Tra gli uomini di scienza vanno ricordati Francesco Roncalli (1692-1769), botanico e naturalista che «fece anche l’analisi delle nostre acque di Irma, Collio…, del Mella…» (Cocchetti 142); G. B. Brocchi, titolare alla fine del XVII secolo della cattedra di storia naturale presso il ginnasio di Brescia, il quale «bene meritò della provincia colle sapienti lezioni e col “Trattato mineralogico e chimico sulle miniere di ferro del dipartimento del Mella» (Cocchetti, 145). Della relazione sui “medoli” dell’alta valle da parte dell’ingegner Matteo Gatta si è già detto.
Giuseppe Zola (1739-1806), concesiano, fu bibliotecario alla Queriniana e insegnò nel seminario giansenista; fu profondo conoscitore della patristica, dei concilii e degli scrittori di Chiesa. Tra le sue opere “De fontibus theologiae morali set de ultimo hominis fine”.
Il Cocchetti tra i predicatori menziona anche un certo Antonio Beccalossi gardonese († 1796).
L’arte religiosa, come accennato nell’introduzione, fiorisce in maniera eccezionale nel corso del Settecento. Nel 1701 è eretta la torre campanaria di Marchino, su progetto di F. A. Spazzi, mentre del 1762 è il campanile della Madonna del Castello di Inzino. Tra le opere architettoniche più insigni sono, oltre alle già citate chiese di Villa, Bovegno e Collio, la parrocchiale di Nave progettata da A. Spazzi (1700), la facciata di quella di Carcina (1739), S. Calocero a Cimmo (degli Spazzi, 1739-’45), la parrocchiale di Pezzaze (1746-1771) con i prestigiosi altari di D. Corbellini, la chiesa di S. Carlo in Gardone (iniziata nel Seicento), la parrocchiale di Lodrino su disegno della famiglia comacina dei Cetti (1752-1790), mentre tra i rari templi neoclassici in valle spicca la parrocchiale di Bovezzo progettata nel 1795 da V. Berenzi. Il miglior esempio di architettura civile del Settecento è palazzo Chinelli-Rampinelli a Gardone, oggi sede del municipio.
La scultura vede nomi di spicco quali Francesco Pialorsi e Bartolomeo Zambelli lavorare in vari templi (Sarezzo, Bovegno, Lumezzane, Marcheno); si tratta di fini intagliatori del legno ma non solo; G. B. Carboni esegue plastiche sculture di santi nella parrocchiale di Gardone (1750). Tra gli stuccatori va citato A. Brognoli artefice tra l’altro della pregevole soasa di S. Calocero in Cimmo.
La pittura vede spiccare in valle le opere di Domenico Voltolini, che tra l’altro nel 1705 firma su commissione della Comunità della Valtrompia il dipinto “La Valtrompia armata in preghiera davanti alla Madonna della Misericordia” presso il santuario di Bovegno. Notevole anche l’opera di Francesco e Antonio Paglia il primo (di formazione bolognese dove lavorò a stretto contatto con il Guercino) attivo nella stessa Bovegno, a Lumezzane e Pregno; il secondo a Carcina, Gardone, Nave. Verso la metà del secolo va rammentata l’attività di Pietro Scalvini, pittore dalle vivaci cromie. Attivo nella seconda metà del secolo fu il veronese Giorgio Anselmi che, solo per citare un esempio, affrescò con una luminosità tutta settecentesca la parrocchiale di Lodrino.