Dal punto di vista delle opere d’arte propriamente dette il novecento non offre, in Valle Trompia, molti esempi e realizzazioni di spicco, se si eccettuano poche eccezioni. Tuttavia fu il secolo dell’ingegneria, dell’architettura civile e scolastica, con plessi, ospedali, ricoveri, case comunali, uffici, case del Fascio, e altre realizzazioni non propriamente artistiche. In campo religioso tra le rare realizzazioni ex novo (ché in realtà diverse furono le chiese che vennero sottoposte a restauro o ampliamento tra il 1900 e il 1950), va citata la chiesa di Cailina, ultimata nel 1951; fu invece consacrata nel 1929 la chiesetta alpina al Maniva. Nel 1932 venne invece benedetta e aperta ai fedeli la chiesa di Cristo Re a Ponte Zanano, progettata dal geom. Angelo Taoldini di Gardone. All’interno della compatta e ordinata struttura del “Villaggio Gnutti”, dedicato alla memoria di Serafino Gnutti nel 1940, trovò spazio pure una chiesetta (S. Giorgio Martire) su disegno dell’ing. Giovanni Zani e consacrata nel 1942. Interessante è pure un monumento religioso sui generis quale il Redentore sulla vetta del Guglielmo (1902). Tra le architetture civili spiccano la villa Beretta, dell’ing. Egidio Dabbeni, in stile liberty (1925), e risalente a qualche anno dopo la casa del Fascio di Gardone, contraddistinta da severi moduli in pietra, il palazzo del municipio “vecchio” di Lumezzane (che sarà sede del Comune sino al 1966 e oggi è occupata dagli uffici Lumetel), inaugurato nel 1928 in stile littorio, «ben equilibrata nelle simmetrie, in special modo nella facciata, avente in sommità l’orologio pubblico e sui lati rientranti quattro bassorilievi, quelli superiori inneggianti ai fasci littori, quelli inferiori al lavoro» (Sabatti).
La scultura annovera del 1912 il monumento a Zanardelli nella centrale piazza Garibaldi di Gardone V.T., opera dell’artista siciliano Salvatore Buemi; un gesso ritraente lo statista con il codice nella mano sinistra, opera dello Ximenes, è conservato nella sede comunale gardonese, dono della famiglia Beretta al Comune; diversi e taluni interessanti i monumenti ai Caduti della prima guerra mondiale sparsi in tutta la valle, mentre Claudio Botta firmò a Lumezzane il busto bronzeo del monumento a S. Gnutti (1934) e il rilievo sulla fontana nella piazzetta dell’omonimo villaggio (1939) [1].
Tra i pittori, tutti orientati a un realismo appena venato di flebili sperimentazioni, alcuni, come Paolo Cassa, ritrassero scorci dell’alta valle, con panoramiche montane e agresti, altri seppero mostrare con una certa esperessività le declinazioni del lavoro e della diuturna fatica. Il ritrattista e paesaggista bresciano Martino Dolci dipinse con robuste pennellate e colori sgargianti alcuni scorci della valle del Garza. Nella pittura sacra citiamo i nomi di Vittorio Trainini, che lasciò affreschi in varie chiese delle valle, tra cui nelle parrocchiali di Tavernole e Sarezzo, nonché in S. Maria Immacolata a Nave, e Gaetano Cresseri in quella di Collio; lo stesso Cresseri lasciò anche pregevoli affreschi presso la già citata villa Beretta a Gardone. Infine Eliodoro Coccoli che affrescò la parrocchiale di Gardone e la chiesetta di S. Rocco che domina la cittadella armiera.
La letteratura è dominata dalla figura del bresciano ma trumplino d’adozione Angelo Canossi (si stabilì a Bovegno a far data dal 1936). Con versi appassionati, da convinto aderente, celebrò l’avvento del Fascismo quale movimento nuovo nella vita e nella società italiana, capace di restituire alla Nazione l’orgoglio dell’antica romanità, tanto convinto di ciò da sentirsi completamente perduto e “come trasognato” dopo il drammatico 25 luglio 1943 (Furlan); compose liriche dialettali assai ricche di malinconica quotidianità, capaci di rendere le sfumature degli umani sentimenti attraverso le coloriture del vernacolo di cui era perfetto conoscitore, tanto da guadagnarsi l’epiteto di “Poeta della brescianità”. Ma Canossi fu anche fine epigrafista, sovente anche in latino, e autore di poesie, scherzi, motti, indovinelli in italiano, e traduttore in dialetto bresciano di componimenti di altri autori e classici.
Storico economo e parroco fu don Omobono Piotti di Pezzaze (1863-1916).


[1] Tale rilievo è significativamente intitolato Industria di Lumezzane – fonte di lavoro e di ricchezza (Sabatti).