemma: «…nel primo d’azzurro, al capriolo d’oro, rampante (Caprioli), nel secondo d’argento al leone di rosso, rampante, con la coda annodata (Lodrone), nel terzo d’argento all’albero di pino, al naturale, terrazzato di verde (Balucanti), nel quarto di rosso alle tre vette d’argento, cimate da tre gigli d’oro sormontati da altrettanti rastri o lambelli d’argento (Montini)».

Giova qui brevemente soffermarsi sulla famiglia dei Montini, originari di Savallo (Valle Sabbia), un cognome che trae origine dal toponimo mons, monte; in particolare nell’accezione di montanari, «rappresentanti  di quella nobiltà rurale che nel sec. XV venne lentamente sostituendosi anche in Brescia alla vecchia nobilità feudale e militare» (Fiorini). Nel blasone tale origine rurale e montana è chiaramente rappresentata.

Similmente avviene per i Caprioli, con il ruminante pure usuale nelle Alpi e Prealpi, e per il pino terrazzato dei Balucanti, sempreverde tipico a certe quote e latitudini. Discorso in parte diverso per i Lodrone, di nomina vescovile, famiglia che fornì prelati non solo in Italia, ma oltre le loro terre d’origine, il Trentino, nel Tirolo e in area tedesca. In tal caso è il leone rampante a rappresentare un blasone decisamente agguerrito. Annotava il Guerrini nel 1909: «Nel primo claustro di S. Francesco di Brescia, vicino alla portella che porta alla chiesa, si vede l’antico sepolcro dei conti Lodrone con l’Arma gentilizia di un Leone rampante ch’ha la coda pure rampante, aggroppita nel mezzo con groppo a rivolta, et sopra questa inscrittione (metrica): HAC CELEBRES PROBITATE VIRI CONDUNTUR IN URNA/ LODRONI COMITES ALTO DE SANGUINE CRETI/ …TUTORES PATRIAE VENETIQUE CORONA TRIUMPHI/ MCCC»[2]. Un emblema, quello della famiglia trentina, ben presente nel Bresciano.

Un semplice accenno pure per la simbologia dell’ex Comune di S. Vigilio, i cui timbri, sin dal principio del XIX secolo, riportavano la sagoma del vescovo omonimo, con il pastorale e il caratteristico copricapo[3].

 

La Gazzetta Ufficiale n. 17 del 21.1.1928, contenente il provvedimento di aggregazione del comune di San Vigilio a quello di Concesio

 

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[1] Vedasi ad esempio le lettere dello Studio Guelfi-Camajani al Podestà, del 30 maggio 1938 (AC, b. 316, fasc. 1) e del 15 novembre 1939 (AC, b. 317, fasc. 1).
[2] P. GUERRINI, pp. 313-336.
[3] Vedi ad esempio AC, b. 28, fasc. 1.