Tra i personaggi illustri viventi e operanti nella prima metà del secolo va citato l’abate Antonio Bianchi (1772-1828) di Collio, umanista, storico e archeologo, maestro del celebre poeta Cesare Arici, nonché amico di Vincenzo Monti e Ugo Foscolo e segretario presso l’Ateneo di Brescia. Suo è un pertinente commento al carme foscoliano “I Sepolcri” che, come è noto, venne pubblicato per la prima volta proprio in Brescia nel 1807.
Nel 1810 venne a morte a Brescia don Giovanni Battista Bossini, nativo di Lumezzane, il quale
Preclaro nell’osservazione scientifica il medico, naturalista e botanico veronese Giovanni Zantedeschi (1773-1844) dimorò a Bovegno dal 1803 sino alla morte e nel ridente paese si dedicò allo studio delle piante, della flora, e dei vegetali locali. Autore con Antonio Bortoloni del compendio “Flora Italica”, scoprì tra l’altro due specie vegetali mai descritte prima, una delle quali, la Betonica pradica (oggi nota come Stachys pradica dalla località bovegnese di Prade), è specie tipica della zona.
Dal canto suo anche Stefano Grandoni nel 1831 pubblicò studi e analisi sulle acque minerali di Bovegno, Collio e San Colombano, per lo più ferruginose, ponendo le basi scientifiche per il successivo sviluppo del turismo termale in tali località.
Non sono numerosi né particolarmente insigni le testimonianze architettoniche sia civili che religiose relative al periodo in esame in Valle Trompia. Tra le poche rilevanze rammentiamo il portico esterno del santuario di Bovegno (1819), la torre campanaria di Villa su disegno dell’ing. Giuseppe Bianchi (1824) e alcuni ampliamenti di chiese, tra cui la pieve di Sant’Antonino in Concesio a opera dell’artista G. Panzeri da Bergamo (1842). Numerosi furono invece i nuovi cimiteri realizzati in ottemperanza all’editto di Saint-Cloud (1803) che vietava le sepolture nelle chiese e all’interno dei centri abitati. Tra i maggiori vanno menzionati quelli di Gardone (1808), Sarezzo (1809), Bovegno (1809), Villa (1810), Collio (1817), Polaveno (1820). Dal punto di vista progettuale interessanti sono i disegni dell’ing. Nicolini per la nuova piazza neoclassica di Collio e della relativa fontana (1828), sebbene la realizzazione sarebbe poi risultata meno monumentale del previsto.
Scarse le tracce anche scultoree; tra esse l’altare del SS. Sacramento della parrocchiale di Nave su disegno dell’insigne architetto Rodolfo Vantini (1842). Poche e di scarso valore pure le testimonianze pittoriche del periodo.
Tra le rare testimonianze pittoriche ve n’è una, seppur indiretta, che va menzionata: sono gli acquerelli del bresciano Gabriele Rottini (1797-1858) che nel 1841 descrisse magistralmente il paesaggio della Valle Trompia.
Di un qualche interesse invece gli arredi sacri, i paramenti, e gli organi che nel corso dell’intero secolo XIX vennero installati nelle varie chiese della valle.