Bovezzo e il suo centro civico nell’età medievale e moderna (secoli XIII – XVIII )

Centro di fondovalle sito a soli km 6 da Brescia, con qualche vestigia romana (nel 1984 fu qui scoperto un tratto di acquedotto di epoca imperiale), citato in documenti ufficiali per la prima volta nel 1225[1], feudo degli Avogadro[2], Bovezzo deriva probabilmente il suo nome dal termine bova o boa che significa fango, melma; come per Artignago, oggi S. Andrea di Concesio, il toponimo dunque stava a indicare la presenza di paludi e stagni. Il nome di Bovezzo appare nel 1226 in un documento attestante i possedimenti del Comune di Brescia nella zona del monte Palosso[3]. Tuttavia non vi era a Bovezzo un vero e proprio Comune, bensì si trattava più che altro di una località. L’abitato, che sorse intorno alla fonte di S. Rocco, fu infatti unito a Concesio almeno fino ai secoli XI e XII[4]. In epoca malatestiana appartenne per breve tempo alla Quadra di Lumezzane (1406), ma l’estimo visconteo del 1385 poneva il villaggio nella Quadra di Nave e nel 1493 esso è citato nuovamente come un unico centro con Concesio, avente in tutto una popolazione di  450 anime. Il Comune de Buetio (Bovezzo) dal 1385 al 1403 fece parte della Quadra di Nave; nel 1406 era nella Quadra de le Mesanis (Lumezzane) e così nel 1411 e nel 1416, mentre nel 1493 è citato il Comune di Concesio con Bovezo. Bovezzo, comune autonomo, nel 1609-1610 contava 400 anime, delle quali 120 qualificate come “utili”.

A quei tempi anche a Bovezzo era istituita la Vicinìa, che veniva convocata presso la parrocchiale, e nulla più sappiamo della sede della magistratura locale sino al sec. XIX[5]. Da un documento conservato presso l’Archivio di Stato di Brescia apprendiamo quali fossero nel 1770 i beni del Comune: «Una casa in contrada della Piazza, metà di essa serve per proprio uso di detta comunità, altra metà affittata alle Venerande Scolle che serve per sua cancelleria…»[6].

 Il Comune nell’età contemporanea: il nuovo municipio (1908)

Nel 1797 il Comune fu incorporato nel Cantone del Garza Occidentale, passò a quello del Garza Orientale con la legge 12 ottobre 1798, per poi entrare a far parte, nel 1801, del Distretto I di Brescia e quindi, nel 1805, nel Cantone I del Distretto I di Brescia. Tra il 1810 e il 1816 Bovezzo, insieme a Caino, fu concentrato in Nave con Cortine. Ancora nel 1816 Bovezzo veniva citato come frazione di Nave[7] e incluso nel Distretto I di Brescia. Si trattava di un Comune piuttosto povero, poco popoloso e fortemente soggetto alla vicinanza con la città.

Il municipio di Bovezzo nel periodo austriaco godette tuttavia di attenzione da parte delle autorità locali, tant’è che nel 1819 prestavano servizio in qualità di salariati una levatrice, una guardia boschiva e un tumulatore[8], e in quello stesso anno furono eseguiti restauri al municipio da parte dell’impresario locale Giovanni Fiori[9]; tali opere consistettero nella sistemazione della facciata che si presentava fessurata, nella posa di nuove grondaie, nel restauro della porta d’ingresso, nella livellazione dell’andito e, all’interno, nell’imbiancatura dei muri e nel loro consolidamento mediante l’uso di assi di paghera[10], ossia di abete. Sempre nel 1819 fu sottoposto a manutenzione straordinaria l’orologio comunale con una spesa di £ 70[11]. Da documenti del 1832 apprendiamo che proprio per curare e regolare l’orologio pubblico, era stipendiato dal Comune un custode dell’orologio e campanaro (Capitoli, 1832)[12].  Nel 1827 non meglio precisati agenti comunali furono incaricati di censire i numeri civici del paese ai fini di procedere alla riorganizzazione, a partire proprio dalla casa comunale, della numerazione viaria. Nel 1835 Bovezzo rinnovò l’appalto per l’Esattoria stabilito sin dal 1816 dalle autorità austriache: con Bovezzo concorrevano al servizio Brione, Caino, Concesio, Nave e San Vigilio[13].

 

Usufruendo dei benefici dell’eredità di tale Pietro Tajola, la Deputazione Comunale negli anni tra il 1831 e il 1840, ebbe l’opportunità di sistemare la casa comunale e, nel medesimo stabile, le scuole elementari; a sua volta qui la Parrocchia insediò la sede della fabbriceria[14]. Tuttavia, nonostante la spesa fosse inserita nei bilanci preventivi sin dal 1831, i lavori di riedificazione dei locali comunali tardò a essere attuata, se è vero che il 17 giugno 1840 e poi ancora nel gennaio 1843, il Commissario Distrettuale sollecitava la Deputazione di Bovezzo a compiere le opere edilizie necessarie[15]. La soluzione operativa fu mutata nel 1846 quando venne stilato dal tecnico Paolo Moretti un progetto per opere di riduzione di una casa in Bovezzo…di ragione del sig. Carlo Rota ad uso ufficio comunale e scuola elementare per le fanciulle[16]. L’edificio in questione era situato in contrada Colombare e contraddistinto dal civico n. 39. I lavori consistettero in una riorganizzazione interna degli spazi e dei vani dell’ex casa Rota, nuove travature (in legno d’abete), soffittature e formazione di nuove aperture, il tutto per una spesa stimata in £ 85,55[17]. Il costo complessivo dell’acquisto della casa del Rota comportava la non indifferente spesa di circa £ 3.500, come si legge nella relazione della Deputazione del 28 giugno 1846 in cui s’approvava il progetto, lo si rassegnava all’autorità distrettuale e se ne inseriva l’onere nei bilanci preventivi del triennio 1847-49[18]. Altrove si legge invece che il costo dell’acquisto di casa Rota, formata da due piani fuori terra, quattro stanze più un granaio, ammontasse a £ 5.000[19]. Ad ogni buon conto nel 1853, dopo le consuete lungaggini burocratiche, l’edificio venne finalmente accatastato al Comune[20]. Ma in qualche modo tale operazione tecnico-burocratica dovette subire nuovi inaspettati intoppi giacché nel 1901 fu deciso l’acquisto integrale dello stabile, annotato come proprietà di Federico Rota, per installarvi le scuole[21].

La casa comunale nel 1850 fu sottoposta nuovamente a opere di restauro. Incaricato dei lavori, consistenti in nuove travature in rovere e abete, ripavimentazione con un corpo di tavelle nel senso longitudinale e altre opere minori, fu Carlo Lombardi; il collaudo dei lavori fu eseguito il 20 novembre 1850 dall’ingegnere Giuseppe Bianchi. L’ufficio comunale si trovava al piano terra e al piano primo.

Maggiori furono le opere che interessarono la porzione dell’ex casa Rota adibita a scuola elementare femminile, la cui aula principale misurava m 8,10 x 5 e altezza m 3. Venne pavimentato a mattoni il portico (m 7,90 x 3,90), sistemate varie pareti, abbattute e rifatte tramezze per rispondere alle nuove esigenze d’uso, eseguito un nuovo portone d’ingresso, sistemato il portichetto a sud del cortile, approntate nuove latrine per gli scolari; nell’ex cucina della casa fu ricavata la stanza a uso della Deputazione Comunale (m 5 x 4 x 2,80), il fuoco ivi esistente fu ristretto e restaurato. Al primo piano fu posta la scuola maschile la cui aula principale misurava m 7,15 x 5 x 2,78; sopra la stalla venne affittata una stanza di m 4,40 x 3,40 x 2,50; sopra si estendeva un grande solaio (m 12,70 x 7,90). Il tetto, a tegole e travetti grezzi, fu sistemato con la posa di nuovi coppi, mentre la facciata principale dell’edificio, posta a nord ed estesa per m 10,30 e alta m 7,50, fu imbiancata a due mani a color bianco. Il tutto comportò una spesa complessiva di £ 600,15[22].

Nel 1860 si intervenne presso la sede comunale installata da un decennio presso l’ex casa Rota, mediante la sistemazione della stanza superiore a uso ufficio con una spesa di £ 86,37; la costruzione di un nuovo focolare per £ 26,33 e altre opere minori per una spesa complessiva pari a £ 142,59 dovute dal Comune al muratore locale Giovanni Pasotti[23].

Da un documento peritale datato 1866 e conservato nell’archivio storico civico sappiamo anche che il valore della porzione d’edificio adibito a municipio ammontava a £ 1.200[24].

Con l’indipendenza italiana - e il suo primo Sindaco fu significativamente Carlo Rota[25] -  a Bovezzo si andò strutturando, come altrove, una maggiore autonomia comunale, e s’accrebbe il numero dei dipendenti che percepivano uno stipendio dall’ente. Nel 1865 essi erano nove: un segretario (£ 400 annue), uno scrivano, un pedone, un medico condotto, un becchino, un addetto al macello (£ 25,92 annue), due maestri, un regolatore d’orologio; la spesa complessiva per pagare gli stipendi comunali ammontava a £ 1.654,37 annue[26]. Il 4 agosto 1897, in ottemperanza alla circolare del Ministero dell’Interno 30 giugno 1897 n. 15700-8, veniva stilato un nuovo prospetto degli stipendiati e salariati in servizio presso il Comune, da cui risultavano le seguenti figure: un ordinario serviente comunale, un regolatore d’orologio, un tumulatore, tre maestri, un ufficiale sanitario comunale, un medico chirurgo (con stipendio annuo di £ 1.350), un impiegato amministrativo, un’ostetrica, un esattore[27]. Nel 1918 gli impiegati in servizio di ruolo erano quattro: un segretario, due cursori e una levatrice[28]. Nel 1925 i salariati titolari erano sei, ovvero una levatrice, due cursori, un regolatore dell’orologio pubblico, uno spazzino e un becchino. Nel 1935 i dipendenti di ruolo erano solo due e i salariati erano in tutto sei: di ruolo erano il segretario comunale (con lo stipendio netto annuo di £ 7864,90) e la levatrice; percepivano invece salari il veterinario consorziale (con il notevole emolumento di £ 10.012,30 annue), una bidella, un fontaniere, un tumulatore, un regolatore dell’orologio pubblico (con il modesto compenso di £ 216 annue) e uno stradino, mentre nel 1934 era stato soppresso il posto di impiegato scrivano e messo[29]. Il censimento dei dipendenti comunali stilato nel 1950 annoverava tra il personale di ruolo tre sole figure professionali: il segretario (cui era corrisposto uno stipendio annuo lordo di £ 150.000), un messo scrivano e un’ostetrica (pagata con £ 39.000 annue lorde); due erano gli avventizi (dattilografa e cursore) e due gli incaricati (bidella e tumulatore). Con delibera consigliare del 25 febbraio 1950 fu approvato un nuovo regolamento organico per il personale dipendente, ma tale strumento fu bocciato dal Prefetto il 22 maggio del medesimo anno per ragioni di ordine finanziario: il Comune di Bovezzo continuava a essere un comune povero e non poteva permettersi di scialare[30].

 Il nuovo municipio (1908)

Ai primi del Novecento Bovezzo necessitava di un moderno ufficio municipale, oltre che di scuole primarie: per realizzare quello che è ancora oggi il municipio bovezzese fu scelta un’area sita lungo la strada che verso nord assumeva il nome di Strada al centro del Comune e verso sud era denominata Strada alla frazione Conicchio[31]. Il terreno scelto fu il prato dei signori Francesco, Giovanni e Giulia Trainini fu Pietro al mappale n. 426.

I lavori per il nuovo edificio destinato ad accogliere le scuole e il municipio furono decisi dal Consiglio Comunale nella seduta del 20 gennaio 1907[32]; nell’occasione il Sindaco Cav. Flaviano Capretti illustrando il progetto precisò che il municipio avrebbe avuto a disposizione per i propri uffici tre sale al primo piano, mentre il livello inferiore sarebbe stato occupato dalla scuola elementare. Le opere furono eseguite nel 1908, facendo ricorso a risorse esclusivamente comunali, su progetto dell’ing. Giovanni Tagliaferri di Brescia: in particolare furono eseguiti gli scavi, il consolidamento delle fondamenta, murature di fondazione parte in calcestruzzo e parte in medolo, murature d’elevazione in medolo e mattoni, finiture murarie delle cornici dei serramenti, creazione del tetto e dei terrazzi, murature in mattoni fra le due scale, serramenti, antiporti e porte interne, tramezze in forati, tavolati in mattoni pieni, pavimenti in mattonelle di cemento al pianterreno e in battuto di cemento al piano primo, nuovi soffitti, creazione di ampi solai (con uso di barrette in abete e assi comuni), sistemazione delle scale interne, la principale di 25 gradini, la secondaria di 26, collocazione di inferriate e ringhiere, oltre a lavori per la latrina, il riscaldamento concepito per stufe Meidinger a calorifero con ventilazione, finiture (cornice in cotto in sotto gronda, fasce marcapiano, zoccolo a rustico, stabiliture di intonaci, imbiancature e tinteggiature esterne e interne, gronde e pluviali in zinco e ghisa, e selciato per le pertinenze). I lavori importarono un esborso pari a £ 24.235,61, liquidato con atto del 23 gennaio 1909[33]. L’edificio scolastico fu ampliato nel 1935[34], quindi fu previsto un ampliamento nel 1942, ma la guerrà l’impedì così come rese impraticabile l’ipotesi, ventilata sin dal 1941, di trasferire il municipio ad altra sede; nell’occasione il Podestà, in una lettera al Direttore Didattico di Gussago, faceva presente che, stante la penuria di aule scolastiche a Bovezzo, sarebbe stata messa a disposizione degli scolari la sala consigliare «…di m. 10 di lunghezza, m. 6 di larghezza e m. 4 di altezza» nel caso si fosse approntata una nuova sede per il municipio[35].

Nel 1911 il Consiglio Comunale di Bovezzo presieduto dal Cav. Flaviano Capretti deliberò di acquistare un nuovo orologio pubblico da collocare sul campanile della parrocchiale, in quanto il vecchio, più volte riparato, era completamente fuori uso[36].

Nel 1926 fu nominato Podestà di Bovezzo il cav. Giacomo Lazzaroni, rimpiazzato da Giovanni Piovani fu Andrea già nel maggio 1926[37], con decreto prefettizio del 29 luglio 1926 fu inoltre nominata la Consulta Municipale[38].

Il 4 novembre 1924 nel piazzale antistante il municipio fu inaugurato il Parco della Rimembranza in onore dei 15 Caduti bovezzesi della guerra 1915-18; nell’occasione il Comune stanziò un contributo di £ 500[39].

Nel 1945 fu designato Sindaco Luigi Favalli, mentre con le elezioni del 1946 divenne primo cittadino Giuseppe Busineri.

Singolare la vicenda demografica del Comune di Bovezzo che vide gli abitanti crescere vertiginosamente passando in soli 12 anni dai 1.863 del 1964 ai 4.740 del 1976[40]. Ciononostante la sede municipale dei primi del ‘900 resse abbastanza bene al trascorrere del tempo, a testimonianza della sua solidità e razionalità edilizia, nonché della sua più che dignitosa forma estetica.

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[1] SABATTI-LAROVERE, p. 13.
[2] Cfr. G. S. SCARAMUZZA.
[3] A. FAPPANI, Enciclopedia Bresciana, vol. I, p. 256, sub voce Bovezzo.
[4] AA. VV. 1979 I, p. 256.
[5] SABATTI-LAROVERE, p. 20. Da notare che l’archivio comunale possiede documenti solo dal 1798 in poi.
[6] ASBS, Notarile Brescia Rovetta Bortolo, notaio in Bovezzo, filza 11439.
[7] SABATTI-LAROVERE, p. 22.
[8] AC, b. 30, fasc. 18.
[9] AC, b. 30, fasc. 3.
[10] AC, b. 30, fasc. 4.
[11] Ibidem.
[12] AC, b. 9, fasc. 1.
[13] Avviso n. 1525 Distretto I, Brescia 28 giugno 1834 in AC, b. 9, fasc. 1.
[14] Lettera dell’I.R. Commissario Distrettuale di Brescia del 24 luglio 1838 in AC, b. 30, fasc. 18.
[15] AC, b. 30, fasc. 18 e 23
[16] In AC, b. 30, fasc. 23. Il progetto del Moretti reca la data del 10 maggio 1846.
[17] Ibidem.
[18] Ibidem.
[19] AC, b. 30, fasc. 23.
[20] AC, b. 30, fasc. 28.
[21] AC, b. 108, fasc. 1, cat. X.1 (1865-1909).
[22] AC, b. 30, fasc. 26.
[23] AC, b. 47, cl. 23, fasc. 15.
[24] AC, b. 33, fasc. 9.
[25] AC, b. 35, cl. 11, fasc. 2 (1862).
[26] AC, b. 32, fasc. 18, prospetto del 29 gennaio 1866 riferito all’anno 1865.
[27] AC, b. 32, fasc. 34.
[28] AC, b, 48, fasc. 16.
[29] AC, b. 71, fasc. 22 e 24.
[30] AC, b. 50, fasc. 3.
[31] Vedasi i disegni dell’ing Tagliaferri in AC, b. 108, fasc. 1, cat. X.1 (1865-1909).
[32] In precedenza, sin dal 1865, erano stati avanzati vari progetti, tra cui quelli dell’arch. Carlo Melchiotti (1901) e quello del geometra Luigi Rovetta che, nel 1906, proponeva di ridurre un vecchio fabbricato e costruire su tale base le nuove scuole elementari di Bovezzo; vedasi AC, b. 108, fasc. 1, cat X.1 (1865-1909).
[33] AC, b. 106 fasc.6 (1907) e 7 (1909).
[34] AC, b. 108 fasc. 2, cat. X (1934-35).
[35] AC, b. 102, fasc. 2.1.
[36] Deliberazione adottata domenica 8 ottobre 1911 in AC, b. 106, fasc. 9, cat. X (1911).
[37] AC, b. 48, fasc. 16.
[38] Ibidem.
[39] AC, b. 140, fasc. 11.
[40] SABATTI-LAROVERE, p. 68.