Dalle antiche sedi alla scuola elementare

Curioso nome quello di Caino; un nome che rimanda al malvagio fratello di Abele, personaggio biblico. Ma nulla a che fare avrebbe l’etimo del paese a cavallo tra Valle Trompia e Sabbia. Lo Gnaga suppone origine romana (Cainus), il Dotti ipotizza una derivazione pre-romana da Gavinus, diminutivo antico di gava (= forra), l’Olivieri fa discendere il toponimo da catinum nel senso di “conca”, il Bottazzi dal ligure caio (= recinto, abitazione), il Guerrini, riferendosi al luogo quale punto di ristoro lungo la via per le Coste di S. Eusebio, avanza la supposizione che il paese derivasse il suo nome da Ca (de’ l) ‘i ovvero “casa del vino”[1], un po’ come abbiamo visto essere per Tavernole il cui nome deriva dalle taverne.

Quale che sia la sua origine, il toponimo comparve per la prima volta nel 1041 come Curte Cayne, il che farebbe propendere per l’interpretazione di Arnaldo Gnaga.

A Caino sono infatti documentati insediamenti romani dei secoli dal I al IV e sappiamo che poi il villaggio fece parte del Pagus di Nave[2]. A partire dal sec. XI il paese gravitò nell’orbita della Pieve di Nave. Nel periodo visconteo (sec. XIV) fu parte della Quadra navense. Il 3 novembre 1401 Roberto di Baviera diede in feudo ad Alberghino da Fusio, il quale l’aveva guidato in Italia, un vasto territorio comprendente anche Caino. Nel successivo periodo malatestiano (1404-1421) il piccolo centro fu inserito nella Quadra di Valle Trompia. Il Comune di Caino è assai antico; sorse infatti nel secolo XII, come quello di Brescia[3]. Accanto al comune sorgeva in epoca medievale un piccolo castello che visse le lotte feudali e comunali[4].

Anticamente le assemblee civili della Vicinìa di Caino tuttavia non si tenevano presso la casa comunale, bensì presso la chiesa di S. Zeno (o Zenone)[5]. Taluni studi evidenziano invece come le sedute del Consiglio Generale della Vicinia, formato agli inizi del secolo XVII da circa sessanta uomini, fosse convocato nella casa comunale di Villa Mattina o talvolta presso la chiesa in Contrada dell’Albera, per iniziativa dei Sindici, a suon di campana o con avviso recapitato dal Console[6] Durante il periodo veneto  il Comune di Caino, dotato di scarse risorse, fu sempre indebitato, tant’è che nel XVII secolo ai sindaci e al massaro non fu corrisposto alcun salario. Sullo stato delle finanze locali, già male in arnese, influirono senz’altro anche gli eventi bellici che nel corso della storia interessarono Caino a causa della sua posizione a guardia del valico di S. Eusebio da cui e per cui passavano gli eserciti per convergere o allontanarsi da Brescia in direzione della Valsabbia, del Garda o delle Valli Giudicarie. Così avvenne nel 1438-39 quando il paese fu occupato dai Viscontei per impedire ai ribelli filo-veneti di confluire a Brescia; così pure accadde nel 1704 nel corso della guerra di successione spagnola quando Caino fu occupato dalla cavalleria imperiale.

Nel 1629, nonostante le ristrettezze economiche, il Comune riuscì ad acquistare una casa con orto nella contrada di Villa Inferiore e, da quel momento, le riunioni civiche si tennero presso tale edificio, e non più nel solito loco di Villa Superiore[7]. Le cariche erano rappresentate da due Sindici e 12 Consoli (uno al mese); v’erano pure un cancelliere, un massaro, un messo, alcuni addetti alle strade, ai boschi, un campanaro, un sotradore, un sacrestano, un medico-chirurgo, un deputato alle bollette e un anziano, chiamato ministro[8].

Nel 1725 è documentata l’esistenza di un orologio comunale, che fu riparato in quell’anno con una spesa di £ 98 planette[9]. Le cariche comunali videro aumentare i Sindaci a tre[10], ma nel 1768 essi tornarono a essere due[11]. Nel 1804 risultavano essere alle dipendenze del Comune di Caino un agente comunale e un cursore; tra i salariati figuravano invece il campanaro, il sacrista, l’organista, l’esattore per la sossida (soccida) e il cancelliere distrettuale[12].

Nel 1810 Caino fu amalgamato a Nave con Cortine e Bovezzo; il Sindaco di Caino al momento dell’aggregazione era Giuseppe Degiacomi; non poche dovettero essere le resistenze a tale perdita dell’autonomia politico-amministrativa, giacché risulta che ancora il 5 giugno il Sindaco di Nave con Cortine, Caino e Bovezzo (così venne denominato il nuovo ente) si trovava costretto a sollecitare l’invio dei bilanci preventivi, di svariati registri e dei quinternetti dell’ormai ex Comune di Caino[13]. L’unione di Caino con Nave durò soltanto sino al 1816, in quanto sotto l’Austria Caino tornò a essere un ente a sé stante.

Un curioso fatto riguarda gli anni intorno al 1830, quando gli agenti comunali non riuscivano più a controllare il gran numero di risse, ubriacature e disordini che rendevano il paese poco sicuro, sicché un deputato locale invocò dalle autorità superiori l’invio, almeno per i giorni festivi, di un rinforzo di gendarmi[14].

Ancora altri importanti eventi bellici coinvolsero Caino nel periodo risorgimentale: nel 1851-52 Tito Speri scelse Caino per condurre esercitazioni in preparazione dell’insurrezione anti-austriaca di Brescia, mentre nel 1859 il paese fu occupato dalle truppe garibaldine[15].

Prima del 1915 il municipio si trovava ospitato in casa Borra, in Piazza Trieste n. 6. L’edificio, ancora oggi esistente sebbene assai diverso da quello di allora, è a due piani ed è situato ai piedi della lunga e scenografica scalinata che conduce alla chiesa parrocchiale. All’ufficio comunale si accedeva da un portone e attraverso una scala si entrava in uno stanzone con parziale loggiato[16]. Tale fu la sede municipale sino al 1° marzo 1928, data in cui Caino venne aggregato a Nave[17].

Nonostante l’accorpamento con Nave, il regime non trascurò Caino, che nel 1931 contava 1.000 abitanti: nel 1933 fu inaugurata la nuova scuola – che come vedremo diverrà poi l’odierno municipio –, l’anno successivo fu la volta dell’acquedotto. Per finanziare la prima opera fu venduta, tra l’altro, l’ex casa comunale ove ebbe in seguito posto il distributore[18]. D’altra parte la petizione avanzata nel 1930 per riprendere l’autonomia fu seccamente respinta dal Prefetto Solmi (ottobre 1930)[19].

L’aggregazione a Nave fu sempre vissuta in modo contrastato dai Cainesi; per mitigare la non indifferente distanza tra i due centri nel luglio del 1946 a Caino fu istituito uno sportello distaccato dell’ufficio anagrafe e stato civile[20]. Infatti già il 5 maggio di quell’anno la maggioranza dei contribuenti di Caino aveva presentato un’istanza per la ricostituzione a Comune autonomo[21].

Il 30 marzo 1947, quando Caino era ancora una frazione di Nave, la popolazione avanzò la richiesta di mutare il nome, che ricordava troppo il crudele fratello di Abele: il nome scelto fu “Fontebona”; ma tale petizione fu respinta dalle autorità superiori. L’11 novembre sempre del ’47 una seconda petizione propose il nome “Millefonti”, ma l’esito fu lo stesso: evidentemente l’orientamento che prevalse fu quello di mantenere il nome storico, come l’abbiamo delineato all’inizio del capitolo. Ma non si trattava soltanto di una questione toponomastica, giacché sul tappeto era anche il riacquisto dell’autonomia amministrativa di Caino: la deliberazione 30 marzo 1947 n. 6 adottata dal Consiglio Comunale di Nave esprimeva parere favorevole alla ricostituzione di Caino quale ente locale autonomo, atto avallato dalla Provincia il 1° luglio dello stesso anno[22]; fu presentato anche un progetto di delimitazione territoriale e confinaria a cura del geometra Italo Vaglia, mentre dal punto di vista logistico e dei servizi si riteneva fosse opportuno gestire l’acquedotto, la segreteria, la condotta medica e quella veterinaria in regime consorziale; Nave avrebbe altresì garantito a Caino un credito di £ 300.000 per far fronte alle prime necessità del rinato ente, tra le quali una delle principali era l’assenza di una sede municipale, giacché quella utilizzata sino al 1928 nel frattempo era stata venduta a privati[23]. Difficoltà finanziarie e probabilmente qualche ben celato problema politico fecero sì che tale autonomia non diventasse realtà nel 1947: bisognava ancora attendere il 1956, quando con Decreto del Presidente della Repubblica Gronchi 23 gennaio 1956 n. 88 pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 59, venne ufficializzata la rinascita di Caino come Comune. Dal 23 gennaio al 18 novembre ’56 l’amministrazione fu condotta da un Commissario prefettizio (dott. Francesco Lamberti, ragioniere-capo della Prefettura di Brescia)[24] ed ebbe sede per alcuni mesi presso la bottega di alimentari Loda, in via Nazionale[25]. Tra i primi atti con lettera dell’aprile 1956 indirizzata al Provveditore agli Studi di Brescia il Commissario prefettizio di Caino chiese in via del tutto eccezionale, non essendovi disponibile in paese un’idonea sede municipale, l’uso di un’aula presso le scuole al fine di allogarvi l’ufficio comunale.

Con le elezioni tenutesi il giorno 11 novembre 1956 venne eletto a Caino il primo Sindaco del rifondato Comune: Abramo Bertacchini, ufficiale postale e mutilato di guerra nel primo conflitto mondiale[26]. Il municipio, come era stato a suo tempo richiesto dal Commissario, fu allogato in via Villa Mattina n. 9 nelle vecchie scuole. L’edificio delle ex scuole è a pianta grosso modo rettangolare, con facciata di m 20,20, lato di m 16,90 e altezza di m 9,45 in gronda (le stanze del piano terra sono alte, comprendendo le intercapedini m 3,20, quelle del primo piano m 3,10 e quelle del secondo m 3,15) si sviluppa su tre piani, tra cui un seminterrato, e i solai. L’ingresso originario dell’ufficio comunale era sito sino al 1974 sul lato posto a levante, prospiciente il piccolo spiazzo oggi adibito a posteggio, mentre l’ingresso della scuola era situato sul lato nord, in una sporgenza della sagoma dell’edificio orientata sempre verso est, e fu in seguito murato, sostituito con l’attuale porta d’accesso al municipio, che guarda a nord.

Nel 1957, con deliberazione del Consiglio Comunale n. 44, venne approvato un progetto di massima per la costruzione di una nuova sede municipale redatto dal geometra Franco Liberini e comportante un esborso di £ 13.000.000[27]. Tale progetto fu in seguito accantonato a causa della mancanza di un contributo statale e dell’esiguità delle risorse comunali, le quali, stando ai dati riportati nella relazione della ragioneria di Nave per l’esercizio 1955, ammontavano a £ 6.964.940 (a fronte di quelle di Nave pari a £ 32.475.685)[28].

Nell’estate 1973 fu approvato dal Consiglio Comunale il progetto definitivo redatto dal tecnico comunale geom. Mario Milanesi per il restauro del municipio con una spesa preventivata in £ 16.551.830[29]. Tra la fine del 1974 e l’inizio dell’anno successivo fu effettivamente sistemato l’edificio che ospitava la casa comunale e la scuola elementare sito in via Villa Mattina, per un importo a base d’asta pari a £ 18.190.000 che alla fine diverranno, come si legge nel conto finale datato 7 marzo 1975, £ 18.693.185. Le opere furono affidate mediante licitazione privata alla ditta Mori Mario di Caino, essendo andate deserte le precedenti aste. I lavori consistettero nella sistemazione del tetto, demolizione e ricostruzione dei solai, scavi di fondazione per consolidare lo stabile, intonacatura e tinteggiatura a tempera, apertura di nuove finestre, finiture in marmo di Botticino, pavimentazione interna in grès ceramico, rinnovo dell’illuminazione esterna ed interna[30].

Al piano terra furono alloggiate due aule scolastiche, al primo piano furono invece collocati alcuni uffici comunali, la sala consigliare e le stanze del Sindaco e del Segretario. Il via ai lavori per la ristrutturazione del municipio fu accelerato dal fatto che all’inizio degli anni ’70 fu costruito un nuovo edificio scolastico sicché restarono a uso del municipio anche i locali in precedenza destinati alla pubblica istruzione; tuttavia, a causa della gran quantità di scolari iscritti e dell’entrata in vigore di una legge che imponeva un limite di 25 alunni per ogni classe, già nel 1972 nelle nuove scuole mancava lo spazio per due aule, sicché ancora per qualche anno il rinnovato municipio avrebbe dovuto ospitare al pianterreno due vani adibiti ad aule scolastiche; d’altra parte gli uffici comunali necessitavano d’essere concentrati in un’unica sede, essendo al momento dislocati altrove altri servizi quali ad esempio l’ambulatorio e la biblioteca. Quest’ultima, unitamente alla segreteria e al deposito-archivio, fu sistemata nel seminterrato, mentre l’ambulatorio trovò spazio al pianterreno. Presso la nuova sede avrebbero trovato anche posto l’ufficio di collocamento, quest’ultimo in un angusto vano al piano terra. Al primo piano furono sistemati la sala del Consiglio Comunale (m 7,40 x 10 circa), l’ufficio anagrafe (m 8,60 x 6,90 circa), l’ufficio del Sindaco (m 4,30 x 3,50 circa), l’ufficio del Segretario (m 5 x 4,50 circa) e l’ufficio tecnico (2,80 x 2,50 circa)[31].

Sempre nel 1974 fu rinnovato l’arredamento della sala consigliare e degli uffici del Sindaco e del Segretario, affidando l’incarico della fornitura e posa alla ditta Schirolli di Mantova per una spesa complessiva di £ 2.912.000[32].

Il municipio oggi

A metà degli anni ’80 la biblioteca venne trasferita al piano terra del municipio poi alla fine del decennio trovò spazio adeguato presso il nuovo centro sociale approntato in via Folletto n. 2, dove traslocò anche l’ambulatorio; presso questa struttura vi è anche un’ampia e capiente sala civica e un circolo con caffè gestito da volontari. In tal modo vennero resi liberi alcuni spazi all’interno del municipio dal quale nel corso degli anni ’80 furono anche spostate le aule scolastiche: l’intero piano terra fu dunque occupato dagli uffici del Comune (atrio, guardiola, servizi demografici, ufficio del messo, servizi sociali, ufficio dell’assistente sociale, ufficio tecnico), mentre nel seminterrato fu sistemato l’archivio di deposito, essendo l’archivio storico comunale andato in gran parte distrutto a causa di un’alluvione. Al primo piano si accede mediante una scala di 23 gradini in marmo e ringhiera di ferro con corrimano ligneo; qui si trovano la sala consigliare, l’ufficio del Sindaco, l’ufficio del Segretario e la ragioneria-segreteria.

L’esterno dell’edificio, come abbiamo già in parte visto nel precedente capitolo, fu modificato con gli interventi eseguiti nel 1974-75; in particolare qui importa evidenziare come l’attuale ingresso principale fosse portato a raso, mentre quando fungeva da portone delle scuole era preceduto da alcuni scalini; similmente venne coperto lo zoccolo che correva attorno allo stabile costruito nel 1932, e la porta ove s’accedeva all’ufficio comunale in precedenza venne chiusa; infine fu murata la porta posta sulla protuberanza sul lato occidentale del palazzo, ove oggi campeggia la scritta “MUNICIPIO”. Nel 1989 furono ritinteggiate le pareti esterne e interne con tempera color nocciola.

L’interno del palazzetto si presenta pavimentato ancora in parte con il grès ceramico a piastrelle esagonali bianche e rosse tipiche dell’edilizia scolastica degli anni ’30 (al primo piano la forma delle piastrelle è in taluni vani quadrata, in altri esagonale). Nel 1998 gli interni furono ritinteggiati completamente. Dignitosa quanto semplice è la sala consigliare al primo piano dove, attorno agli scranni lungo il tavolo ligneo, campeggiano il riquadro con lo stemma comunale riportante il decreto presidenziale del 1999 con il quale esso venne approvato, il gonfalone, una corografia d’epoca e una scultura in legno di Ezio Cerquaglia raffigurante una famiglia con figlioletto.

I dipendenti comunali sono sette: il Segretario, un ufficiale di anagrafe e stato civile, un ragioniere, un tecnico, un impiegato presso l’ufficio segreteria, uno presso i servizi sociali e un operaio; da alcuni anni il servizio di Polizia Locale è gestito in unione con Nave. La consistenza del personale non è di molto mutata dal 1956 quando erano in servizio quattro figure: il Segretario comunale, un applicato, un messo guardia, un’ostetrica[33]

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[1] Cfr. E. GUZZONI, p. 30.
[2] A. FAPPANI, Enciclopedia Bresciana, vol. II, p. 12.
[3] Ibidem.
[4] Ibidem.
[5] E. GUZZONI, p. 108.
[6] R. GOTTI, p. 20.
[7] E. GUZZONI, p. 146.
[8] Ibidem.
[9] E. GUZZONI, p. 147.
[10] G. DONNI, pp. 237-38.
[11] ASBS, Canc. Pref. Inf., b. 35.
[12] ASBS, Dip. del Mella, b. 114.
[13] Ibidem.
[14] Cfr. E. GUZZONI, p. 218.
[15] A. FAPPANI, Enciclopedia Bresciana, vol. II, p. 12.
[16] E. GUZZONI, p. 271.
[17] L’ultimo Sindaco di Caino prima dell’accorpamento con Nave fu Paolo Comini (S. BERTACCHINI, p. 7).
[18] E. GUZZONI, p. 290 n. 10.
[19] Vedasi AC Nave, sec. XX, b. 10, fasc. 4.
[20] Il Comune di Nave istituì, su richiesta della popolazione della borgata di Caino, una commissione consigliare che, con deliberazione 25 ottobre 1946 n. 59, autorizzò gli uffici distaccati anagrafe e stato civile a Caino.
[21] D. P. R. 23 gennaio 1956 n. 88 cit. in Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana anno 97° n. 53.

[23] S. BERTACCHINI, p. 9.
[24] G. BINATI, in Giornale di Brescia 5 maggio 1956, p. 6.
[25] E. GUZZONI, p. 309.
[26] Giornale di Brescia 21 novembre 1956.
[27] S. BERTACCHINI, p. 39.
[28] Relazione del Ragioniere-capo di Nave al Prefetto, 11 luglio 1955. La popolazione di Nave era allora di 5.370 abitanti, quella di Caino di 1.087.
[29] AC, deliberazione del Consiglio Comunale 31 luglio 1973 n. 50.
[30] AC, stato finale dei lavori, 3 marzo 1975.
[31] Vedasi progetto di sistemazione del municipio in A. C.
[32] AC, deliberazione del Consiglio Comunale 18 maggio 1974 n. 17.
[33] Relazione del ragioniere capo di Nave al Prefetto di Brescia (1955) cit. in S. BERTACCHINI, p. 18.