Tutto ebbe inizio con l’arresto a Venezia del frate eretico Girolamo Allegretti nel 1550: domenicano era stato teologo a Spalato, quindi abbandonato il convento era stato in Svizzera a Poschiavo e Basilea e infine aveva trovato rifugio a Gardone ove molti armaioli e le loro famiglie si erano lasciate coinvolgere nelle trame dell’eresia anabattista e protestante.
Tra le credenze fuori dal seminato della Chiesa Cattolica i ribelli non credevano alla presenza di Cristo nell’ostia, negavano il battesimo, lavoravano indifferentemente anche la domenica, non riconoscevano la gerarchia ecclesiastica, erano relativamente iconoclasti, non credevano nel libero arbitrio – e quindi non si confessavano - né all’esistenza del Purgatorio. Come si vede un miscuglio tra Protestantesimo e Anabattismo.
L’Allegretti, interrogato e accusato, ritrattò pubblicamente nella parrocchiale di S. Marco in Gardone. Uno dei suoi seguaci fu invece messo a morte in Brescia. I gruppi anabattisti di Gardone tuttavia avevano alzato il tiro insultando e aggredendo i monaci di S. Maria degli Angeli. La porta e i confessionali della basilica della val Cavrera ove aveva dimorato S. Bernardino furono incendiati. Le controffensive che partivano da Brescia non riuscirono a intercettare i violenti che, anche grazie all’omertà della popolazione locale, trovavano riparo tra i monti o addirittura in Trentino. Ogni azione volta a neutralizzare gli eretici di Gardone nascondeva forti rischi a causa della presenza di circa 400 persone in grado di maneggiare archibugi e altre armi da fuoco che naturalmente possedevano in gran quantità. Una spedizione in grande stile fu tentata da Girolamo Martinengo e Camillo Avogadro nel 1569, alla testa di circa 800 armati e su mandato del Consiglio dei Dieci. All’alba del 12 ottobre il paese fu circondato ma i capi erano già fuggiti in Valtellina dove, insieme ad altri eretici espulsi dal vescovo Domenico Bollani, fondarono una colonia.
In seguito anche durante e dopo la visita pastorale di S. Carlo Borromeo furono denunciati, condannati ed espulsi altri eretici, agnostici, atei e miscredenti.
A Collio il fenomeno fu addirittura antecedente: già nel 1543 il tristemente famoso fra Gomezio Loviselli, degli Osservanti di S. Francesco, faceva proseliti nel paese terminale della Valtrompia. Invitato a predicare dal parroco, ben presto mostrò il proprio livore anti-cattolico rivestendolo, come spesso avveniva, di rivendicazioni a sfondo sociale. Imprigionato cinque anni dopo venne reso inoffensivo, ma tra i suoi seguaci sono ancora oggi ricordati un sacerdote di Iseo e uno di Rovato, quest’ultimo abiurò e tornò in seno alla Chiesa.
Approfondimenti: Per approfondire l’argomento si vedano di Fappani-Sabatti-Trovati “Gardone Val Trompia” edito da Grafo nel 1984 e di Vincenzo Gazich “L’eresia protestante in Valle Trompia e il vescovo Bollani” in “Brixia Sacra”, Brescia 1976.