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E’ storicamente documentata la nefanda attività di una strega originaria di Nave nella prima metà del secolo XVI. Si tratta di tale Benvegnuda Pincinella. Essa fu tratta in arresto a Brescia nell’estate del 1518, già sessantenne. Ma non era la prima volta. Anni prima era già stata condannata al domicilio coatto e a stare seduta nei dì di festa fuori della porta del duomo cittadino, portando sul vestito il segno di incantatrice. Aveva fama di guaritrice e maga sia presso il popolo che presso persone di nobile lignaggio, quale ad esempio il podestà Giustiniani che era ricorso agli incantesimi di Benvegnuda allo scopo di liberare la figlia da un presunto maleficio.
Quando fu arrestata non negò nulla e, anzi, riconobbe di aver rinnegato Cristo, Maria, i santi, il battesimo, si vantò di aver partecipato ai Sabba del Tonale (il passo era notoriamente luogo maledetto e deputato a questi sinistri riti) e fu incolpata anche di reati gravissimi quali l’aver ucciso dei bambini in sacrificio a Satana che – disse – le “faceva aver buontempo”. Lungo le sponde del Mella, vicino a Urago, aveva partecipato ai “zuoghi” notturni che si concludevano in amplessi e orge carnali al termine dei quali ogni partecipante si impegnava a procurare svariati mali quali nubifragi, tempeste, stregonerie su infanti, malefici anche mortali contro uomini e donne, morie di animali e rovina per colture e alberi.
In quell’estate del 1518 fu posta la parola fine alle malefatte di questa donna; insieme a lei vennero giustiziate con il rogo purificatore altre sette streghe ree confesse.
 
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