Il ritorno al potere dei Visconti fu contrassegnato da un inasprimento della pressione fiscale a Brescia e nel Bresciano, sicché il malcontento non tardò a farsi sentire: a trarne vantaggio fu Venezia, alla quale Repubblica era passato il forte condottiero Carmagnola. I Valtrumplini persero nel frattempo ogni privilegio, tuttavia, intuendo il pericolo d’una aperta rivolta, Filippo Maria Visconti nel 1426 fu indotto a esentare nuovamente dai dazi il commercio delle “ferrarezze” valtrumpline e concesse agli abitanti della Valle Trompia di eleggersi un magistrato per le piccole dispute (una sorta di “giudice di pace” del tempo). Ma la fede guelfa della valle si rivelò quanto fosse radicata quando una congiura – favorita dai Trumplini – rovesciò i Visconti. Per chi volesse approfondire si consiglia la lettura dell’opera dell’Odorici.

Dunque nel 1427-28 Brescia e il suo contado passano a Venezia per effetto delle clausole della pace di Ferrara. Ai privilegi sui manufatti in ferro furono aggiunti quelli sul commercio di vino. Nel mese di novembre il feudo di Lumezzane fu dato, a riconoscenza della fedeltà dimostrata, agli Avogadro, in sostituzione di quello di Polaveno, diruto a seguito delle battaglie contro i Milanesi. Da quel momento Lumezzane resterà periferica e pressoché isolata sia rispetto alla quadra bresciana che valtrumplina.

Tra il 1437 e il 1440 i Visconti tentarono la riscossa nel Bresciano; riuscirono ad avanzare sino a Gardone, incendiando e devastando; reparti di Veneziani provarono a valicare da Lumezzane ma furono respinti, tuttavia alla fine Venezia ebbe la meglio e ripagò la Valle Trompia con nuove riduzioni fiscali e il mantenimento del mercato di Tavernole.

Il territorio bresciano fu suddiviso in Quadre, similmente a quanto avveniva sotto il precedente dominio, ma con maggior autonomia. In Valle Trompia sono documentati nel 1429 undici Comuni. Nel suo insieme la valle possedeva un Consiglio Generale, formato da uomini stimati, facoltosi e influenti, si riunivano una volta al mese a Tavernole, come vertice un Sindaco e un vicario con funzioni di magistrato civile, dei “confidenti” o “ragionati”, due “notari”, un cancelliere e due cavlieri alle vettovaglie con compiti di controllo e anti-frode; oltre a questi vi erano altre figure assimilabili a precise funzioni oggi in capo ai singoli Enti Locali, ma con durata in carica al massimo per un anno e non rinnovabili: un sistema di avvicendamento purtroppo oggi sconosciuto ai nostri amministratori!

L’epoca di mezzo sta per finire, comunemente si fa coincidere la sua fine con l’ultimo decennio del secolo XV, al 1492, anno della scoperta dell’America. L’ultimo scorcio di quest’epoca vide il coinvolgimento della Valle Trompia nella “guerra di Ferrara”: la nostra valle strinse accordi di mutua assistenza con le valli Camonica, di Scalve, Seriana e Sabbia in caso avessero subito attacchi da parte delle forze belligeranti. Nel 1484 tale conflitto terminò con la pace di Bagnolo e il Comune di Brescia portò in giudizio a Venezia i Comuni di Sarezzo Lumezzane Carcina e Nave i quali, profittando della guerra, avevano usurpato pascoli e boschi sul monte Palozzo. Ma i rapporti tra Valle Trompia e la Serenissima restarono buoni, tant’è che nel 1490 furono riconfermati i privilegi già menzionati e furono anche tolti i presidi di fanteria e cavalleria, a testimonianza della fiducia che i Veneziani ormai riponevano nelle genti della valle.

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