Dal punto di vista etnico accanto a elementi autoctoni furono sospinti a successive ondate dalle pianure e dalle zone prealpine e appenniniche popolazioni celtiche (Cenomani), di Retii, Euganei, Galli e Liguri. Di tali genti restano tracce sporadiche nella materia quanto nella toponomastica e nel dialetto. Infiltrazioni galliche imbastardite diedero origine a vari nomi in seguito latinizzati (ad esempio Lubiamus, Messava o Peinon) e alle divinità pagane autoctone Tullinus e Brassenus, in seguito assorbite e romanizzate. Dei Retii ben poco si sa, se non che vari storiografi latini, tra cui Plinio e Giustino, li considerano di ascendenza etrusca.

Ma come vivevano questi Barbari? 

Probabilmente coltivavano, ma soprattutto pascolavano e cacciavano. E fabbricavano utensili, avvalendosi della pietra prima e poi della presenza di alcuni metalli (ferro, rame, piombo, zinco) che si sospetta venissero estratti dalle viscere della terra anche prima dell’arrivo dei Romani, ma soprattutto erano abili produttori di ceramica. La loro economia era chiusa ma pare non fossero sconosciuti baratti e scambi. Di certo i Celti – che si insediarono in Valtrompia a partire almeno dal V secolo a.C. – vivevano in capanne disadorne, erano alti di statura, fulve le chiome, chiari gli occhi, combattivi e agguerriti ma anche poco resistenti al caldo e alle fatiche (Diodoro Siculo). Pare anche che la loro voce fosse potente e il loro carattere irascibile, e che amassero bere vino (e forse anche una bevanda derivata dall’orzo, antenata della birra) fino a ubriacarsi (Timagene). Come narra Diogene Laerzio non dormivano in letti ma a terra, su pelli di lupo, cuocevano carni allo spiedo, e banchettavano in compagnia, spesso litigando e aggredendosi; per loro la vita non contava nulla perché credevano nell’immortalità dell’anima e di ritornare sulla terra in qualche eterno territorio di caccia. E’ probabile che non conoscessero la scrittura prima dei contatti con la civiltà italica, ma possedevano un alfabeto, mutuato da quello greco. 

Controversa è la tesi sull’effettiva penetrazione etrusca nelle Prealpi e quindi in Valle Trompia. In realtà indizi si potrebbero considerare la specializzazione mineraria nell’estrarre e fondere i metalli, ferro in particolare, tipica anche del popolo etrusco, nonché eredità linguistiche e dialettali proprio nella terminologia legata alla lavorazione metallurgica (ad esempio i termini lopa, sea, meda medol, poiat e così via).

 

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